Contraccezione: un diritto sconosciuto dallo Stato e troppo caro

E’ un argomento poco discusso, affrontato negli anni sessanta e settanta, ma poi non più ripreso: la contraccezione. In una società moderna e aperta al sesso più sfrenato, come appare la nostra, si ignora l’argomento dei costi della contraccezione. Sulla questione si era accennato in occasione del Fertility Day, evento promosso dalla ministra Beatrice Lorenzin, ma senza affrontare in modo preciso le tematiche del diritto a procreare e alla contraccezione.

In questi anni di crisi economica molti giovani si affidano sempre di più al coito interrotto, metodo anticoncezionale ritenuto tra i meno affidabili messi a disposizione della coppia.Basti pensare alla progressiva riduzione delle confezioni di profilattici vendute in Italia (dagli 11,1 milioni del 2007 ai 9,3 del 2014). E la batosta (-16 per cento) non è stata recuperata dai supermercati: i singoli preservativi comprati in cassa sono passati dai 42 milioni nel 2013 ai 41,5 del 2014.
Situazione peggiore riguarda la contraccezione femminile. Il  Governo in questi ultimi mesi ha proceduto alla eliminazione dalla lista di farmaci a carico del Sistema sanitario nazionale delle ultime due pillole anticoncezionali rimaste. Col risultato, quindi, che non esiste più una contraccezione gratuita. Al contempo emerge una totale assenza di politiche di sostegno per i giovani.

Negli altri Paesi europei la situazione è totalmente diversa. In Inghilterra preservativi, pillola e anello vaginale sono gratuiti. Per le ragazze fino ai 21 anni, invece, in Svezia la spesa è totalmente a carico dello Stato, mentre in Belgio sono attivi sconti per entrambi i sessi. In Francia sia la pillola anticoncezionale sia quella d’emergenza sono gratuite per le ragazze dai 15 ai 18 anni.

Nel nostro Paese, invece, dall’anno scorso gli ultimi farmaci contraccettivi ormonali sono passati dalla fascia A, cioè quelli mutuabili e quindi a costo zero, alla fascia C, completamente a carico del cittadino.
Lo spostamento delle principali pillole in fascia C, per la gioia delle donne, si è accompagnata ad un incremento dei prezzi. Le pillole di marca oscillano come prezzo intorno ai 15 euro, quelle generiche, spesso prodotte in Italia da aziende specializzate anche se poco conosciute, oscillano come prezzo intorno ai 10 euro.

Il preservativo, che in Italia è un metodo anticoncezionale preferito rispetto alla pillola, presenta prezzi che oscillano dai 7 euro ai 14 euro. Quest’ultimo metodo contraccettivo comporta, però, maggiori costi poichè in una confezione possono esserci solo tra i 3 e i 12 preservativi. Nei fatti una coppia particolarmente focosa deve comprare più confezioni a differenza della pillola che copre tutto il mese.

 
Teoricamente la pillola dovrebbe essere economicamente più vantaggiosa, ma non è dello stesso avviso lo Stato e sebbene i dati dimostrino una riduzione delle interruzioni di gravidanza, è altresì vero che tale riduzione si riferisce a una progressiva diminuzione di operazioni svolte presso ospedali e cliniche. La pillola del giorno dopo – dannosissima per le donne – regna, invece, incontrastata.
Giorgio Cegnolli