La nuova gogna mediatica di Gianni Alemanno su Rai3

La nuova docufiction di Rai3 dal titolo “I mille giorni di Mafia Capitale”, sorta con lo scopo di narrare la vicenda giudiziaria che ha sconvolto Roma, rischia ora di naufragare in un un mare di polemiche. 
Dopo le critiche mosse da parte dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, la Rai rischia ora di vedersi recapitare richieste di risarcimento esorbitanti. L’accusa, dopo la querela per diffamazione a mezzo stampa mossa proprio dall’ex sindaco di Roma, sarebbe rivolta alla faziosità della narrazione operata da parte della Rai nella puntata del 21 settembre. 
E c’è sicuramente una ricostruzione «tendenziosa e fuorviante dei fatti» alla base del docufilm I mille giorni di Mafia Capitale. A dichiararlo, denunciando il fatto alla Commissione di Vigilanza Rai, anche Maurizio Gasparri che certo non si è tirato indietro nel definire il docufilm pieno di «clamorose menzogne». 
La polemica, nata dalla seconda puntata della nuova serie televisiva su Mafia Capitale, vedrebbe al centro della discussione la messa in onda della ricostruzione dell’indagine condotta dai carabinieri del ROS; il tutto prendendo come punto di riferimento principale l’ambiente fascio-mafioso a guida Buzzi-Carminati: un binomio in cui destra e sinistra si mescolano al tal punto da relegarne gli ideali nel nome del business e del malaffare. Faccenda questa, in cui la figura dell’ex sindaco di Roma – così come sostenuto dallo stesso Alemanno dopo l’acceso botta e risposta con la giornalista Federica Sciarelli durante lo speciale sulla puntata – viene “presentata come centrale in questo contesto, nonostante il pieno proscioglimento già ottenuto”. 
E proprio della sentenza e del proscioglimento già ottenuto dal tribunale di Roma non si è tenuto conto all’interno della puntata, ben più orientata a sottolineare, attraverso la messa in onda di intercettazioni telefoniche tra Alemanno e Buzzi, come quest’ultimo puntasse a finanziare la campagna elettorale dell’ex Sindaco di Roma e la sua fondazione in cambio di favori (nella puntata si parla di “cavalli” che mantengono i rapporti con l’imprenditore Buzzi in ogni dove e “investimenti”, quest’ultimi perpetuati anche nei confronti della successiva amministrazione Marino).
Così come descritto dall’ex sindaco di Roma che si è ritrovato catapultato in una gogna mediatica tutta nuova, tutto sembra quindi “proteso a ribadire in modo dogmatico il vecchio teorema fascio- mafioso, secondo cui i reati riscontrati nel suddetto processo erano ascrivibili all’intreccio tra un’associazione mafiosa e l’ambiente della destra romana”, senza però che all’interno di essa si tenga conto del proscioglimento da parte dello stesso di ogni accusa e di ogni sua improbabile correlazione con quegli stessi fatti, presentando “un’unica realtà mischiando esperienze in realtà profondamente diverse e totalmente conflittuali”.
Una menzogna smentita non solo dal numero degli esponenti di sinistra indagati nell’indagine, ma soprattutto smontata dalla sentenza del Tribunale di Roma.
di Giuseppe Papalia