Il DDL Pillon non è oscurantista o maschilista: basta ipocrisie e disinformazione

Per ogni disegno di legge leghista presentato, la stampa e l’opinione pubblica si mobiliteranno per calunniarlo il più possibile. Così, a priori. E con il DDL del senatore Simone Pillon sta succedendo esattamente questo: manifestazioni; e accuse di reazione e maschilismo e pure di adultocentrismo. Una così alta mobilitazione sociale e intellettuale è anche comprensibile: la proposta di Pillon non preclude alcun stravolgimento in ambito giuridico, anzi è – da qualsiasi punto la si guardi – rivoluzionaria.

“La famiglia è un’isola che il diritto può solo lambire”, Arturo Carlo Jemolo

Se diverrà legge, il divorzio come è noto oggi muterà del tutto le sue sembianze: perché, stando alle dichiarazioni del Senatore, verranno tutelati i minori e i padri separati, che oramai costituiscono in maggior numero le fila dei nuovi poveri. Ciononostante, le polemiche non potevano mancare; e nemmeno l’Onu, in merito, si è fatto attendere: c’è il rischio, affermano infatti da Ginevra, che il disegno di legge possa provocare ulteriori danni alle donne, e ai bambini, vittime di violenza. Anche perché si tratterebbe di una violazione della Convenzione di Istanbul.
Ma a fronte di alcuni punti più problematici, come l’istituzione della figura professionale di mediatore famigliare (che può comportare costi importanti per le parti, oltre all’onorario del proprio avvocato), il decreto Pillon si preoccupa in realtà di tener fede a quanto appena detto: la tutela dei minori, prima di tutto. Non c’è alcuna violazione di convenzioni o di incitamento alla violenza nel documento: anzi, tutto il contrario.
Qualora si dovessero riscontrare degli episodi violenti, l’articolo 11 prevede l’interruzione di ogni rapporto con il genitore che può pregiudicare la salute psico-fisica del bambino; gli articoli 17 e 18 si rivelano, invece, più controversi: se da una parte c’è la ferma intenzione di porre fine ai casi di alienazione genitoriale; dall’altra, come sembra, c’è il rischio di non tutelare le donne, e i minori, vittime di violenza.

“Il ddl impone che la violenza debba essere comprovata e non spiega nemmeno in che modo; e inoltre dice che anche in una situazione di violenza deve essere possibile per il figlio vedere il genitore violento” Carla Quinto, avvocato

È una tematica piuttosto delicata: e non c’è condivisione unanime sull’argomento in ambito scientifico; ma l’alienazione genitoriale (al di la’ dei giudizi accademici) è un fenomeno piuttosto diffuso nei tribunali, tant’è che viene tirato fuori ad hoc per discutere durante il processo sull’affido dei minori. Lo stesso discorso vale per le violenze domestiche. C’è in tutto questo un punto in comune piuttosto interessante, vale a dire com’è possibile in questi casi chiarire dove sia o meno la verità.
Perché il bambino può essere influenzato a scegliere di stare con la madre o con il padre; e allo stesso modo ci possono essere accuse di violenza false e mendaci. Nel disegno di legge, d’altro canto, diventa necessario portare delle prove concrete e tangibili degli abusi che sono avvenuti; non bastano più le parole. Resta da chiarire la maniera con cui comprovarli, ed è decisamente la lacuna più importante di questo DDL, tanto contestato quanto politicamente scorretto.

“[…] L’ascolto del minore deve essere sempre svolto alla presenza del giudice e di un esperto da lui designato. L’ascolto deve essere videoregistrato. Le parti possono assistere in locale separato collegato mediante video e possono presentare domande per mezzo del giudice. Sono vietate le domande manifestamente in grado di suscitare conflitti di lealtà da parte del minore verso uno dei genitori”, DDL 735, art. 16

A cui fa eco l’obbligo per il minore, nell’ottica della sua tutela, di frequentare entrambi i genitori; ma pure in questo caso la prospettiva univoca può essere facilmente contestata, o problematizzata: bisogna capire il perché della perentorietà. Una provocazione in tal senso può intravedersi nella necessità per il bambino di poter vivere con il padre e con la madre, e anche nel diritto di questi ultimi di vivere qualche giorno, qualche ora, con il proprio figlio.
Per tirare le fila del discorso, il disegno di legge firmato, tra gli altri, da Simone Pillon non è perfetto. Ma neppure quel concentrato di maschilismo e di oscurantismo che una certa area intellettuale, politica e giornalistica vuole far credere. È migliorabile? Sì, e parecchio. Onestamente, però, era ora che qualcuno prendesse posizione in merito alla tutela dei figli, anche maggiorenni e non ancora economicamente autosufficienti, e dei padri separati. E se il DDL, con tutti i suoi difetti ma nessuna oscenità, è maschilista soltanto per questo, ebbene: ben venga il maschilismo.
Alessandro Soldà