Ex Ilva, 3500 lavoratori cassaintegrati. Ma per qualcuno il vero problema italiano sono i fascisti

Ex Ilva

A seguito della decisione di Francesco Maccagnano, giudice del Tribunale di Taranto, di firmare l’ordine di spegnimento dell’altoforno 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto, Arcelor Mittal ha aperto la procedura di cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori dell’acciaieria.

Il colosso della siderurgica ha trovato nella decisione del giudice un potente alleato per compiere le proprie volontà di chiudere e abbandonare l’acciaierie ex Ilva. Già dallo scorso luglio infatti, Arcelor Mittal, aveva applicato la cassa integrazione ordinaria per i suoi lavoratori adducendo come motivazione una “grave crisi del mercato dell’acciaio”.

Ora, grazie a questo sgradito “regalo di Natale”, 3.500 lavoratori (e le loro famiglie) si vedranno privati di parte del loro reddito in uno dei periodi dell’anno dove storicamente ve n’è più bisogno, con l’aggiunta del rischio (più che concreto) di non riavere più il loro lavoro e che la cassa integrazione si trasformi in un licenziamento.

In aggiunta, il futuro dei lavoratori dell’acciaieria non sembra interessare più di tanto il resto “di una certa” Italia. Con stampa, socialmedia e politica che hanno preferito trattare sommariamente la questione per tornare ad occuparsi dei veri problemi dell’Italia quali: la ricerca dei fascisti, capire come fermare la Lega e Salvini o glorificare le manifestazioni delle sardine.

Proprio il movimento delle sardine è stato uno degli argomenti a catalizzare maggiormente l’attenzione mediatica, con l’Italia divisa tra chi li osanna come simbolo del nuovo che avanza e chi li demonizza vedendo in esso l’incarnazione assoluta del male. E dei lavoratori ex Ilva? A nessuno sembra importare più delle sorti di 3.500 famiglie che per Natale rischiano di vedersi cancellato parte del loro futuro.

Migliaia di persone sono scese in piazza a protestare contro la deriva populista che sta prendendo il Belpaese, proponendosi come l’acqua santa da contrapporre al demone Salvini, e nessuno che abbia speso una parola di vicinanza per chi “senza futuro” rischia di rimanerci per davvero. In un paese unito e solidale si sarebbero mossi mari e monti per tenere alta l’attenzione su un problema così grave come quello relativo ad Arcelor Mittal e all’ex Ilva e certamente non si sarebbero lasciate sole le sigle sindacali a combattere per gli operai tarantini.

D’altronde si sà, il contrappunto tra ideologie differenti e le accuse di fascismo che ciclicamente vengono rivolte a chi è “politicamente scomodo”, sono tematiche che da sempre vengono sfruttate da chi è al potere per distogliere l’attenzione popolare dai veri problemi del paese.

Perché un’Italia impegnata nell’ennesima sterile caccia al fascista è più facile da governare e amministrare rispetto ad un’Italia consapevole di ciò che non va e che si batte unita affinché ai reali problemi del paese venga trovata una soluzione e non le solite scuse gettate al vento.