Il professore sbaglia? L’errore finisce in rete. La scuola al tempo del Covid-19

Un errore o una svista è il cyberbullismo sul povero insegnante è realtà. Si sta concludendo l’anno scolastico e la didattica a distanza, un mezzo di insegnamento non tanto apprezzato ma necessario in questi ultimi mesi, ha fatto i suoi danni nei confronti di chi in questi mesi ha cercato di fornire un’istruzione quantomeno normale a tanti studenti.

Non che il fenomeno non fosse già presente in molte scuole e infatti abbiamo molti video a riguardo di studenti che oltraggiano l’insegnante, ma la crisi ha amplificato il tutto e per molti insegnanti, abituati a comunicare di persona e non con video, si sono trovati impreparati. Non siamo di fronte ad un’impreparazione a livello di studio o di conoscenza della materia o delle tecnologie informatiche, quanto piuttosto a inesperienza sui rischi della rete e soprattutto sulla crudeltà di una rete che enfatizza i casi in cui un errore di 20 secondi viene gonfiato a dismisura. Lo si fa solitamente per attaccare un personaggio pubblico, ma il passaggio è breve.

L’ultimo caso risale proprio a qualche giorno fa. Un’insegnante, referente della legalità in un grande istituto comprensivo della Brianza, ha denunciato: «Stavamo facendo una video lezione di musica. Mentre ascoltavamo la Nona Sinfonia di Beethoven e parlavo ai ragazzi del messaggio di fratellanza universale racchiuso nell’Inno alla Gioia, abbiamo scoperto che, in quello stesso preciso momento, alcuni studenti chattavano tra loro con gli smartphone. Nel gruppo whatsapp segreto, dal quale erano esclusi gli insegnanti, i giovanissimi studenti – tutti tra i 13 e i 14 anni – stavano offendevano una ragazzina disabile, con insulti pesantissimi e irriferibili contro i suoi difetti fisici». Ad accorgersi di quello che stava accadendo è stata la mamma della ragazzina, in lacrime di fronte al computer collegato con la video conferenza e con l’insegnante che ancora stava parlando agli alunni.

Vittime – tornando al focus dell’articolo – tra ragazzi ma anche tra docenti. La didattica a distanza sta facendo esplodere l’allarme cyberbullismo in tutte le classi virtuali d’Italia. Secondo la Fondazione Carolina, una delle associazioni che monitora e combatte molestie e attività illegali sul web, ci sono stati 121 casi nell’ultimo mese, sei volte la media. «Le segnalazioni ci arrivano da scuole, oratori, associazioni, società sportive e sono sempre più numerose» dicono. Solo nell’ultimo mese si sono verificati 121 casi di cyberbullismo con vittime tra i ragazzi e 89 con vittime tra i docenti, 9 casi di “sexting” e 4 di “revenge porn”; 23 i gruppi su Telegram in cui vengono diffuse indebitamente immagini di minori con anche un episodio di adescamento.

La soluzione adottata poi da molti insegnanti è quella di non mostrarsi in video come racconta Federica, giovane insegnante precaria, che così ha cercato di tutelarsi anche se su instagram alcune sue studentesse hanno pubblicato l’unico video in cui si è mostrata, per fortuna non compiendo errori nel spiegare la lezione.

G.C.