Un albero per il Vaticano?

Un viaggio per morire a Roma

Imbufalita. La cittadinanza è contrariata dal sistema per cui gli abeti trentini vengono recisi per fare ornamento. In generale. Sono sempre meno le persone che tagliano alberi abusivi e sempre più quelle che utilizzano gli alberi selezionati dal Comune. In genere i meno prestanti.

Foto facebook Ornella Dorigatti

Un albero in Roma tagliato ad Andalo. La incongrua azione nel mese di Vaia. Si stanno rimpolpando le foreste da giorni.

Un simbolo? La cittadinanza ha accolto molto male questa usanza.

Ornella Dorigatti è nota per la sua ideazione ad Oipa di un servizio completo per animali in difficoltà od abbandono.

Parliamo dell’abete rosso ultra centenario (113 anni) destinato a diventare l’albero di Natale del Papa. L’albero è stato tagliato nei giorni scorsi nella Riserva Forestale di Andalo ed è stato portato a Roma con un camion lungo 30 metri. Il 10 dicembre è prevista l’accensione delle luci.

La rabbia – per la prima volta – trasversale è dovuta a diversi motivi: la crisi, l’ambiente, la foresta. I motivi per cui il gesto per i trentini risulta innaturale e retrogrado è che da tempo il lavoro culturale che parte dalle scuole ha indotto a evitare il vizio di comprare alberi veri usa e getta per virare su alberi che durano sempre.

Il modello arcaico dell’abete che viaggia in autostrada, forse anche a causa delle offese passate, quando l’inettitudine della Giunta Comunale Raggi fece morire disidratato Spelacchio prima dell’accensione, ha fatto il suo tempo.

Questi gesti superflui e a maggior ragione plateali, sono ormai imbarazzanti. Per di più patrocinati dalla Santa Sede.

Il suo post è diventato virale ma la protesta è accesa presso tutte le testate che hanno riportato la notizia. Una tradizione da rivedere.

Martina Cecco

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Giornalista scientifica, scrivo per Donnissima, già direttrice di Liberalcafé. Studentessa di Filosofia a indirizzo storico presso l'Università degli Studi di Trento.