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Pagellone politicamente scorretto di Sanremo 2022: la finale

Ieri sera si è concluso, con la vittoria di Mahmood e Blanco la 72^ edizione del Festival di Sanremo, che ha tenuto incollati alla poltrona una media superiore a 10 milioni di italiani ogni sera, certificando una ripresa degli ascolti nel corso della direzione Amadeus. Questi i voti della serata clou.

Voto 0: Marco Mengoni
Qualcuno si è accorto del suo passaggio? Monologo condiviso, due chiacchiere, due canzoni in croce, liquidato. Dopo un festival senza ospiti internazionali – se si esclude Hozier che ha accompagnato gli italiani Meduza – ci si aspettata un’ultima serata coi fuochi d’artificio. Attese fortemente disilluse.

Voto 1: l’ipotesi AmaQuater
Beninteso, nulla contro Amadeus. O meglio, che abbia ridato lustro al Festival è indiscutibile, parlano i dati, anche se musicalmente è stato sempre un gradino sotto alla direzione Baglioni. Ma che, a Sanremo ancora in corso, già si parli di AmaQuater dopo che aveva detto platealmente di non voler fare un AmaTer è più una minaccia che una notizia. In RAI circola “l’ipotesi Amadeus” al posto dell’ipotesi Amato di Quirinalizia memoria.

Voto 2: le scelte musicali
Possiamo dirlo ormai con certezza, di questo Festival musicalmente ci rimarrà ben poco. Giusto per fare un confronto, lo scorso anno si sono giocati la vittoria fino all’ultimo i Maneskin, Fedez e Francesca Michielin, Ermal Meta, Colapesce e Dimartino, Irama, Willie Peyote e Annalisa. Quest’anno il podio iniziale delle prime due serate è rimasto sostanzialmente immutato fino alla fine. Letteralmente una tavola apparecchiata da tutti per far vincere Mahmood e Blanco, cosa nota probabilmente anche agli stessi partecipanti contando Gianni Morandi che prima ancora di essere annunciato come terzo aveva fatto un passo avanti.

Voto 3: Tananai e Rkomi
“Vorrei ringraziare tutti i miei fan che permettono che il mio CD sia ancora in classifica dopo 100 settimane”, “Ci vediamo all’Eurovision raga”. Scendete immediatamente da quel palco, bifolchi. Usate i social per queste battute, all’Ariston all’ultima serata dopo aver confezionato due interpretazioni terrificanti dovreste solo chiedere scusa, altro che Eurovision. Fate i bravi.

Voto 4: Sabrina Ferilli
La sua presenza di ieri sera potrebbe essere rappresentata dal proverbio latino “La montagna ha partorito il topolino“. Un monologo per dirci che lei non ha problemi come noi comuni mortali e che è arrivata a Sanremo per la sua carriera. Buon per lei, ma come si dovrebbe andare a Sanremo sennò? Per un’estrazione alla lotteria? Banalità più assolute che, abbinate a una conduzione stentata (la battuta sul pigiama di Yuman divertente, ma quello è un artista in gara, non un passante) non possono che portare a questo voto. E speriamo che l’AmaQuater escluda le co-conduzioni femminili per una sola serata, il format non funziona: chiamate più ospiti, fate partecipare più donne, ma la co-conduzione è un’altra cosa.

Voto 5: Achille Lauro
Partito col battesimo provocatorio, poi con la mano nelle mutande, poi il (toccante) duetto con Loredana Berté e la lettera contro la violenza sulle donne. Sembrava un crescendo. Ieri è arrivato uno spot televisivo per la Belvedere Vodka, come testimoniano gli stessi profili social del cantante e dell’azienda. Per carità, il futurismo ha sempre fuso arte e pubblicità, anticipando di 60 anni buoni la pop culture. Qui però più che di fusione si può parlare di confusione. Il voto è troppo severo, anche perché alla fine anche Domenica si rivelerà un brano che ci accompagnerà a lungo e perché Lauro non lascia mai indifferenti. Però il repentino cambio di rotta rispetto alle altre ha un po’ deluso.

Voto 6: Amadeus
“Non ho mai letto una classifica generale all’1.10 di notte, è tardo pomeriggio per me”. Ama, sono per cose come queste che alla fine ti si vuol bene. Svecchia il Festival senza però renderlo impossibile per il pubblico più anziano, non si mette di traverso al FantaSanremo, asseconda gli artisti, ha parole buone per ogni esordiente anche per il Tananai di turno. Ha avuto parole buone pure per Grignani, anche quando fuori dall’Ariston (e probabilmente anche dentro) non si trovava uno che prendesse le sue difese. Se proprio AmaQuater dev’essere, non siamo in brutte mani.

Voto 7: Elisa e Mahmood-Blanco
Letteralmente le due migliori canzoni del Festival, chiaro e manifesto già dalla prima serata. L’interpretazione di entrambi ha meritato di dominare il podio di tutte le serate in ogni ambito. Troppo forte la concorrenza di Mahmood e Blanco per Elisa, speriamo che la “strana coppia” si faccia valere anche all’Eurovision di Torino. Si è organizzato un Sanremo farsa solo per avere un concorrente fortissimo su quel palco a maggio, almeno che non si butti via l’occasione di fare doppietta.

Voto 8: Gianni Morandi
A 77 anni va vicino a riportare a casa il Festival dopo 35 anni, giocandosela tra ragazzini e artisti ancora in piena forma artistica come Elisa. Scherza con tutti, realizza mash-up delle canzoni in gara insieme ad Ana Mena, una bomba di energia. Un esempio per tutti, vincere sarebbe stato troppo ma il terzo posto è meritatissimo: anche dopo le più gravi cadute, dopo che abbiamo visto le nostre vite rischiare di andare in pezzi possiamo sempre riprenderci. Grande lezione di vita.

Voto 9: Dargen D’Amico
“Ma va a capire perché si vive se non si balla”. E chi l’ha capito, Dargen? Messo nero su bianco in ogni serata del Festival tutto il suo disprezzo per le misure restrittive imposte alle discoteche. Incomprensibili, se poi vediamo che all’Ariston all’ingresso dei Meduza possono ballare tutti come se nulla fosse. Anni di gavetta per arrivare sul palco e trattare tutti i parrucconi a pesci in faccia e come fratelli i suonatori dell’orchestra, peraltro visibilmente divertiti dal vederlo ballare e cantare. Eroe contemporaneo.

Voto 10: il Festival di Sanremo
Mascherine, zone gialle-arancioni-rosse, dosi booster, quarta dose sì o no, Covid, Omicron, Delta, Deltacron, Mattarella, Renzi, Salvini, Quirinale, gas, Biden, Putin, Russia, Ucraina, rincari, bollette. Per cinque giorni nessuna di queste parole è stata al centro delle attenzioni. Perché alla fine abbiamo bisogno tutti di un po’ di leggerezza, poi possiamo tornare a parlare di cose serie.

Secolo Trentino