Sigarette elettroniche. La storia di un prodotto che continua a far discutere

Atomizzatori, batterie, liquidi, pod-mod, drip-tip. Queste sono solo alcune delle parole che nell’ultima decade, grazie al boom dell’utilizzo delle sigarette elettroniche, sono entrate nella quotidianità di diversi milioni di persone, in tutto il mondo, sostituendo: sigarette, sigari, tabacco e accendino.

Le E-Cig sono dei dispositivi composti da un corpo batteria a cui va agganciato un atomizzatore al cui interno si trova la resistenza, composta da materiale resistivo (tra i più comuni: acciaio, kanthal, nichel cromo, ceramica) e cotone organico.

Il funzionamento, molto semplice, prevede l’inserimento dell’e-liquid (un composto di glicerina vegetale, glicole propilenico a cui può essere aggiunta la nicotina in varie gradazioni e l’aroma) all’interno dell’atomizzatore, attraverso il quale, una volta portata in temperatura la resistenza, verrà vaporizzato il liquido creando un vapore molto simile al fumo di sigaretta.

Nonostante in Europa sia in commercio solamente da poco più di quindici anni, il primo brevetto di una sigaretta elettronica risale al lontano 1963, quando lo statunitense Herbert A. Gilbert progettò (e brevettò) una sigaretta “senza fumo e senza tabacco”. L’invenzione di Gilbert però, non vide mai la luce perché le aziende a cui lo statunitense si rivolse, non si mostrarono interessate a commercializzare tale prodotto.

L’idea di creare una sigaretta che non bruciasse tabacco venne accantonata fino ai primi anni del 2000, quando il farmacista di Pechino, Hon Lik, riuscì a realizzare un suo prototipo il quale, questa volta, suscitò l’interesse dell’azienda Dragonite International Limited che lo commercializzò.

In Europa questo particolare prodotto venne introdotto per la prima volta nel 2006, mentre in Italia si registrò un vero e proprio boom a partire dal 2012, quando, come riporta il sito Treccani.it, anche grazie all’apertura di circa 3000 negozi dedicati agli svapatori, il settore registrò un fatturato vicino ai 350 milioni di euro.

Il successo delle sigarette elettroniche, all’epoca considerate prive di rischi per la salute, fu senza precedenti per uno strumento di contrasto al tabagismo. La possibilità di scegliere fra un’ampia gamma di gusti, fra diversi valori di nicotina e la semplicità del suo utilizzo fecero sì che venisse acquistata da moltissimi consumatori, felici di aver trovato una valida alternativa al tabacco combusto.

Negli anni successivi però, il settore delle electronic cigarettes subì una serie di brusche frenate che ne rallentarono l’espansione. Tra le varie cause della contrazione del settore vi furono: la regolamentazione del settore con il conseguente aumento della tassazione (e dei prezzi al consumo) e la scoperta che, per quanto meno dannosa della sigaretta tradizionale, anche l’equivalente elettronica non era totalmente priva di rischi per la salute.

Attualmente, gli ultimi studi condotti, di cui vi è traccia anche sul sito del Ministero della Salute, hanno evidenziato come, seppur non totalmente priva di effetti sulla salute, la sigaretta elettronica sia molto meno dannosa rispetto alla controparte analogica.

Sebbene sia pacifico che l’ideale sarebbe non avvicinarsi mai ai prodotti derivati dalla lavorazione del tabacco o alle sigarette elettroniche, sono diversi gli esperti che, nei casi di forte tabagismo ed impossibilità di smettere di fumare in maniera autonoma, hanno consigliato l’utilizzo delle sigarette elettroniche, tra le varie alternative, come strumento che può aiutare nello smettere di fumare.

Se da un lato lo svapo può essere considerato un valido aiuto nella lotta al tabagismo, dall’altro sono ancora in molti (UE e Ministero della Salute in testa) a ritenere che, in assenza di dati certi sui possibili danni a lungo termine, sia prematuro parlare di questi prodotti come privi di rischi e consigliarli come valida alternativa al tabacco combusto.

Oggi, quello delle sigarette elettroniche, è un settore che, grazie anche alle continue innovazioni, ha saputo ritagliarsi la sua fetta di mercato e di appassionati. In Italia così come nel resto del mondo, nel rispetto delle severe norme che regolano la qualità di quanto viene messo in commercio, le aziende produttrici di sigarette elettroniche e liquidi continuano a innovare il settore, proponendo prodotti sempre più diversificati e alla portata delle varie necessità dei consumatori.

In definitiva, le E-cig sono un prodotto che continua a far discutere una certa parte dell’opinione pubblica italiana e internazionale. La speranza è che presto la scienza possa determinare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che non abbia conseguenze negative per la salute, così da porre definitivamente fine a queste discussioni.

Carlo Alberto Ribaudo

Informazioni su carloalbertoribaudo 203 Articoli
Di Verona, giornalista pubblicista dal 2021. Collabora con Secolo Trentino dal 2017, occupandosi principalmente di Cultura, Società e Politica.