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15 PUNTI DEL COMITATO “FERMARE LA GUERRA

Riceviamo e pubblichiamo i 15 PUNTI DEL COMITATO “FERMARE LA GUERRA

15 punti per costruire la pace in Europa

PREMESSA: SIAMO IN UNA SITUAZIONE PERICOLOSA, INSOSTENIBILE E PERDENTE

L’Italia è stata trascinata dal Governo Draghi in una posizione di Paese cobelligerante in una guerra che l’Ucraina non può vincere, che sta producendo danni gravissimi per la nostra economia e che rischia di portarci dentro una terza Guerra mondiale, senza che di tutto ciò siano stati resi pienamente consapevoli e partecipi gli Italiani. L’art.11 della nostra Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;…” e il diritto internazionale ha affidato all’ONU (e non alla NATO o agli USA) il compito di individuare quali siano le guerre conformi al diritto internazionale. Oggi i paesi NATO si muovono su un terreno scivoloso e pericoloso, secondo schemi internazionali che non esistono più e senza riuscire affatto a salvare l’Ucraina.

  1. L’EUROPA E L’ITALIA NON POSSONO PERMETTERSI QUESTA GUERRA. LE SANZIONI DISTRUGGONO NOI, NON LA RUSSIA

In base ai dati del Tesoro e di Bankitalia e del FMI, fino a ieri, la somma della perdita italiana di Pil 2022 e 2023 dovuto alla Guerra oscillava tra 58 e 74 miliardi di €. Oggi, con il probabile avverarsi dello scenario peggiore conseguente alla chiusura di forniture di gas da parte della Russia, potrebbero aggiungersi altri 95 miliardi di € tra 2022 e 2023, portando il PIL italiano a -2% nel 2023, cioè in recessione. Questa recessione, unita all’inflazione crescente e all’assenza di politiche anticicliche dell’Unione Europea, può portare l’Italia in default, o costringerla ad una stretta economica terribile – simile a quella imposta a suo tempo in Grecia – con aumento vertiginoso della disoccupazione e della povertà diffusa.

Ogni tentativo di isolare la Russia sullo scenario internazionale è completamente fallito. Addirittura l’Economist, nel suo penultimo numero, è arrivato a chiedersi se le sanzioni verso la Russia stiano funzionando; e questa cruciale domanda il settimanale britannico l’ha posta ben 6 mesi dopo l’inizio del conflitto!

La guerra in Ucraina ha messo a nudo la crisi irreversibile delle istituzioni di Bruxelles. Non solo la Commissione e il Consiglio UE sono stati ferrei nell’imporre le “auto-sanzioni” con effetti economici devastanti, ma hanno fatto ben poco per alleviare queste difficoltà, ulteriormente aggravate dalla BCE con la decisione di aumentare i tassi d’interesse e di bloccare gli acquisti dei titoli di Stato. L’Unione Europea è anche responsabile dello spaventoso aumento del prezzo del gas nei paesi membri, che – mentre nei Paesi extra Ue si è “solo” triplicato – da noi è 11 volte superiore di quanto era nel 2020, perché le regole europee ci impongono di allinearci con il TTF (Title Transfer Facility, mercato di riferimento olandese per lo scambio del gas naturale) e anche paesi alleati speculano su questa situazione.

2. VERSO LA TERZA GUERRA MONDIALE CONTRO IL BLOCCO RUSSIA-CINA? L’ITALIA E L’EUROPA SUBISCONO LE INIZIATIVE USA E NATO

Siamo parte di una Alleanza in cui non è stato chiarito nemmeno quali siano gli obbiettivi della guerra: salvare gli ucraini o indebolire la Russia? Lo stesso Henry Kissinger ha dichiarato: “Siamo sull’orlo di una guerra con Russia e Cina per ragioni che abbiamo in parte contributo a creare, ma senza aver alcuna idea di come potrà andare a finire o a cosa porterà”

L’Amministrazione Biden continua a comportarsi come se rappresentasse ancora l’unica superpotenza planetaria autorizzata a indicare i “buoni” e i “cattivi” nel resto del mondo, mentre oggi contro l’Occidente prendono le distanze l’80% delle nazioni nel Mondo e si sta formando un blocco di forze poderoso che va dalla Russia alla Cina, con l’India e il resto dei BRICS, fino a buona parte del mondo islamico.

In questa guerra gli interessi dell’Europa si muovono dal punto di vista economico (e quindi anche politico) in senso opposto a quelli degli USA, con enormi danni per le nostre imprese e la loro competitività e, in ultima analisi, con ricadute positive a favore di USA e Cina.

Inoltre, all’indomani del probabile disastro delle midterm elections dell’8 novembre, l’amministrazione Biden potrebbe battere in ritirata: c’è il rischio del ripetersi della “sindrome Afghanistan” con gli USA che mollano di colpo lasciandoci in eredità le conseguenze economiche, sociali e politiche del conflitto.

Questa escalation non sembra trovare un limite: da un lato gli USA alimentano l’idea che l’Ucraina possa uscire vincitrice dalla guerra se sarà adeguatamente rifornita di armi e materiali, dall’altro lato la Russia non può porre termine al conflitto se non portando a casa un tangibile risultato. La guerra si prolunga nel tempo, mentre si moltiplicano i rischi di incidenti che possono portare – anche al di là delle reali intenzioni degli attori in campo – ad un suo pericolosissimo allargamento fuori dal territorio ucraino.

3. CONDANNARE L’INVASIONE DELL’UCRAINA E LE CAUSE CHE L’HANNO DETERMINATA

La Russia è sicuramente da condannare per l’invasione di un paese sovrano, ma questa aggressione non deriva da un’improvvisa follia imperialistica di Putin, bensì da precisi motivi geo-politici (rendere più sicuro lo sbocco sul Mar Nero e contenere l’allargamento della NATO ad Est) e identitari (le Repubbliche del Donbass contese dal 2014 in una sanguinosa guerra civile) che devono essere affrontati e rimossi se si vuole aprire una strada verso la pace.

In realtà l’allargamento della NATO all’Ucraina rappresenta per la Russia di Putin una seria minaccia geopolitica e militare che Mosca ha segnalato da ben 25 anni, così come lo sono state le numerose esercitazioni dell’Alleanza atlantica fatte ai suoi confini e le guerreoccidentali in Medio Oriente e in Nord Africa non autorizzate dall’ONU e ai danni di Paesi che vantavano stretti legami con la Russia.

In più la situazione nel Donbass – dove peraltro sono addebitati a miliziani ucraini “crimini di guerra” di non minore gravità di quelli attualmente contestati all’esercito russo – rappresenta un nodo insopportabile per la Russia, che nessuno – né l’Ucraina di Zelensky, né le potenze occidentali – si sono mai preoccupati di risolvere in qualche modo. Una latitanza imperdonabile visto che Francia e Germania avevano sottoscritto con Kiev e Mosca gli accordi di Minsk per la soluzione del problema Donbass.

Infine, non c’è alcuna evidenza che il Presidente russo voglia estendere la propria politica di potenza oltre il contenzioso attualmente in atto con l’Ucraina, minacciando altri Stati sovrani.

4. L’UCRAINA RISCHIA DI ESSERE RIDOTTA AD UNA NAZIONE-RELITTO, SENZA SBOCCHI SUL MAR NERO

L’Ucraina e l’Occidente non possono vincere questa guerra, ma solo prolungarla all’infinito, con un crescente sostegno militare e con enormi costi umani sul territorio conteso.

La mancanza di un tavolo di trattativa su cui negoziare con Putin dopo la caduta del Donbass rischia di spingere Mosca a giocare la carta Odessa, chiudendo tutti gli sbocchi marittimi e commerciali dell’Ucraina e consegnando all’Europa una nazione-relitto destinata a vivere di sovvenzioni Ue (non Usa) per i prossimi decenni.

Proprio durante la crisi del 2014, Henry Kissinger aveva messo in guardia da un approccio miope alla questione ucraina, sottolineando la necessità di preservare la pace nella regione: «Se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare non deve diventare l’avamposto di una parte contro l’altra, ma fare da ponte tra le due».

5. NESSUNA PROPOSTA DI PACE CREDIBILE DA PARTE DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

I diktat politici del Governo Draghi hanno precipitato l’Italia in una posizione oltranzista in questa guerra, perfettamente in linea con le progettualità bellicose dell’Anglosfera, in particolaredell’Amministrazione Biden. Abbiamo auspicato sanzioni sempre più severe, abbiamo inviato armi in Ucraina in quantità secretate ma sicuramente superiori a qualsiasi altro conflitto dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, non abbiamo mai preso una qualche realistica iniziativa per la pace, siamo stati in prima fila nel demonizzare la Russia di Putin.

Anche a causa del nostro atteggiamento, l’Europa in sei mesi non è riuscita a stilare una sola proposta di pace per timore di urtare la suscettibilità Usa: ci si è limitati a chiedere a Putin di ritirarsi, addirittura riconsegnando la Crimea all’Ucraina e tornando ai confini di prima del 2014. Proposte inaccettabili per Mosca e potenzialmente provocatorie senza un’applicazione effettiva e duratura degli Accordi di Minsk.

Si perde così l’occasione storica di dare veramente un fondamento geopolitico all’unità politica delle nazioni europee. Se l’Italia promuovesse una linea di solidarietà vera con la Francia e la Germania per creare una posizione differenziata da quella americana, contribuirebbe alla costruzione di un vero “nocciolo duro” europeo, capace di guidare una rinascita europea al di là della tecnocrazia di Bruxelles.

UN CAMBIO DI ATTEGGIAMENTO PER L’ITALIA: LA NEUTRALITÀ ATTIVA È UNA SCELTA REALISTICA E POSSIBILE

Ci sono motivi più che sufficienti per fare dell’Italia non un Paese cobelligerante, ma una protagonista delle iniziative di pace. Per essere credibili in questo ruolo bisogna muoversi verso una posizione di neutralità attiva, tutt’altro che indifferente ai destini del popolo ucraino perché impegnata in prima persona a costruire un processo di pace.

Dobbiamo essere consapevoli che il mondo unipolare a guida americana è finito e che l’Italia e l’Europa si devono preparare a vivere e a crescere in un mondo multipolare in cui le sovranità nazionali tornano prepotentemente protagoniste, pur nel rispetto delle sovranità altrui.

Proprio per questo si apre la reale possibilità per l’Italia di interpretare una decisiva posizione tanto nazionale quanto europea: diventare la capofila intransigente di una autentica proposta di cessate il fuoco e di pace, nonché di interprete politica del messaggio della Chiesa cattolica.

6. NON CONFONDERE LA PROPAGANDA DI GUERRA CON LA REALTÀ

Innanzitutto, bisogna smetterla con la “propaganda di guerra” e la criminalizzazione moralistica della Russia, che genera ritorsioni in una tragica spirale di costi umani.

Non si può continuare a ripetere meccanicamente che “Putin va combattuto perché si è macchiato di crimini di guerra e contro l’Umanità”: ammesso che siano reali tutte le atrocità e gli abusi contro i civili che oggi vengono addebitati all’esercito russo, resta difficile dimostrare che tali fatti derivino da un ordine esplicito o implicito del Presidente Russo. Definire Vladimir Putin un “criminale di guerra” significa non solo ignorare la necessità di compiere indagini serie e indipendenti prima di infliggere una simile etichetta ad un Capo di Stato, ma anche bruciare ogni possibilità di trattativa con questo leader e il suo regime. Altra cosa è richiamare Putin alle sue responsabilità di Capo di uno Stato belligerante, chiedendo di istituire commissioni d’indagine per accertare la verità e di intensificare la vigilanza sui reparti militari sospettati di abusi ed eccessi.

È appena il caso di osservare che nessuna autorità politica internazionale si è mai sognata di definire “criminali di guerra” i presidenti americani per quello che è successo in Iraq, nei Balcani o in Libia.

Inoltre, sia alla Russia che all’Ucraina va chiesto di sospendere ogni processo contro presunti responsabili di crimini di guerra, perché tali processi, almeno fino a quando non sono cessate le ostilità, non sono credibili e hanno un forte contenuto divisivo e recriminatorio.

7. IL NOSTRO GOVERNO NON PUÒ IGNORARE LE POSIZIONI DELLA CHIESA CATTOLICA E DEL POPOLO ITALIANO

L’Italia deve diventare la sponda politica del messaggio di pace che viene da Papa Francesco e dalla Chiesa cattolica. Il Vaticano con sempre maggiore coraggio ha promosso una linea di pace contraria alla fornitura di nuove armi da parte dell’Occidente. E cosa c’è di più connaturato all’identità del nostro popolo che sposare questo messaggio universale e cattolico? Anche Papa Francesco è un pericoloso “putiniano”?

Non si tratta di esprimere un pacifismo assoluto e utopistico, ma di avere la chiara percezione del carattere perverso e irrisolvibile di questa guerra e della funzione di “agnello sacrificale” che il popolo ucraino sta assumendo a fronte di tensioni strategiche planetarie. Proprio l’atteggiamento del Vaticano dimostra che una posizione di neutralità attiva per l’Italia è fondata, non solo politicamente ma anche dal punto di vista etico e morale.

In più bisogna rispettare la volontà degli italiani, solidali con l’Ucraina ma tutt’altro che favorevoli a sprofondare l’Italia in questa guerra. Da fine luglio non vengono più fatti sondaggi su questo tema. Ma l’ultimo sondaggio fatto dall’Ipsos (del 29/7/2022) ci dice che un numero crescente di Italiani (il 47%) non si sente schierato né dalla parte della Russia né dalla parte dell’Ucraina (gli Italiani schierati con quest’ultima sono il 44%). Ancora più nette sono le posizioni sull’invio delle armi: dai dati pubblicati sul Fatto Quotidiano emerge che dal 20 maggio all’8 luglio “gli italiani che pensano che bisognerebbe continuare a inviare armi a Kiev si attestano su una media del 16% con un picco del 20% l’8 luglio”.

8. ESISTONO PAESI NATO CHE SI SONO MANTENUTI NEUTRALI SENZA SUBIRE DANNI POLITICI ED ECONOMICI

Ci sono almeno due Paesi aderenti alla NATO, l’Ungheria di Orban e la Turchia di Erdogan, che hanno assunto posizioni di neutralità rispetto a questo conflitto, eppure non solo hanno rafforzato la propria influenza internazionale e la propria situazione economica, ma – nel caso della Turchia – sono stati determinanti per aprire ponti di dialogo e risolvere questioni cruciali come quella dell’esportazione del grano.

Ma lasciare il negoziato nelle mani di un Erdogan è una scelta pericolosa, perché questo leader è abituato a usare le guerre e loro vittime per estorcere concessioni a noi Europei. Al contrario, se guardiamo al passato, l’Italia ha svolto al meglio il suo ruolo di alleato nella NATO, non quando si è comportato come zelante suddito ma quando e stata capace di fare da ponte tra l’Alleanza e i suoi nemici.

Non è questo il tempo per discutere l’attualità e l’assetto dell’Alleanza atlantica, che in futuro deve essere profondamente rivista per consentire una vera autonomia europea, ma già da oggi dobbiamo essere consapevoli che il Trattato istitutivo della NATO non ci obbliga ad aderire a iniziative diverse da quelle della difesa dei paesi membri ed è quindi compatibile con una posizione di “neutralità attiva” in questa guerra.

Inoltre, la NATO ha un ambito di operazioni ben definito geograficamente, impegnare tale Alleanza anche contro la Cina – come l’ultimo Concetto Strategico adottato dal Vertice NATO di Madrid nel giugno scorso lascia intendere – rappresenta un’ulteriore, pericolosa, escalation.

L’INIZIATIVA ITALIANA PER UNA CONFERENZA DI PACE EUROPEA

Nessuno vuol abbandonare il popolo ucraino al proprio destino, né rimanere indifferenti rispetto all’invasione di uno Stato sovrano (auspicando che nel futuro si tenga lo stesso atteggiamento anche quando a invadere saranno non la Russia ma le potenze occidentali), ma il Governo italiano, insieme a quello francese e tedesco, hanno il dovere di delineare un piano di pace realistico, senza delegare agli USA e agli eurocrati di Bruxelles questo compito.

Proviamo ad indicare i punti di un possibile piano di pace da proporre con continuità e determinazione, in collaborazione con tutte le organizzazioni internazionali e gli Stati consapevoli dei pericoli drammatici legati ad una prosecuzione della guerra. Il momento per rilanciare le trattative è proprio questo, in cui la Russia sta completando il suo controllo del Donbass e deve quindi essere fermata prima di andare oltre nell’invasione.

9. NEGOZIARE LA FINE DELLE AUTO-SANZIONI, OTTENERE SUBITO LA FORNITURA DEL GAS NECESSARIO ALL’ITALIA

Il primo passo deve essere quello di mettere sul tavolo europeo l’insostenibilità economica delle “auto-sanzioni” che sono state finora applicate. In più l’Italia deve dire con chiarezza che non intende mantenersi solidale sulla strada delle sanzioni se i principali nodi economici europei – a cominciare dal prezzo del gas – non saranno subito sciolti e se alcuni paesi membri o alleati continueranno a lucrare sulle nostre difficoltà.

Aprire, parallelamente alla definizione di una posizione politica di “neutralità attiva”, un negoziato autonomo con la Russia per verificare la possibilità di ottenere, come ha fatto l’Ungheria di Orban, le forniture di gas a un prezzo sostenibile per la nostra economia. La trattativa in Europa sulle sanzioni deve essere messa in parallelo a quella con la Russia per la fornitura del gas, perché solo così faremo scendere le autorità di Bruxelles dal loro piedistallo di utopismo e di arroganza.

10. STOP DELL’INVIO DI ARMI IN UCRAINA PER OTTENERE UN IMMEDIATO CESSATE IL FUOCO

Proporre con chiarezza e determinazione l’immediata fine delle forniture militari all’Ucraina in cambio di un altrettanto immediato cessate il fuoco, come primo necessario passo per avviare il dialogo e le trattative.

Fino ad ora gli USA e i paesi europei si sono limitati a chiedere ai russi il cessate il fuoco, senza però garantire, nel contempo, il blocco della fornitura di armamenti all’Ucraina, alimentando così i sospetti del Cremlino che questo sia solo un trucco per dare più tempo all’esercito di Kiev per prepararsi a proseguire il conflitto.

In attesa di una risposta da parte di tutti i contendenti, sospendere ogni invio di armi (che spesso sono imposte a scapito della loro disponibilità per le nostre stesse Forze Armate) come primo segnale di un cambio di atteggiamento. Un recente servizio dell’emittente USA CBS, che a seguito di forti pressioni dell’Amministrazione Biden, non è stato più messo in onda, ha peraltro indicato che solo un terzo delle forniture militari inviate all’Ucraina avrebbero raggiunto la linea del fronte.

11. NEUTRALITÀ DELL’UCRAINA, CON UN IMPEGNO RAFFORZATO A NON ADERIRE A NESSUNA ALLEANZA MILITARE

Sul tavolo delle trattative deve essere messo l’impegno rafforzato (ovvero sancito sul piano costituzionale) dell’Ucraina a non aderire a nessuna alleanza militare, escludendo ogni prospettiva di adesione alla NATO, oggi prevista proprio all’interno della Costituzione.

Tutti i paesi che sottoscriveranno il Trattato di Pace devono impegnarsi a tutelare la futura integrità territoriale dell’Ucraina e a difenderla nei confronti di qualsiasi minaccia esterna.

12. PIENO RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE DEL REFERENDUM SULL’INGRESSO DELLA CRIMEA NELLA FEDERAZIONE RUSSA.

Continuare a porre il problema dell’annessione della Crimea è la dimostrazione del carattere irrealistico di ogni trattativa finora proposta alla Russia. La Crimea, storicamente, ha sempre fatto parte della Russia, venne “regalata” all’Ucraina nel 1954 dall’allora leader sovietico Nikita Krusciov per celebrare i 300 anni dell’unione tra i due Paesi e ha sancito il ritorno a Mosca già da 8 anni con un voto del suo Parlamento e con un referendum, giuridicamente controverso ma ampiamente partecipato.

13. REFERENDUM SOTTO IL CONTROLLO INTERNAZIONALE SUL FUTURO DELLE REPUBBLICHE POPOLARI DI DONECK E DI LUGANSK

Il nodo cruciale dal Donbass deve essere sciolto passando attraverso il principio dell’autodeterminazione dei popoli, riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite. Anche il Gen. Vincenzo Camporini – ex capo di stato maggiore della difesa non certo sospettabile di simpatie putiniane – ha proposto la soluzione di «un referendum gestito a livello internazionale dall’OSCE».

Oggi la Federazione Russa sta organizzando autonomamente questo referendum che, al di là dell’afflusso e dei risultati, non sarebbe riconosciuto a livello internazionale e diventerebbe fonte di nuovi contenziosi futuri.

Per questo bisogna permettere alle popolazioni della Repubblica Popolare di Doneztk e della Repubblica Popolare di Lugansk di scegliere il proprio futuro attraverso un referendum, gestito sotto il controllo di una organizzazione internazionale (l’OSCE o l’ONU), indetto dopo il termine delle ostilità e sulla base dei censimenti antecedenti al 2014.

Nel Trattato di pace deve essere prevista la tutela delle minoranze etniche all’interno di queste due repubbliche. Fino allo svolgimento del referendum e al pieno riconoscimento dei suoi risultati, nel territorio delle due repubbliche può essere resa operativa una forza di interposizione ONU.

14. IMPEGNO RAFFORZATO DELLA RUSSIA A NON METTERE NUOVAMENTE IN DISCUSSIONE I CONFINI CON L’UCRAINA E A NON INTERFERIRE SULLA SUA VITA POLITICA INTERNA

Il Trattato di pace deve tutelare la sovranità dell’Ucraina, l’intangibilità dei suoi nuovi confini, la non interferenza nei suoi processi democratici e nella sua vita politica interna.  In questa sovranità deve essere ricompresa la scelta di aderire o meno all’Unione Europea, su cui sono state avviate le procedure di adesione. La Russia deve sancire queste decisioni con una procedura legislativa rafforzata di rango costituzionale.

14. PIANO INTERNAZIONALE PER LA RICOSTRUZIONE CON LA PARTECIPAZIONE DELLA RUSSIA AL RISARCIMENTO DEI DANNI DI GUERRA IN UCRAINA E LA PARTECIPAZIONE DELL’UCRAINA AL RISARCIMENTO DEI DANNI DELLA GUERRA CIVILE IN DONBASS.

Dopo mesi di guerra sul territorio ucraino e anni di guerra civile nel Donbass bisogna garantire la ricostruzione, il risarcimento dei danni subiti dalle popolazioni civili e la possibilità di innescare un nuovo sviluppo economico. Per questo è necessario varare un piano internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina e delle Repubbliche di Doneztk e di Lugansk, con la partecipazione della Federazione Russa al risarcimento dei danni di guerra relativi a infrastrutture civili e patrimoni privati in Ucraina e la partecipazione dell’Ucraina al risarcimento dei danni relativi a infrastrutture civili e patrimoni privati causati dalla guerra civile in Donbass prima dell’intervento russo.

Roma, 5 settembre 2022

Comitato “Fermare la guerra”

Per adesioni e informazioni:  Mail: fermarelaguerra@gmail.com  –  Cell: 3757813834

Secolo Trentino