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Manifesto per fermare la guerra: per l’Italia una posizione di neutralità attiva

UNA NUOVA VERSIONE DEL MANIFESTO PER FERMARE LA GUERRA.

Chiediamo al nuovo governo – eletto dal popolo e non frutto di accordi di palazzo – di scegliere per l’Italia una posizione di neutralità attiva per promuovere un immediato cessate il fuoco e l’apertura di un tavolo di trattative.”

Così esordisce Gianni Alemanno, portavoce del Comitato promotore, fina dalla scorso luglio, del MANIFESTO PER FERMARE LA GUERRA Un manifesto sottoscritto al centinaia fra cittadini comuni, intellettuali, giornalisti, parlamentari e professionisti di ogni settore.

È l’unico modo per fermare un’escalation che ci può portare sull’orlo dell’abisso, ma che già da oggi sta spingendo l’Italia verso una recessione certa nel 2023.” Prosegue Alemanno nel suo intervento sui principali social.

Secondo un sondaggio di ieri il 60% degli Italiani vuole che Zelensky trovi un accordo con Putin, mentre le manifestazioni per la pace non devono essere l’occasione per mettere in difficoltà il nuovo governo ma per far sentire la voce degli Italiani aldilà di ogni appartenga politica.” Conclude il portavoce del Comitato promotore del MANIFESTO PER FERMARE LA GUERRA.

Il link per scaricare il manifesto:

Di seguito il testo integrale:

Raccolta firme aggiornata al 8 ottobre 2022

MANIFESTO PER FERMARE LA GUERRA

Roma – 8 Ottobre 2022

Per adesioni e informazioni:  Mail: fermarelaguerra@gmail.com  –  Cell: 3757813834

PREMESSA: SIAMO IN UNA SITUAZIONE PERICOLOSA, INSOSTENIBILE E CONTRARIA ALLA NOSTRA COSTITUZIONE

  1. L’Italia non può permettersi questa guerra. Le sanzioni alla Russia distruggono noi
  2. Tutta l’Europa subisce le iniziative Usa e Nato, che possono portare realmente verso la terza Guerra mondiale
  3. Condannare l’invasione dell’Ucraina e le azioni e le omissioni che l’hanno determinata
  4. L’Ucraina rischia di essere ridotta ad una nazione-relitto, senza sbocchi sul Mar Nero
  5. Nessuna proposta di pace credibile da parte dell’Italia e dell’Europa

UN CAMBIO DI ATTEGGIAMENTO PER L’ITALIA: LA NEUTRALITÀ ATTIVA È UNA SCELTA REALISTICA ED ETICAMENTE FONDATA

  • Non confondere la propaganda di guerra con la realtà
  • Il nostro Governo non può ignorare le posizioni della Chiesa cattolica e del popolo italiano
  • Altri paesi Nato si sono mantenuti neutrali senza subire danni politici ed economici

L’INIZIATIVA ITALIANA ED EUROPEA PER L’APERTURA DI UN TAVOLO DI TRATTATIVE

  • Negoziare la fine delle sanzioni, ottenere la fornitura del gas necessario all’Italia
  • Sospendere l’invio di armi in Ucraina per ottenere un immediato cessate il fuoco e la contestuale apertura di un tavolo di trattative
  • Neutralità dell’Ucraina, con un impegno rafforzato a non aderire ad alcuna alleanza militare
  • Pieno riconoscimento internazionale del referendum sull’ingresso della Crimea nella Federazione russa
  • Nuovi referendum sotto il controllo internazionale sul futuro delle province ucraine annesse dalla Russia
  • Impegno rafforzato della Russia a non mettere nuovamente in discussione i confini con l’Ucraina e non interferire sulla sua vita politica interna
  • Piano internazionale per la ricostruzione, con la partecipazione della Russia al risarcimento dei danni di guerra in Ucraina e la partecipazione dell’Ucraina al risarcimento dei danni della guerra civile in Donbass

PREMESSA: SIAMO IN UNA SITUAZIONE PERICOLOSA, INSOSTENIBILE E CONTRARIA ALLA NOSTRA COSTITUZIONE

L’Italia, con il Governo Draghi, si è trovata in una posizione di Paese cobelligerante in una guerra che sta producendo danni gravissimi per la nostra economia e che rischia di portarci dentro una Guerra mondiale, senza che di tutto ciò siano stati resi pienamente consapevoli e partecipi gli Italiani. L’art.11 della nostra Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;…”, mentre la comunità delle nazioni e il diritto internazionale hanno affidato all’ONU (e non alla NATO o agli USA) il compito di valutare la legittimità o meno di una guerra. Oggi i paesi NATO si muovono su un terreno scivoloso e pericoloso, secondo schemi internazionali superati e senza riuscire a tutelare l’Ucraina, che ha già subito la perdita del 20% dei suoi territori. Diffondere l’illusione che le controffensive dell’esercito di Kiev possano essere risolutive rischia di essere solo un modo per prolungare il conflitto, esponendo sempre di più l’Ucraina alle gravi ritorsioni di Mosca e portando tutta l’Europa verso un inverno terribile.

  1. L’ITALIA NON PUO’ PERMETTERSI QUESTA GUERRA. LE SANZIONI ALLA RUSSIA DISTRUGGONO NOI

In base ai dati del Tesoro, di Bankitalia e del FMI, fino a ieri, la perdita italiana di Pil 2022 e 2023 dovuta alla Guerra oscilla tra 58 e 74 miliardi di €. Oggi, con il probabile avverarsi dello scenario peggiore conseguente alla chiusura di forniture di gas da parte della Russia, potrebbero aggiungersi altri 95 miliardi di € sempre tra 2022 e 2023, portando il PIL italiano a -2% nel 2023, cioè in recessione. Questa recessione, unita all’inflazione crescente e all’assenza di politiche anticicliche dell’Unione Europea, può portare l’Italia in default, o costringerla ad una stretta economica terribile – simile a quella imposta a suo tempo in Grecia – con aumento vertiginoso della disoccupazione e della povertà diffusa.

Ogni tentativo di isolare completamente la Russia sullo scenario internazionale è largamente fallito. Addirittura l’Economist è arrivato recentemente a chiedersi se le sanzioni verso la Russia stiano funzionando; e questa cruciale domanda il settimanale britannico l’ha posta ben 6 mesi dopo l’inizio del conflitto!

La guerra in Ucraina ha messo a nudo la crisi irreversibile delle istituzioni di Bruxelles. Non solo la Commissione e il Consiglio UE sono stati ferrei nell’imporre le “auto-sanzioni” con effetti economici devastanti, ma hanno fatto ben poco per alleviare queste difficoltà, ulteriormente aggravate dalla BCE con la decisione di aumentare i tassi d’interesse e di bloccare gli acquisti dei titoli di Stato. L’Unione Europea è anche responsabile dello spaventoso aumento del prezzo del gas nei paesi membri, che – mentre nei Paesi extra Ue si è “solo” triplicato – da noi è 11 volte superiore di quanto era nel 2020, dal momento che le regole europee ci impongono di allinearci con il TTF (Title Transfer Facility, mercato di riferimento olandese per lo scambio del gas naturale) e anche paesi alleati speculano su questa situazione.

Anche la solidarietà degli Stati Uniti e di altri membri della NATO nei confronti della nostra Nazione, esposta in prima linea in questo conflitto, è apparsa come un mero esercizio retorico: nulla è stato fatto dall’Amministrazione Biden per ridurre il prezzo del gas che oggi stiamo acquistando in quantità crescente per compensare i tagli delle forniture che venivano dalla Russia. La guerra sta provocando un ulteriore arricchimento degli Stati Uniti, di Canada e Norvegia  a nostro danno. La tanto sbandierata solidarietà atlantica non dovrebbe consistere solo nell’unione nel sostenere l’Ucraina ma anche nella disponibilità a condividere equamente i costi di questo sostegno.

  • TUTTA L’EUROPA SUBISCE LE INIZIATIVE USA E NATO, CHE POSSONO PORTARE REALMENTE VERSO LA TERZA GUERRA MONDIALE

Siamo parte di un’Alleanza in cui non è stato chiarito nemmeno quali siano gli obiettivi della guerra: salvare gli ucraini o indebolire la Russia? Lo stesso Henry Kissinger ha dichiarato: “Siamo sull’orlo di una guerra con Russia e Cina per ragioni che abbiamo in parte contribuito a creare, ma senza aver alcuna idea di come potrà andare a finire o a cosa porterà”

L’Amministrazione Biden continua a comportarsi come se gli Usa rappresentassero ancora l’unica superpotenza planetaria autorizzata a indicare i “buoni” e i “cattivi” nel resto del mondo, mentre oggi l’80% delle nazioni nel Mondo prende le distanze dall’Occidente e si sta formando un blocco di forze poderoso, noto anche come Shangai Cooperation Organization,  che, oltre alla Russia e alla Cina, comprende  l’India e il resto dei BRICS, fino a buona parte del mondo islamico.

Infine, il recente voto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU in cui Cina, India e Brasile si sono rifiutate di condannare l’annessione russa delle quattro province ucraine rappresenta un chiaro monito degli umori del cosiddetto Global South nei confronti dell’Occidente. Il G7 non è più l’unico punto di riferimento per tracciare i destini del pianeta.

In questa guerra gli interessi dell’Europa si muovono dal punto di vista economico (e quindi anche politico) in senso opposto a quelli degli USA, con enormi danni per le nostre imprese e la loro competitività e, in ultima analisi, con ricadute positive a favore di USA e Cina.

Inoltre, all’indomani del probabile disastro delle midterm elections del prossimo 8 Novembre, l’amministrazione Biden potrebbe battere in ritirata: c’è il rischio del ripetersi della “sindrome Afghanistan” con gli USA che mollano di colpo lasciandoci in eredità le conseguenze economiche, sociali e politiche del conflitto.

Questa escalation non sembra trovare un limite: la distruzione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 e, da ultimo, quella del ponte di Kerch che collega Russia e Crimea – con la ritorsione russa operata con crescenti bombardamenti – rappresentano pericolosissimi salti di qualità. Gli USA alimentano l’idea che l’Ucraina possa uscire vincitrice dalla guerra se sarà adeguatamente rifornita di armi e materiali, il regime di Zelensky gioca al rialzo portando la sua controffensiva fino agli attentati in territorio russo, Mosca non può porre termine al conflitto se non portando a casa un tangibile risultato. La guerra si prolunga nel tempo, mentre si moltiplicano i rischi di incidenti che possono portare – anche al di là delle reali intenzioni degli attori in campo – ad un suo pericolosissimo allargamento fuori dal territorio ucraino, fino all’inquietante prospettiva nucleare.

  • CONDANNARE L’INVASIONE DELL’UCRAINA E LE AZIONI E OMISSIONI CHE L’HANNO DETERMINATA

La Russia è sicuramente da condannare per l’invasione di un paese sovrano, ma questa aggressione non deriva da un’improvvisa follia imperialistica di Putin, bensì da precisi motivi geo-politici (rendere più sicuro lo sbocco sul Mar Nero e contenere l’allargamento della NATO ad Est) e identitari (le Repubbliche del Donbass contese dal 2014 in una sanguinosa guerra civile) che devono essere affrontati e rimossi se si vuole aprire una strada verso la pace.

In realtà l’allargamento della NATO all’Ucraina rappresenta per la Russia, a prescindere da Putin, una seria minaccia geopolitica e militare che Mosca ha segnalato da ben 25 anni, così come lo sono state le numerose esercitazioni dell’Alleanza atlantica fatte ai suoi confini e le guerre occidentali in Medio Oriente e in Nord Africa non autorizzate dall’ONU e ai danni di Paesi che vantano stretti legami con la Russia.

A tutto ciò si aggiunge la situazione nel Donbass – dove peraltro sono stati addebitati a miliziani ucraini “crimini di guerra” gravi quanto quelli attualmente contestati all’esercito russo – che rappresenta un nodo insopportabile per la Russia, che nessuno – né l’Ucraina di Zelensky, né le potenze occidentali – si è mai preoccupato di risolvere in qualche modo. Una latitanza imperdonabile visto che Francia e Germania avevano sottoscritto con Kiev e Mosca gli accordi di Minsk per la soluzione del problema Donbass.

  • L’UCRAINA RISCHIA DI ESSERE RIDOTTA AD UNA NAZIONE-RELITTO, SENZA SBOCCHI SUL MAR NERO

E’ difficile che Ucraina e l’Occidente, con il suo crescente sostegno militare, possano vincere questa guerra, ma è molto più facile che possano prolungarla all’infinito, con enormi costi umani sul territorio conteso, consegnando all’Europa una Ucraina ridotta a nazione-relitto e destinata a vivere di sovvenzioni Ue (non Usa) per i prossimi decenni.

Proprio durante la crisi del 2014, Henry Kissinger aveva messo in guardia da un approccio miope alla questione ucraina, sottolineando la necessità di preservare la pace nella regione: «Se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare non deve diventare l’avamposto di una parte contro l’altra, ma fare da ponte tra le due».

Samantha Power, capo dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), nel giugno scorso ha stimato che le autorità ucraine spendono tra 5 e 6 miliardi di dollari al mese per sostenere la guerra contro la Russia, risorse in parte donate dall’Occidente e in più ampia parte ottenute attraverso prestiti che – secondo dati dello stesso periodo del ministero delle Finanze di Kiev – hanno portato il debito estero a raggiungere i 56,8 miliardi di dollari. In più secondo la Corte dei Conti dell’Unione Europea l’Ucraina è stata classificata come il paese più corrotto d’Europa e tra i più corrotti al mondo, generando forti dubbi sulla destinazione effettiva di molti aiuti che vengono destinati alle popolazioni ucraine e all’armamento dell’esercito.

  • NESSUNA PROPOSTA DI PACE CREDIBILE DA PARTE DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

I diktat politici del Governo Draghi hanno precipitato l’Italia in una posizione oltranzista in questa guerra, molto più atlantista che europeista, perfettamente in linea con le progettualità bellicose dell’Anglosfera, in particolaredell’Amministrazione Biden. Abbiamo auspicato sanzioni sempre più severe, abbiamo inviato armi in Ucraina in quantità secretate ma sicuramente superiori a qualsiasi altro conflitto dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, ben lontani dal prendere una qualche realistica iniziativa per la pace, siamo stati in prima fila nel demonizzare la Russia di Putin.

Anche a causa del nostro atteggiamento, l’Europa in sette mesi non è riuscita a stilare una sola proposta di pace per timore di urtare la suscettibilità Usa: ci si è limitati a chiedere a Putin di ritirarsi, addirittura riconsegnando la Crimea all’Ucraina e tornando ai confini di prima del 2014. Proposte inaccettabili per Mosca e potenzialmente provocatorie senza un’applicazione effettiva e duratura degli Accordi di Minsk.

Si perde così l’occasione storica di dare veramente un fondamento geopolitico all’unità politica delle nazioni europee. Se l’Italia promuovesse una linea di solidarietà vera con la Francia e la Germania per creare una posizione differenziata da quella americana, contribuirebbe alla costruzione di un vero “nocciolo duro” europeo, capace di guidare una rinascita politica europea, svincolata dai vincoli della tecnocrazia di Bruxelles.

UN CAMBIO DI ATTEGGIAMENTO PER L’ITALIA: LA NEUTRALITÀ ATTIVA È UNA SCELTA REALISTICA ED ETICAMENTE FONDATA

Ci sono motivi più che sufficienti per fare dell’Italia non un Paese cobelligerante, ma una protagonista delle iniziative di pace. Per essere credibile in questo ruolo l’Italia deve muoversi verso una posizione di neutralità attiva, tutt’altro che indifferente ai destini del popolo ucraino perché impegnata in prima persona a costruire un processo di pace.

Dobbiamo essere consapevoli che il mondo unipolare a guida americana è finito e che l’Italia e l’Europa si devono preparare a vivere e a crescere in un mondo multipolare, con la nascita di nuove e più articolate alleanze fondate sulla consapevolezza che quella internazionale deve essere una ”comunità giuridica” rispettosa delle sovranità di ogni Stato, su un piano di parità e reciprocità.

Proprio per questo si apre la reale possibilità per l’Italia di interpretare una decisiva posizione tanto nazionale quanto europea: diventare la capofila intransigente di una autentica proposta di “cessate il fuoco” e di pace, nonché l’interprete politico del messaggio universale della Chiesa cattolica.

  • NON CONFONDERE LA PROPAGANDA DI GUERRA CON LA REALTÀ

È quanto mai urgente spegnere la “propaganda di guerra” e la criminalizzazione moralistica della Russia, che genera ritorsioni in una tragica spirale di costi umani e finisce con il determinare forme di manicheismo che non aiutano la ricerca di una pace durevole.

Non si può continuare a ripetere meccanicamente che “Putin va combattuto perché si è macchiato di crimini di guerra e contro l’Umanità”: ammesso che siano reali tutte le atrocità e gli abusi contro i civili che oggi vengono addebitati all’esercito russo, gli accertamenti delle responsabilità nella catena di comando russa devono essere caratterizzati da terzietà e seguire procedure consolidate a livello internazionale. Definire Vladimir Putin un “criminale di guerra” significa non solo ignorare la necessità di compiere indagini serie e indipendenti prima di infliggere una simile etichetta ad un Capo di Stato, ma anche bruciare ogni possibilità di trattativa con questo leader e il suo regime. Altra cosa è richiamare Putin alle sue responsabilità di Capo di uno Stato belligerante, chiedendo di accettare accertamenti indipendenti della verità e di intensificare la vigilanza sui reparti militari sospettati di abusi ed eccessi.

È appena il caso di osservare che nessuna autorità politica internazionale si è mai permessa di definire “criminali di guerra” i presidenti americani per le atrocità commesse in Iraq, nei Balcani, in Libia e in Afghanistan.

Inoltre, sia alla Russia che all’Ucraina va chiesto di sospendere ogni processo contro presunti responsabili di crimini di guerra, perché con le ostilità ancora in corso tali processi non possono essere obiettivi e hanno un forte contenuto divisivo e recriminatorio.

  • IL NOSTRO GOVERNO NON PUÒ IGNORARE LE POSIZIONI DELLA CHIESA CATTOLICA E DEL POPOLO ITALIANO

“Ogni guerra è un errore e un orrore”: l’Italia deve diventare la sponda politica del messaggio di pace che viene da Papa Francesco e dalla Chiesa cattolica. Il Vaticano, con sempre maggiore coraggio, ha promosso una linea di pace contraria alla fornitura di nuove armi da parte dell’Occidente. Sposare questo messaggio universale e cattolico è connaturato all’identità del nostro popolo. Papa Francesco non si può certo considerare “un pericoloso putiniano”.

Non si tratta di esprimere un pacifismo assoluto e utopistico, ma di avere la chiara percezione del carattere perverso e irrisolvibile di questa guerra e della funzione di “agnello sacrificale” che il popolo ucraino sta assumendo a fronte di tensioni strategiche planetarie. Proprio l’atteggiamento del Vaticano dimostra che una posizione di neutralità attiva dell’Italia sarebbe fondata, non solo politicamente ma anche dal punto di vista etico e morale.

In più bisogna rispettare la volontà degli italiani, solidali con l’Ucraina ma tutt’altro che favorevoli a veder sprofondare l’Italia in questa guerra. Da fine Luglio non vengono più fatti sondaggi su questo tema. Ma l’ultimo sondaggio fatto dall’Ipsos (del 29/7/2022) attesta che un numero crescente di Italiani (il 47%) non si sente schierato né dalla parte della Russia né dalla parte dell’Ucraina (gli Italiani schierati con quest’ultima sono il 44%). Ancora più nette sono le posizioni sull’invio delle armi: dai dati pubblicati sul Fatto Quotidiano emerge che dal 20 Maggio all’8 Luglio “gli italiani che pensano che bisognerebbe continuare a inviare armi a Kiev si attestano su una media del 16% con un picco del 20% l’8 Luglio”. Infine un sondaggio dell’IPSOS del 10 ottobre scorso indica che il 60% degli Italiani vuole che “Zelensky scenda a patti con Putin”.

  • ALTRI PAESI NATO SI SONO MANTENUTI NEUTRALI SENZA SUBIRE DANNI POLITICI ED ECONOMICI

Ci sono almeno due Paesi aderenti alla NATO, l’Ungheria di Orban e la Turchia di Erdogan, che hanno assunto posizioni di neutralità rispetto a questo conflitto, rafforzando proprio per questo la propria influenza internazionale e la propria situazione economica, ma – nel caso della Turchia – sono stati determinanti per aprire ponti di dialogo e risolvere questioni cruciali come quella dell’esportazione del grano.

Ma sarebbe un errore lasciare il negoziato nelle mani del Presidente Erdoğan, perché questo leader sovente ha usato le crisi e le guerre per ottenere concessioni dall’Occidente. Al contrario, se guardiamo al passato, l’Italia ha svolto al meglio il suo ruolo di alleato nella NATO, non quando si è comportata come zelante esecutore ma quando è stata capace di facilitare la comprensione e il dialogo tra l’Alleanza e i suoi nemici.

Dobbiamo essere consapevoli che il Trattato istitutivo della NATO non ci obbliga ad aderire a iniziative diverse da quelle della difesa dei paesi membri ed è quindi compatibile con una posizione di “neutralità attiva” in questa guerra.

Inoltre, la NATO ha un ambito di operazioni ben definito geograficamente e bisogna evitare un’ulteriore, pericolosa, escalation che potrebbe impegnare l’Alleanza anche contro la Cina, come lascia intendere l’ultimo Concetto Strategico adottato dal Vertice NATO di Madrid nel Giugno scorso.

L’INIZIATIVA ITALIANA ED EUROPEA PER L’APERTURA DI UN TAVOLO DI TRATTATIVE

Non si deve abbandonare il popolo ucraino al proprio destino, né rimanere indifferenti rispetto all’invasione di uno Stato sovrano (auspicando che nel futuro si tenga lo stesso atteggiamento anche quando a invadere – senza la preventiva autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU –  saranno le potenze occidentali e non la Russia), ma il Governo italiano, insieme a quello francese e tedesco, hanno il dovere di delineare un piano di pace realistico, senza delegare agli USA e agli eurocrati di Bruxelles questo compito.

Proviamo ad indicare i punti di un possibile piano di pace da proporre con continuità e determinazione, in collaborazione con tutte le organizzazioni internazionali e gli Stati consapevoli dei pericoli drammatici legati ad una prosecuzione della guerra. Il momento per rilanciare le trattative è proprio questo, in cui la Russia stenta a mantenere il suo controllo nel  Donbass e sono sempre più evidenti i rischi di un allargamento del conflitto.

  • NEGOZIARE LA FINE DELLE SANZIONI, OTTENERE LA FORNITURA DEL GAS NECESSARIO ALL’ITALIA

Il primo passo deve essere quello di mettere sul tavolo europeo l’insostenibilità economica delle “auto-sanzioni” che sono state finora applicate. In più l’Italia deve dire con chiarezza che non intende mantenersi solidale sulla strada delle sanzioni se i principali nodi economici europei – a cominciare dal prezzo del gas – non saranno subito sciolti e se alcuni paesi membri o alleati continueranno a lucrare sulle nostre difficoltà.

Aprire, parallelamente alla definizione di una posizione politica di “neutralità attiva”, un negoziato autonomo con la Russia per verificare la possibilità di ottenere, come ha fatto l’Ungheria di Orban, le forniture di gas a un prezzo sostenibile per la nostra economia. La trattativa in Europa sulle sanzioni deve essere messa in parallelo a quella con la Russia per la fornitura del gas, perché solo così faremo scendere le autorità di Bruxelles dal loro piedistallo di utopismo e di arroganza.

  1. SOSPENDERE L’INVIO DI ARMI IN UCRAINA PER OTTENERE UN IMMEDIATO CESSATE IL FUOCO E LA CONCOMITANTE APERTURA DI UN TAVOLO DI TRATTATIVE

L’Italia deve proporre con chiarezza e determinazione l’immediata fine delle forniture militari all’Ucraina in cambio di un altrettanto immediato cessate il fuoco, come primo necessario passo per avviare il dialogo e le trattative.

Fino ad ora gli USA e i paesi europei si sono limitati a chiedere ai russi il cessate il fuoco, senza però garantire, nel contempo, il blocco della fornitura di armamenti all’Ucraina, alimentando così i sospetti del Cremlino che questo sia solo un trucco per dare più tempo all’esercito di Kiev per prepararsi a proseguire il conflitto.

In attesa di una risposta da parte dei contendenti, l’Italia deve sospendere ogni ulteriore invio di armi (che spesso sono imposte a scapito della loro disponibilità per le nostre stesse Forze Armate) come primo segnale di un cambio di atteggiamento. Un recente servizio dell’emittente USA CBS, che a seguito di forti pressioni dell’Amministrazione Biden, non è stato più messo in onda, ha peraltro indicato che solo un terzo delle forniture militari occidentali inviate all’Ucraina avrebbero raggiunto la linea del fronte.

Il cessate il fuoco deve basarsi sul congelamento della situazione militare al fronte, con osservatori internazionali inviati dall’OSCE o dall’ONU per controllare e denunciare ogni incidente e ogni spostamento di truppe in prossimità della linea di demarcazione. In questa situazione è possibile aprire un tavolo di trattative che, con un lavoro probabilmente lungo e faticoso, cominci ad operare per un raffreddamento del conflitto e cerchi di insediare una “Commissione di riconciliazione” in grado di valutare le ragioni dei contendenti.

“Bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale” ha detto Papa Francesco nel suo discorso all’ONU del 25 settembre 2015.

  1. NEUTRALITÀ DELL’UCRAINA, CON UN IMPEGNO RAFFORZATO A NON ADERIRE AD ALCUNA ALLEANZA MILITARE

Sul tavolo delle trattative deve essere messo l’impegno rafforzato (ovvero sancito sul piano costituzionale) dell’Ucraina a non aderire ad alcuna alleanza militare, escludendo ogni prospettiva di adesione alla NATO, oggi prevista proprio all’interno della Costituzione.

Tutti i paesi che sottoscriveranno il Trattato di Pace devono impegnarsi a tutelare la futura integrità territoriale dell’Ucraina e a difenderla nei confronti di qualsiasi minaccia esterna.

  1. PIENO RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE DEL REFERENDUM SULL’INGRESSO DELLA CRIMEA NELLA FEDERAZIONE RUSSA.

Continuare a porre il problema dell’annessione della Crimea è la dimostrazione del carattere irrealistico di ogni trattativa finora proposta alla Russia. La Crimea, storicamente, ha sempre fatto parte della Russia, venne “regalata” all’Ucraina nel 1954 dall’allora leader sovietico Nikita Krusciov per celebrare i 300 anni dell’unione tra i due Paesi e ha sancito il ritorno a Mosca già da 8 anni con un voto del suo Parlamento e con un referendum, giuridicamente controverso ma ampiamente partecipato.

  1. NUOVI REFERENDUM SOTTO IL CONTROLLO INTERNAZIONALE SUL FUTURO DELLE PROVINCE UCRAINE ANNESSE DALLA RUSSIA

Il nodo cruciale del Donbass e delle altre regioni occupate dai Russi deve essere sciolto passando attraverso il principio dell’autodeterminazione dei popoli, riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite. Anche il Gen. Vincenzo Camporini – ex capo di stato maggiore della difesa non certo sospettabile di simpatie putiniane – ha proposto la soluzione di «un referendum gestito a livello internazionale dall’OSCE».

La Federazione Russa ha organizzato autonomamente questi referendum che, al di là dell’afflusso e dei risultati, non possono essere riconosciuti a livello internazionale e quindi hanno reso più difficile ogni ipotesi di negoziato di pace.

Per questo bisogna permettere alle popolazioni della Repubblica Popolare di Doneztk e della Repubblica Popolare di Lugansk, nonché  delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, di scegliere liberamente il proprio futuro, concordando con Russia e Ucraina la ripetizione dei referendum sotto il controllo di una organizzazione internazionale (l’OSCE o l’ONU), dopo il termine delle ostilità e sulla base di censimenti antecedenti al 2014.

Nel Trattato di pace deve essere prevista la tutela delle minoranze etniche all’interno di queste due repubbliche. Fino allo svolgimento del referendum e al pieno riconoscimento dei suoi risultati, nel territorio delle due repubbliche può essere resa operativa una forza di interposizione ONU.

  1. IMPEGNO RAFFORZATO DELLA RUSSIA A NON METTERE NUOVAMENTE IN DISCUSSIONE I CONFINI CON L’UCRAINA E NON INTERFERIRE SULLA SUA VITA POLITICA INTERNA

Il Trattato di pace deve tutelare la sovranità dell’Ucraina, l’intangibilità dei suoi nuovi confini, la non interferenza nei suoi processi democratici e nella sua vita politica interna. In questa sovranità deve essere ricompresa la scelta di aderire o meno all’Unione Europea, su cui sono state avviate le procedure di adesione. La Russia deve sancire queste decisioni con una procedura legislativa rafforzata di rango costituzionale.

  1. PIANO INTERNAZIONALE PER LA RICOSTRUZIONE, CON LA PARTECIPAZIONE DELLA RUSSIA AL RISARCIMENTO DEI DANNI DI GUERRA IN UCRAINA E LA PARTECIPAZIONE DELL’UCRAINA AL RISARCIMENTO DEI DANNI DELLA GUERRA CIVILE IN DONBASS.

Dopo mesi di guerra sul territorio ucraino e anni di guerra civile nel Donbass bisogna garantire la ricostruzione, il risarcimento dei danni subiti dalle popolazioni civili e la possibilità di innescare un nuovo sviluppo economico. Per questo è necessario varare un piano internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina e delle Repubbliche di Doneztk e di Lugansk, con la partecipazione della Federazione Russa al risarcimento dei danni di guerra relativi a infrastrutture civili e patrimoni privati in Ucraina e la partecipazione dell’Ucraina al risarcimento dei danni relativi a infrastrutture civili e patrimoni privati causati dalla guerra civile in Donbass prima dell’intervento russo.

           Comitato “Fermare la guerra”

Roma – 5 ottobre 2022

Primi firmatari:

Gianni Alemanno (Portavoce Comitato “Fermare la guerra”), Massimo Arlechino (Roma), Marco Bertolini (Generale, già Comandante Brigata Paracadutisti “Folgore” e Comando Operativo di Vertice Interforze), Francesco Biava (Segretario nazionale Circoli “Area”), Simona Boccuti (Fondatrice de “Il Popolo delle mamme”), Francesco Borgonovo (vicedirettore de “La Verità”), Sara Canu (Consigliere  regionale Sardegna),  Franco Cardini (Storico, Presidente emerito dell’Associazione “Identità Europea”), Felice Costini (Presidente “Area Rieti”), Aldo Di Lello (Scrittore), Bruno Esposito (Presidente Associazione “Iniziativa Meridionale”), Nino Galloni (economista), Fabio Granata (Presidente Associazione “Articolo Nove”), Alfio Krancic (Giornalista, autore satirico de “Il Giornale”), Giuseppe Lauria (Consigliere comunale Cuneo, Presidente nazionale Coordinamento amministratori locali no green pass), Massimo Magliaro (Direttore di “Nova Historica”), Marco Martinelli (vice Presidente Associazione “Altero Matteoli”), Giuseppe Marro (Segretario nazionale Cisal-Fialp), Giancarlo Moretti (Consigliere nazionale MCL – Movimento Cristiano Lavoratori), Mimmo Nania (Messina), Giulio Natali (già Consigliere regionale delle Marche), Ferdinando Parisella (Segretario nazionale Associazione “MIO Italia”), Adriana Poli Bortone (Presidente Associazione “Io Sud”),  Mario Polia (Antropologo, professore emerito della Pontificia Università Gregoriana), Michele Rallo (Presidente Comitato Scientifico Centro Studi “Dino Grammatico”), Marina Simeone (Presidente Associazione “Generoso Simeone”), Augusto Sinagra ( Professore ordinario Facoltà di Scienze Politiche Università degli Studi di Roma “La Sapienza”), Marcello Taglialatela (Presidente Associazione “Campo Sud”), Gianfranco Gentetsu Tiberti (Maestro responsabile del Tempio Zen Italia Gorinkai), Leo Valeriano (Cantautore),  Marco Valle (Direttore “Destra.it”).

Firmatari (in ordine alfabetico):

Pompeo Agrifoglio (Catania), Paolo Albanese (Grosseto), Giovanni Andricciola (Coordinatore Catanzaro “Partitalia”), Francesco Annunziata (Salerno), Lidio Aramu (Napoli), Silvano Arbuse (Portavoce Associazione “Città Plurale”), Alfredo Arista (Coordinatore Roma Associazione “Partitalia”), Giovanbattista Arlechino (Roma), Ennio Apuzzo (Castellammare di Stabia – NA ), Pierpaolo Antonucci (Dirigente Associazione “Partitalia” Catania), Gianni Arena (Associazione “Cultura Identità”), Salvo Ardizzone (Saggista), Luciano Auriemma (Napoli), Massimiliano Balboni (Roma), Umberto Balistreri (Palermo), Roberto Balletti (Roma), Claudio Barchetti (Roma), Enrico Bassi (Presidente dell’Associazione “Gruppo Trasporti Roma”), Alessandro Bego (Direttivo Cial Onlus), Stefano Bellucci (Roma), Fabio Benedetti (Roma), Gino Benedetti (L’Aquila), Michele Benfari (Agrigento), Paolo Bianchini (Genova), Carlo Biondo (Dirigente Associazione “Partitalia” Catania), Italo Bizzarri (Parma), Silvana Bonavita (Napoli), Riccardo Borgognoni (Firenze), Sandro Braccini (Napoli), Nunzio Brandi (Napoli), Michele Brandi Bisogni (Napoli), Raffaella Brizzi (Alessandria), Riccardo Brocchi (Roma), Maurizio Brugiatelli (Roma), Enzo Bustelli (Pozzuoli – NA), Sebastiano Butera (Associazione “Il Vento”), Mauro Buzzetti (Presidente “Centro Studi Sociali San Giovanni Bosco Odv” – Genova), Alberto Ugo Caddeo (Società Italiana Medicina – Milano), Giuseppe Calderazzo (Firenze), Gioacchino Camponeschi (Roma), Sarah Camponeschi (Roma), Raffaele Candido (Lecce), Graziano Canestri (Editorialista  mensile “Il Laboratorio”),  Guido Cappellino (Segretario sindacato FLP Viterbo), Daniele Carbone (Alessandria), Giancarlo Cartocci (Roma), Ciro Capone (Napoli), Stefano Capponi (Roma), Giulio Cassetta (Palermo), Roberto Catucci (Roma), Martina Cecco (Direttrice “Secolo Trentino”), Lorella Celia (Catanzaro), Antonio Cembrola (Maddaloni – CE), Achille Cester (Pavia), Giovanni Chersola (Presidente La Collina Verde Nel Mediterraneo Odv), Giulia Ciapparoni (Roma), Ombretta Ciampini (Roma), Piergiuseppe Ciaraldi (Dirigente sindacale INPS – Roma), Marco Cicala (Napoli), Marco Ciferri  (Porto San Giorgio – FM), Piero Cocchi (Napoli), Andrea Colombo (Presidente “Associazione culturale Agire in Comune”), Marialba Continolo (Catanzaro), Elio Concu (Gonnostramatza – OR), Luigi Copertino (Responsabile Abruzzo Associazione “Identità Europea”), Roberto Corona (Roma), Franco Corrado (Cosenza), Mari Cortese (Direttore Editoriale giornale “Freepress online”), Pierpaolo Cotza (Setzu – CA), Marco Criscitiello (Casavatore – NA), Giuseppe Criseo (Editore “Quotidiano d’Italia”), Davide Cuccu (Roma), Anna Maria Cuffaro (Catanzaro), Gaetano Cuomo (Roma), Luigi D’Agosto (Verona), Fabio D’Amato (Roma), Teresa D’Apollonio (Isernia), Claudia D’Arienzo (Salerno), Anna D’Onofrio (Salerno), Paolo D’Orazio (Presidente Associazione “L. I. Art” ), Gioacchino Di Lillo (Maddaloni – CE), Elisabetta Faa (Cagliari), Silvio Fedrizzi Maniacco (Trento), Ferrante De Benedictis (Presidente giovani ingegneri Torino), Cristano De Eccher ( Trento), Gabriele De Franco (Crotone), Rosa Chiara De Luca (Roma),  Gianrenato De Gaetani (Fondatore Domus Cultura Odv), Mimmo De Mattia (Napoli), Raimondo De Nardo (Catanzaro), Aristeo De Petris ( Pescara),  Gennaro De Simone (Napoli), Domenico Di Carmine (Giornalista), Carlo Di Dato (Presidente Associazione “Assodiritti”), Fabrizio Del Gobbo  ( Ancona), Danilo Del Latte (Roma), Arturo Del Peschio (Presidente “AssoGeSi – Generare Sinergie”), Giuseppe Della Gatta ( Villa di Briano – CE), Rossano Di Domenico (Dirigente “Giustizia sociale Francesco Capri Odv”), Maurizio Di Lorenzo (Presidente “Associazione Culturale Gabriele D’annunzio”), Andrea Di Mauro (Salerno), Mimmo Di Renzo (Napoli), Massimo Diodato (Napoli), Domenico Di Piero (Roma), Andrea Donniaquio (Presidente “Fronte dei Consumatori Aps”),  Gianluigi Crocco Egineta (Benevento), Doriana Eneide (Genova), Angelo Esposito (Presidente Associazione “Liberadestra” Somma Vesuviana – NA), Maurizio Esposito (vice Presidente Associazione “Campania Sanità”), Monica Esposito (vice Presidente “Giustizia sociale Francesco Capri Odv”), Valerio Evangelisti (Roma),  Attilio Falci (Viterbo), Mariano Falcone (Salerno), Davide Falsino (Conservatorio di Napoli),  Francesco Fedeli (Presidente Circolo Appio Tuscolano – Roma), Roberto Fedeli (Roma), Roberto Ferrando (vice Presidente “Orizzonti Identitari Odv”), Pina Ferri (Corato – BA), Francesco Filitto (Roma), Mauro Finocchito (Napoli), Paolo Finestra (Latina), Carmelo Fontana  (Terracina – LT), Pasquale Forciniti (Roma), Sandro Forte (Giornalista), Stefano Franchi (Bologna ), Stefano Frati (Roma), Raimondo Frau (Coordinatore Trento Associazione “Partitalia”), Luigi Furgiuele (Consigliere Comunale Chieri – TO), Chicco Furlotti (Roma), Cristian Gaglio (Roma), Giuseppe Gaglione (Torre del Greco – NA), Marilù Galdieri (Napoli), Stefano Galetto (Latina), Laura Gallieni (Milano), Antonio Gallitto (Genova), Aldo Ganci (Siracusa), Emanuele Gargiulo,  Claudio Gaudino (Napoli), Paolo Giardini (Presidente Fare Verde Civitavecchia), Nicola Giuliano (Desenzano Garda – BS), Mario Giuliano (Bogotà – Colombia), Raffaele Giustino (Presidente Associazione “L’anello di Re Salomone”), Alfredo Goglia (Napoli), Augusto Grandi (Direttore Electo Magazine), Mauro Grandinetti (Salerno), Alex Grassi (Dirigente Associazione “Identità Italiana – Italiani all’estero”), Barbara Graziano (Milano), Daniela Grazzi (Siena), Guglielmo Grieco (Salerno), Italo Guarino (Salerno), Sonia Grotto (Breganze – VI), Giuseppe Guagliardi (Dirigente Fedagromercati), Rocco Guerriero (Avellino), Federica Guiducci (Presidente Consiglio Comunale Tarquinia – VT), Giuseppe Guzzardi (Dirigente Associazione “Partitalia”), Anna Iandolo (Salerno),  Giuseppe Indorato (Presidente Circolo “Meta Sociale”),  Carmine Ippolito (Presidente “Insorgenza Nazionale”), Oscar Murolo Landi (Napoli), Giovanni Larosa (Dirigente sindacale Unsa – Ravenna), Giunio Lavizzari (Presidente ”Gilberto e Rina Govi Aps”), Domenico Leggiero (Presidente Osservatorio Militare Vittime Uranio Impoverito), Umberto Leo (Lecce), Italo Linzalone (Presidente Associazione per la Giustizia e il Diritto “Enzo Tortora Onlus”), Marco Lombardi (Roma), Alfredo Lonoce (Brindisi), Fabio Lo Bono (Termini Imerese – PA), Cosimo Damiano Lioi (Roma), Paolo Lucci Chiarissi (Roma), Luciani Cristina (Santa Giustina – BL), Maurizio Lupini (Responsabile Provinciale sindacato COSP Enti locali Regione Lazio), Camillo Luzzi Conti (Roma), Michele Maglione (Napoli), Mino Malandrini (Siena), Roberto Malvezzi (Aprilia – LT), Massimiliano Mammi (Torino), Americo Mancini (Dirigente “Popolo della famiglia”), Mirko Mancini (Responsabile settore turistico  dell’Associazione commercio  Leonessa – RI),  Anna Maria Mania (Salerno), Carla Mannetti (Presidente Associazione “Progetto l’Aquila”), Annalisa Maregotto (Abano Terme – PD), Mariani Sonia (Roma), Rita Marizza (Gradisca d’Isonzo – GO), Danilo Manodoro (Associazione “Armonia Caserta”), Claudio Marone (Consigliere comunale Maddaloni – CE), Maurizio Martena (Roma), Maria Grazia Martinelli (Dirigente Associazione “Partitalia”), Francesco Martucci (Foggia), Maria Grazia Masella (Roma), Mauro Masella (Roma), Maria Francesca Mattana (Assemini – CA), Lucio Maurino (Pluricampione del mondo di karate, Caserta), Stefano Masi (Presidente Associazione “Centuria Aps”), Francesco Mastroianni (Lamezia Terme – CZ), Maurizio Mazza (Coordinatore provinciale Catania Associazione “Partitalia”), Siro Mazza (Giornalista), Massimiliano Mazzanti (Direttore “2 di Picche”), Antonio Mazzella (Caserta), Angela Menicucci (Dirigente Associazione “Partitalia”), Luigi Mercogliano (Napoli), Roberto Massei (Roma), Niccolò Meier (Dirigente Centro studi sociali San Giovanni Bosco), Martino Miali (Martina Franca – TA),  Maria Elisabeth Modica (Imprenditrice, dirigente di Confagricoltura Catania), Salvatore Monaco (Napoli), Carlo Cesare Montani (Storico e saggista ), Alessandro Montesi (Roma), Elisabetta Monti ( Seregno – MB), Francesco Mormile (Presidente dell’Associazione “Lazzari di Portacapuana”), Vincenzo Moscariello (Dirigente Associazione “Campo Sud”), Titti Monteleone (Belluno), Nicola Mottola (Presidente  Associazione “La Nuova Conversano”), Antonello Mura (Cagliari), Lina Musiari (Marsala – TP), Francesco Musto (Cinisi – PA), Roberto Nanni (Terni), Giovanni Natale (Presidente Associazione “Riscatto Dignità Cittadinanza”), Sebastiano Negri (Bologna), Danid Nieri (responsabile edizioni “La Vela”), Stefano Olimpieri (Consigliere Comunale Orvieto), Francesco Norcia (Dirigente Associazione “Partitalia”), Pinuccia Novi (Napoli), Gaetano Oliva (Napoli), Francesco Orefice (Napoli), Marco Orlando (Napoli), Fernando Ottaviano (Quintavalle – NA), Salvo Pace (Catania), Marco Paduano (Roma), Fabrizio Paladini (Roma), Angela Palmiero (Associazione “Nistagmo Italia”), Alfonso Palumbo (Foglianise – BN), Walter Jeder Pancini (Milano), Mimmo Paolella (Acerra – Na), Giovanni Papa (Presidente  Associazione “Destra Sociale e Popolare”), Giuseppe Parente (Direttore quotidiano “Il Sovranista”), Gloria Pasquali (Roma), Francesca Romana Passarini (Roma), Luigia Passaro (Padova), Franco Pastore (Direttore “Antropos in the World”), Giovanni Pastore (Caserta), Roberto Pecchioli (Genova), Luigi Pedrone (Responsabile Lombardia Associazione “Identità Europea”), Carmen Pedrotti (Trento), Marco Pelagatti (Presidente Associazione “Arcut”), Federico Pennacchioni (Roma), Enrico Pennaforti (Roma), Fabrizio Pepe di Marabello (Membro Fondazione G. Almirante, Ceriale – SV), Pierpaolo Perini (Coordinamento Associazione “La Fenice”), Antonio Petrongolo (Roma), Francesco Petrosino (Tivoli), Daniele Petrucci (Monza), Maria Piergallini (Roma), Luigi Pignatale (Presidente Associazione “Ars group”), Antonio Pimpini (Scuola Studi Giuridici e Monetari “Giacinto Auriti”), Andrea Mario Piovesana (Consigliere Comunale Pasiano – PD), Angelo Pisani (Napoli), Stefano Pisaniello (Associazione “Nuovo Avvenire”), Gennaro Pisco (Modena), Donato Presutto (Venezia), Stefano Principe (Roma),  Giovanbattista Policastro (Maddaloni – CE ), Antonietta Pontonio (Segretario regionale Puglia “Comitato 10 febbraio”), Giovanni Preziosa (Bologna), Luciana Ranaldo (Ginosa – TA), Alessandro Rapinese (Chieti), Barbara Rattazzi (Roma), Roberto Ravera (Dirigente “Croce al Manfrei Aps”), Antonio Recupero (Presidente Associazione “Italia con Trump”),  Angelo Retta (Presidente Associazione politico culturale “Alternativa per l’Europa”), Michele Rianna (Consigliere comunale San Vitaliano – NA), Francesco Ribezzo (Civitavecchia – RM), Daniele Ricci (Associazione militari Croce Rossa), Francesco Rigo (Napoli), Enzo Riccio (Presidente Associazione “Family service point Napoli centro”), Giuseppe Rochira (Castellaneta – TA ), Marco Roma (Roma), Annamaria Romano (Associazione “Graffito d’argento”), Luca Romoli (Firenze), Rossella Romualdi (Roma), Roberto Rosseti (Roma), Massimo Rossi (Presidente Associazione “Daccapo”), Cesare Rossini (Roma),  Emanuele Rotta (Siracusa),  Giuseppe Rotunno (Giornalista, prof. Filosofia, Psicologia, Scienze Umane e Sociali), Aldo Rovito (Tenerife – SP), Francesco Rovella (Catania), Michelangelo Rubino (Presidente “Federazione europea Pier Giorgio Frassati”), Maurizio Ruggiero (Presidente Associazione “Alternativa Territoriale”), Rosanna Ruscito (Napoli), Sergio Russo (Secondigliano – Na), Pier Paolo Saleri (Saggista politico, tra i fondatori MCL – Movimento Cristiano Lavoratori), Daniele Sanetti (Roma), Paolo Santanelli (Presidente “Chiaia per Napoli Onlus”), Luigia Sassi (Siena), Antonio Scelzo (Salerno), Simonetta Scotto (scrittrice, Dirigente Associazione “SS. Homine Cura Iuvat”), Enzo Schiavo (Napoli), Giuseppe Serroni (Presidente Associazione “I Sedili di Napoli Onlus”), Roberto Siconolfi (Napoli), Pierpaolo Signore (Coordinatore Regionale “Movimento Regione Salento”), Cristofaro Sola (Avellino), Marco Soleo (Genova), Vincenzo Solidone (Napoli), Claudio Soligno (Napoli), Alessio Sommariva (Associazione “Italiani All’estero”), Arturo Sorrentino (Dirigente Associazione “Campo Sud”), Luigi Songa (Presidente Associazione culturale VCO Tricolore), Lucia Spampinato (Roma),  Massimo Spena (Monza), Marco Spera (Coordinatore Associazione “Vento di Napoli”), Simone Spiga (Cagliari), Massimo Spinaci (Presidente “La Fabbrica di Giano Odv”), Lucetta Spinetti (Genova), Vincenzo Stabile (Generale Corpo Forestale dello Stato), Vito Storniello (Salerno), Giuseppe Tagliente (Vasto – CH), Lorenzo Taramella (Roma),  Salvatore Taverna (Presidente Associazione “Sportello Sostenibile Aps”), Franco Tempesta (Roma), Luca Testini (Bracciano – RM), Alfonso Testa (Campobasso), Gianluca Tirone (Roma), Antonio Todaro (Napoli), Felice Todaro (vice presidente “Il Popolo Italiano Aps”, Roma), Mario Muscari Tomajoli (Napoli), Giuseppe Tommasillo (Pozzuoli – NA), Tomassetti Antonello (Roma), Daniele Tranchida (Ricercatore Università di Messina), Emanuela Trombetta (Roma), Francesco Tuo (Associazione “Amici Di Fra Ginepro”), Roberto Tundo (Lecce), Marco Valente (Roma), Valentino Valentino (Consigliere Centro Naturale Commerciale Golfo Aranci – SS), Sergio Valese (Salerno), Ciro Vallone (Benevento), Giampietro Vargiu (Uri – SS), Gaetano Vassallo (Napoli), Luigi Veccia (Napoli), Romeo Velotti (Serracapriola – FG), Maria Venturi (Cassano Spinola – AL), Mariano Alessi Vernì (Ravenna), Giuseppe Vigliotta (Maddaloni – CE), Enzo Vitolo (Salerno), Rodolfo Vivaldi (Presidente “Domus Cultura Odv”), Giuseppe Vozza (Caserta), Carmine Zamprotta (Napoli), Michele Zappatore (Segretario cittadino “Comitato 10 febbraio” Torremaggiore – FG), Fernando Zara (Battipaglia – SA), Eduardo Zarelli (Editore), Carla Zia (Venezia), Pier Paolo Zito (Presidente “Axia Eventi Odv”), Alessandro Zotti (Roma), Marco Zucchelli (Trento).

Secolo Trentino