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Attualità Società

Emanuela Orlandi – Vatican girl – fiction o realtà

NDA: nota dell’autrice

Sta per scoccare il quarantennale della scomparsa di Emanuela Orlandi, liceale nata a Roma nel 1968,  vissuta nel caldo nido sotto il cupolone fino al 22 giugno 1983.

Ci siamo già occupati del suo caso, riportando i contributi più significativi sopraggiunti nel terzo millennio, anche quelli più eccentrici. Cogliamo l’occasione per scusarci di  un refuso che alterava il testo e di un’errata corrige: in casa Orlandi, con papà Ercole e la mamma, Maria Pezzano, i figli erano in tutto cinque: Pietro, unico maschio, e quattro sorelle: Natalina, Federica, Emanuela appunto e Maria Cristina

Di recente la vicenda si è rianimata, senza essersi in realtà mai chiusa, nonostante un’archiviazione determinata dall’esaurimento delle piste fattuali, una volta constatata l’ impraticabilità di tante narrazioni. La fiction Netflix, con il suo intrigante titolo da soap americana, ovviamente le ha ridato slancio e il fascicolo si chiude e riapre come molti altri.

Aggiungiamo qui alcuni dettagli su approfondimenti “diversi”, iniziando dai video Youtube del giornalista Pino Nicotri, che ha spietatamente sollevato il velo su molti aspetti dati sempre per scontati, rivelando l’insidia di vecchie testimonianze poggiate su voci o su un’unica voce, mai confermata né comprovata.

“Bufala dei lupi grigi, bufala della banda della Magliana”: se il giornalista così intitola, ci mette su una strada già ben diversa da quella usuale.

Egli segnala la presenza dello zio Mario Meneguzzi, che rispondeva alle telefonate a casa Orlandi di supposti rapitori o avvistatori; l’uomo fu avvertito dall’amico agente Sisde Giulio Gangi di essere pedinato, ma tutto finì lì. Le frequentazioni di “barbe finte” non sono da tutti.

Gli appelli di papa Wojtyla – otto in tutto –  inizialmente non sarebbero stati concordati con i familiari e appaiono opera dei consiglieri papali, più che del pontefice in persona; di più, essi impistano subito sull’idea del rapimento, non ancora condivisa: a caldo, non si scartava alcuna ipotesi, compresa una provvisoria fuga per noia, che accomunava molte scomparse di minorenni in Italia. Si ritiene discutibile che le uscite del successore di Pietro siano state utili, anche se risultarono suggestive per la folla. – NDA: ultimamente il papa santo è oggetto perfino di insinuazioni riguardo interessi morbosi verso la fanciulla -.

Più voci insistono che Giovanni Paolo II, accanito anticomunista, avrebbe irritato i servizi segreti dell’est, poi redattori di vendicativi comunicati farlocchi a nome di terroristi turchi che non c’entravano nulla. Da qui sarebbe partita tutta la storia che vedeva la Orlandi quale moneta di scambio per la liberazione di Ali Agca: il quale, pur scrollandosi di dosso l’ingombrante coinvolgimento, nel tempo mesterà le acque con accuse a strascico per quel rapimento, a cominciare dal KGB.

Il giornalista rende nota la situazione in Casa Orlandi, dove avrebbe convissuto una zia, sorella di Ercole, sui movimenti della quale le cronache sono state evasive.

Si affronta la figura di Raoul Bonarelli, capo della security vaticana, indotto da monsignor Bertani, cappellano del papa, durante una telefonata intercettata, a mentire se interrogato; e a scaricare l’onere delle indagini sulla magistratura italiana, visto che la giovane era sparita nel nostro territorio: una posizione affiancata inizialmente dai familiari.

NDA: – ricordiamo che chiese, basiliche, edifici religiosi in genere, godono dell’extraterritorialità; se si fosse ritenuto che Emanuela era svanita ancora “dentro” la scuola di musica Ludovico Da Victoria, dove quel giorno era andata a lezione di flauto, unito al fatto che lei aveva la cittadinanza vaticana, l’indagine sarebbe stata di competenza della chiesa e non dello stato italiano. La quindicenne viene data per dispersa verso le 19.15 di quel giorno.

Proseguiamo con Nicotri.

Visto che toccava all’Italia, il parlamento avviò la rogatoria internazionale per poter interrogare dei prelati. Citiamo dal nostro precedente articolo:

Natalina Orlandi, dal canto suo, sarebbe stata segretaria di Gianluigi Marrone (1956/2009), dirigente superiore del Parlamento italiano e giudice unico in Vaticano: ruoli perfino in contrasto se, come apprendiamo, questo Marrone firmava per l’Italia le rogatorie sul Caso Orlandi e poi, quando andava ad occupare la scrivania in Vaticano, le respingeva. Marrone fu anche il giudice che, nel 1998, decretò la chiusura fulminea del caso giudiziario conosciuto come “la strage” tra Guardie svizzere (caso Estermann/Tornay).

La doppia veste di Marrone fu avallata dal presidente della camera Nilde Iotti.

Le fonti di Nicotri sono ovviamente riservate, e avrebbero rilasciato dichiarazioni esplosive. Si parla della presenza della ragazzina, il giorno stesso della sua scomparsa, in via Monte del Gallo, vicino alla stazione di San Pietro, strada dove si trovano edifici di proprietà della chiesa; e si lega questa adiacenza al fischio di un treno ascoltato durante una delle telefonate a casa Orlandi da parte del famoso “amerikano”, chiamate che Nicotri non crede essere partite da Termini, troppo affollata e risonante di rumori che potevano portare all’identificazione.

NDA – abbiamo sempre ritenuto probabile che questo americano fosse un italiano intento a simulare l’accento anglosassone, con uno sforzo plateale nel tentativo di imitare una cadenza inarrivabile per chi americano non è.  A botte di allusioni, si è voluto rimarcare il rango intellettuale elevato dell’anonimo, la sicura conoscenza del latino e altre curiosità che dovrebbero inchiodare monsignor Marcinkus, presidente dell’Istituto Opere religiose (IOR); ebbene, bastava farci ascoltare, anche brevemente, la voce di quest’ultimo – sicuramente disponibile in qualche repertorio – e chiunque avrebbe potuto confrontare con le proprie orecchie.

La tomba di De Pedis nella chiesa di Sant’Apollinare.

Tutto ebbe inizio da una telefonata “anonima” a “Chi l ha visto”, in cui una voce suggeriva di andare a rovistare nel sepolcro. La notizia in realtà era risaputa e sembra rilasciata a orologeria. Ne seguiranno lavori di scavo, in seguito allargati, su altra segnalazione, al cimitero teutonico dentro le mura leonine, “ dove indica l’angelo” (statua di marmo NDA), senza ovviamente nulla trovare, se non vetuste ossa. Da tale comunicazione si sarebbe avviato il nuovo filone del terzo millennio. Per coincidenza, la finta soffiata arrivò dopo la morte del papa polacco.

La nota trasmissione della Sciarelli rilancia l’affaire, andando a cercare compagne di scuola che tendono a non farsi trovare; intervistando la ex di De Pedis, quella Sabrina Minardi già moglie del calciatore della Lazio Bruno Giordano, con pesanti problemi di dipendenza e una vita spericolata alle spalle; una BMW polverosa stazionata da decenni in un garage, di pretesa proprietà di famosi faccendieri; e naturalmente rivisitando l’avvistamento, di fronte al senato, del fantomatico rappresentante AVON, che sarebbe andato ad allettare giovanette, e anche Emanuela il giorno della sparizione, offrendo somme cospicue in cambio di volantinaggio per la sfilata delle sorelle Fontana.

Tuttavia sembrerebbe che la parola Avon sia frutto di un passaparola di bocca in bocca ingigantitosi negli anni e che non ci fosse alcuna sfilata. La fonte è Federica Orlandi, sorella di Emanuela, che lo avrebbe saputo da lei stessa durante una telefonata quel giorno: perché Emanuela avrebbe avuto tanta fretta di comunicare questa proposta per telefono, quando bastava tornare a casa e, da lì a poco, parlarne in famiglia? In un pomeriggio soleggiato, in una via affollata dove hanno sede le istituzioni, sarebbe stato temerario il ratto di una minorenne (Pietro Orlandi ha sempre ribadito che non si sarebbe mai fidata di estranei NDA).

Quanto a prove di una prigionia della ragazza, non è stata mai esibito nulla di incontrovertibile: è uscita solo la fotocopia di una tessera di iscrizione, già depositata alla scuola di musica, tra l’altro mollata in una chiesa di Fiumicino, allertando più i media che le forze dell’ordine. In sostanza il documento non è spuntato perché l’aveva addosso lei e con lei è rimasto.

Il programma della Sciarelli si incarica anche di rilasciare registrazioni di pestaggi di giornalisti da parte di malavitosi, non si sa come giunti in redazione.

NDA molti si meravigliano per la sepoltura del De Pedis, che in realtà non dava fastidio a nessuno: di solito poco importa al comune cittadino dove va a finire un corpo dopo la morte. Questo signore è’ stato ucciso sul suo scooter, a Campo de’ Fiori, il 2 febbraio 1990, nel disinteresse generale, il che non significa fosse un agnellino: semplicemente che la sua sorte non era stata considerata fondamentale fino a quel momento, nel quadro della recente storia italiana, e che ad accusarlo sono solo galeotti di incerta garanzia. Ma è tutto molto evocativo.

I membri della banda della Magliana, secondo la vulgata, avrebbero fatto da intermediari per la restituzione alla mafia dei soldi da questa prestati allo IOR; e il rapimento sarebbe stato la leva per ottenere indietro la somma, circa duecento miliardi di lire, in realtà quasi irrisoria per le casse vaticane, che disponevano di beni immobili infiniti: bastava venderne qualcuno per mettere insieme il presunto debito.

Si indica l’origine di tale ipotesi investigativa in un comunicato del SISDE, in buona o malafede e si cita il criminologo Francesco Bruno ( scomparso a inizio 2023 NDA), consulente dei Servizi. Bruno era  conosciuto all’opinione pubblica soprattutto per aver partecipato alle indagini sul Mostro di Firenze, come perito del team che difendeva Pacciani; nel 2003 avrebbe scritto la prefazione di un libro di Imposimato, dove ribadisce che la Orlandi era stata rapita da quelli della Magliana, poi uccisi perché non parlassero. Nicotri fa nascere proprio da questo spunto di Bruno la pista della filmica criminal band romana, che il giornalista ridimensiona ad accozzaglia di teppisti, presto accoppatisi a vicenda, di nessuno spessore rispetto a quelle vere del passato.

In effetti un certo peso è stato attributo alle affermazioni dell’ ex giudice Ferdinando Imposimato, poi passato all’avvocatura proprio negli anni della scomparsa della Orlandi. La famosa toga per anni ha sostenuto che la giovane fosse ancora in vita; Imposimato, già difensore di Agca,  divenne il legale della madre di Emanuela, mentre il papà Ercole ne aveva un altro, Massimo Krogh, pagato dal SISDE, che affiancò Gennaro Egidio; questi avrebbe dichiarato a Nicotri che il caso si doveva ricondurre a dissapori tra figlia e genitori, a ribellione adolescenziale, ad amicizie sbagliate. Egidio si spense senza poter più essere raggiunto da interviste.

“…Dove sia non lo so. So che fu portata prima in Germania, poi in Francia e infine in Turchia. So anche che un Lupo grigio che viveva in Germania ha aiutato Emanuela. Lei scelse di vivere con lui perché lo considerò il suo protettore. Emanuela aveva per lui un sentimento di profonda riconoscenza. Hanno avuto anche dei figli, non invento nulla….”

Questo il link con l’intervento integrale di Imposimato: https://lapagina.ch/ferdinando-imposimato-emanuela-orlandi-e-ancora-viva/

Nicotri in generale denuncia le incongruenze cronologiche, i dati falsi ( Manuela avvistata con un violino anziché con il flauto, con lo zainetto quando invece aveva una borsa) e avanza considerazioni  verso il fratello Pietro Orlandi, pronto a partire per ovunque gli avessero segnalato la presenza della sorella, senza riscontri. Pietro ha lavorato 29 anni allo IOR, prepensionandosi a 53 anni.

Una riflessione significativa, secondo Nicotri, smentirebbe l’ufficialità: la scomparsa di Emanuela non è stata trascurata perché lei era cittadina vaticana, ma sempre ricordata e degna di attenzione ( a differenza di altre) proprio per lo stesso motivo.

Fin qui Nicotri, in breve

Il programma “Atlantide”, condotto da Andrea Purgatori, rappresenta un’ideale carrellata, con le sue sintesi raccolte dal 2018 ai giorni nostri, sull’intera vicenda dall’inizio all’attualità; e siamo già all’anno in corso, con le ennesime manifestazioni romane capitanate da Pietro. Apprendiamo che la famiglia Orlandi dispone di “messaggini” tra prelati, densi di stupefacenti informazioni.

Pietro Orlandi, che da molti anni ha sostituito la sorella Natalina nelle apparizioni televisive ed è ormai saldamente al timone delle nuove iniziative, tra le altre situazioni compare in un confronto con Marco Fassoni Accetti, nel 2013. Fassoni, imperturbabile, sibillino, eloquio scivoloso e anacoluto, lascia intendere che ci fosse un piano, di cui egli era parte, per il rapimento di una giovane vaticana; e la scelta ricadde su Emanuela ( preferita anche alla sorella minore Cristina) perché le altre  non avevano la disposizione caratteriale per interagire con i rapitori e simulare.

Questo il link

Ovviamente tale considerazione suscitò l’indignazione di Pietro. Va tenuto conto che si tratta di un confronto televisivo, con una regia, primi piani e quant’altro, quindi non si sa quanto spontaneo. Pietro è infastidito da Fassoni, ma non avversò le operazioni quando questi ( nato in Libia nel 1955) fotografo e soidisant agente segreto, portò a scovare la tomba di De Pedis. A suo tempo il fratello Orlandi dichiarò:

“…non credevo che all’interno ci fosse qualcosa legato a mia sorella. Oggi è stato fatto un passo importante per risolvere un mistero che va avanti da anni. Forse dopo tanto tempo c’è la volontà di fare chiarezza. Questo era un dubbio che andava fugato in ogni caso. Mi auguro sia l’inizio della collaborazione tra magistratura e Vaticano per arrivare alla verità”  

“….Pietro Orlandi è certo che a smuovere le acque sia stata la petizione al Papa che finora ha raccolto 82mila adesioni e la mobilitazione dell’opinione pubblica…” Da Roma.corriere. Redazione Roma online, 14 maggio 2012

Stessa testata “14 mag 2012 — Che nelle chiese siano sepolti solo papi, cardinali e santi non corrisponde al vero…” http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_maggio_14/de-pedis-apertura-tomba-201165788075.shtml

Fassoni Accetti è personaggio a dir poco controverso. Quando questo nome venne fuori, per le sue dichiarazioni sul caso Orlandi, emersero vecchi episodi.

“…L’investimento di Josè Garramon, 12 anni, figlio di Carlos, funzionario uruguayano di un’agenzia delle Nazioni Unite (l’Ifad), e Maria Laura Bulanti, avvenne nella pineta di Castel Fusano alle 19.30 del 20 dicembre 1983. Un mistero mai chiarito, anche a causa della sparizione di alcuni atti, circostanza che ha spinto la mamma a rivolgersi alla Corte di giustizia europea. Al volante del furgone Transit targato Roma R01011 che scaraventò in aria il piccolo, uccidendolo sul colpo, c’era Marco Accetti, all’epoca 28enne. Secondo le successive perizie, il veicolo procedeva a 70 chilometri orari. Arrestato, fu processato per omicidio volontario, ma alla fine i giudici optarono per l’omicidio preterintenzionale: Marco Accetti fu condannato a 2 anni e 2 mesi di carcere. Non si è mai capito come Josè, uscito dal barbiere in zona Eur un’ora prima, potesse essere arrivato nella pineta, distante circa 20 chilometri. L’investitore ha sempre affermato: «Fu un incidente, me lo trovai davanti all’improvviso al buio». Il sospetto, tuttavia mai provato dalla magistratura, è che il bambino fosse stato caricato nel furgone dallo stesso Accetti e poi avesse tentato di fuggire 

Il fotografo romano… appare in sei casi di scomparsa o omicidi degli anni ‘80-’90. A bordo di un furgone travolse e uccise il piccolo Josè Garramon nel 1983. Sosteneva che la tomba della Skerl fosse vuota: il controllo al Verano, nel luglio 2022, lo ha confermato – Fabrizio Peronaci – Corriere Roma – 31 luglio 2022

“…Il sequestro di Emanuela non è, d’altra parte, che un singolo episodio della resistenza clandestina di religiosi, missionari, diplomatici e sportivi sudamericani al programma dell’Alleanza Del Condor. Infatti, alcuni elementi di indagine sono particolarmente eloquenti in merito. Nella telefonata effettuata dai sequestratori all’avvocato Egidio, legale degli Orlandi, il 27 ottobre 1983, l’Amerikano afferma: …..”finora, qui in Italia esistono tre vittime, finora sono state vittime create con incidenti che sembravano incidenti (…) ora inizieremo a creare delle soppressioni in cui si può verificare la presenza chiara nostra (…) entriamo in un nuovo periodo”…..

È assolutamente probabile, quindi, che José Garramon sia rimasto vittima proprio di un’analoga azione “oltre frontiera” del Condor o, in sua vece, di un gruppo espressione dell’estrema destra italiana, un’azione volta a colpire o condizionare l’attività umanitaria e democratica svolta da suo padre Carlos, certamente un “leftist”, un giovane di sinistra, attivo e intraprendente che muoveva i primi passi di una fulgida carriera di economista aspirando al ritorno delle istituzioni democratiche nell’intero “cono sudamericano”. BlitzQuotidiano, Antonio Goglia, 9 settembre 2013

Laura, madre di José, ha accusato Fassoni Accetti di pedofilia e ne è stata querelata.

Nella trasmissione di Purgatori del 14 dicembre 2022 è intervenuto anche Agca, questa volta preoccupato della deriva giustizialista nei confronti della chiesa cattolica e dei papi, a suo avviso pista sbagliata e inutilmente diffamatoria verso l’istituzione vaticana.

L’ anno scorso, e ancora per l’intervento di Accetti, sarebbe emerso un collegamento con la morte violenta dell’adolescente attivista italo/svedese Caterina Skerl, barbaramente uccisa e trovata in una vigna dei dintorni romani, nel gennaio 1984. Pietro ancora una volta si ribella alle rivelazioni che accostino sua sorella ad altre vicende, mentre a noi non dispiacerebbe approfondire: con tanti abbinamenti rivelatisi un bluff, indagarne uno in più, con un caso rimasto irrisolto come quello della Skerl,  sarebbe giusto e umano. Fassoni Accetti ha segnalato che la tomba di Caterina era vuota: a un controllo la salma in effetti risultò trafugata e nascono dubbi su chi ci fosse realmente in quella bara.

Diamo ora conto della divulgazione a opera della giornalista di Guidonia Simona Boenzi, amica di Carla di Giovanni,  vedova di Enrico “Renatino” De Pedis, il “testaccino” supposto leader di “quelli della Magliana” : che anche in questa versione viene ridimensionata a compagine criminale di borgata, assurta, per un effetto valanga, a ruolo di volano di tutta la delinquenza organizzata nazionale e di braccio armato di quella politica. Questo il link, tutti i video si trovano sul canale

Carla è scomparsa l’ 8 maggio 2020, nel silenzio generale agevolato dall’agitazione pandemica, che aveva soppresso quasi ogni altro argomento.

Boenzi spiega, in diversi video,  la genesi di molte leggende e l’assoluto disinteresse dei media verso piste alternative. La signora si dichiara battagliera e promette di non fermarsi; purtroppo, subito dopo tali contributi, ha perso la vita in un incidente stradale e null’altro potrà dirci.

La blogger rimarca che ogni divulgazione andrebbe verificata e riscontrata: giusta impostazione, troppo spesso negletta.

Simona ricorda che a Carla, ex impiegata all’Istituto case popolari, la legava un’amicizia strettissima, e afferma che la donna, definita “ moglie del boss”, era una persona schiva, con lui fidanzata dal 1983, sposata dal 1988, per nulla rispettata dai media anche dopo il decesso.

La youtuber raccomanda di stare molto attenti alla cronologia, nell’esaminare i resoconti più o meno verosimili che girano da anni. Per esempio, quando Sabrina Minardi racconta di essere stata l’amante ufficiale di Enrico per dieci anni fino alla morte (alla vigilia di un viaggio in Polinesia mai provato), commetterebbe un falso storico poiché, dati alla mano, lui rimase in carcere per un certo tempo, durante il quale l’unica a potergli fare visita era Carla.

Rispondere alle accuse di complicità col marito, anche sui social,  aveva stremato la vedova, che aveva quasi sempre rifiutato contatti e interviste; ne aveva invece concessa una a “Chi l’ha visto?” , mai andata in onda.

La Di Giovanni, figlia di imprenditori con cui Enrico lavorava ( fonte web), aveva conosciuto il futuro consorte dopo l’incidente di percorso di quest’ultimo, una condanna giovanile per rapina, sentenza annullata per vizi di natura giuridica o procedurale. Le indagini su di lui  – già morto –  relative al caso Orlandi, promosse dalla madre della ragazza, non hanno rilevato connessioni e ne è seguita un’archiviazione. Il film “La verità sta in cielo” sarebbe basato sostanzialmente sulle dichiarazioni della citata  Minardi, che ha un’attendibilità vicina allo zero. NDA – è possibile che esistano verità annidate in un mare di fantasie, ma normalmente è ben difficile stanarle e non si può poggiarvi una ricostruzione storica –

Il 23 giugno 1986,  in effetti 37 dei 64 imputati della “banda” furono condannati per traffico di stupefacenti; anche questa sentenza verrà annullata, ma De Pedis viene assolto. Un collaboratore di giustizia fece dei nomi che portarono ad altri arresti, ma metà degli arrestati fu scarcerata e il pentito sospettato di perseguire scopi oscuri e di non aver rivelato la verità. Le accuse a Renatino non cessarono per morte del reo, bensì andarono in prescrizione. In definitiva, si assiste a una condotta che sarebbe usuale per certi media: si forniscono notizie monche, un condanna, ma non la successiva assoluzione, un’incriminazione, ma non il proscioglimento.

Carla rinunciò a costituirsi parte civile, in accordo con i parenti acquisiti, per non essere ancora schizzata dal fango delle calunnie. Simona ricorda che i coniugi abitavano in una via dove aveva sede un’associazione di giornalisti – incidentalmente non lontano da casa di Andreotti – ma a nessuno venne mai in mente di andare a cercarli, per i sette anni dalla scomparsa della Orlandi all’omicidio di De Pedis.

Renatino la mattina della morte stava andando a consegnare dei complementi d’arredo a un antiquario, una delle sue attività nel settore; fu falciato mediante imboscata con ben 14 soggetti appostati per lui, a seguito di una macchinazione ordita ( riportiamo sempre).

La Boenzi fa notare che, secondo la Minardi, a portare il cibo alla Orlandi prigioniera, sarebbe stato addirittura Danilo Abbruciati, sempre della banda Magliana, quando invece l’interessato era già morto nel 1982.

Boenzi sostiene di aver parlato con Pietro e di avergli espresso tutta la sua perplessità quando accreditava informazioni palesemente false, come quella che dava la sorella reclusa e sedata in un convento di Londra; Luigi Castrini, che aveva fornito la notizia, per rafforzarla aveva citato il banco Antonveneto che all’epoca dei fatti ancora non esisteva – come ha rilevato anche Nicotri.

Da testimonianze come quella di Don Civitillo, canonico della scuola di musica, apprenderemmo che Emanuela negli ultimi tempi era distratta e svogliata, legando l’impressione a certe crisi nervose che lei aveva attraversato un paio di anni prima; il religioso l’aveva conosciuta, perché talvolta la accompagnava a casa, e lo voleva fare anche il 22 giugno 1983, ma lei non attese che egli terminasse un’altra lezione.

NDA Nelle famose telefonate in cui a parlare sono personaggi, sempre di sesso maschile, che si qualificano talora col nome e talvolta no, furono riferiti dettagli che soltanto qualcuno che conosceva bene la ragazzina poteva sapere, uno per tutti: era stabilito che Emanuela avrebbe suonato il flauto al prossimo matrimonio di Natalina.

Su questo famoso flauto che Marco Fassoni Accetti avrebbe fatto ritrovare  abbiamo Laura Morelli, compagna di Emanuela alle lezioni di musica la quale, intervistata, ricordava il loro insegnante Lello Balboni, dove in realtà il professore sarebbe stato Loriano Berti. Sotto accusa è sempre “Chi l’ha visto”, che trascura le dichiarazioni di Raffaella Monzi, altra allieva, e dello zio Mario Meneguzzi, che entrambi citarono Berti; questi sosteneva che solo un giornalista, in tanti anni, l’aveva cercato, ma i media in genere si disinteressarono di lui. Fu anche contattato da uno studente universitario per la tesi di laurea: si tratta di Tommaso Nelli, giornalista e autore del libro “Atto di dolore”, che a sua volta introdurrà altre presenze nella fatidica giornata, di cui ancora non sappiamo molto.

In un video del 20 ottobre 2022 Nelli, polemicamente, rivendica la primazia di una fonte confidenziale, mentre ora si dice che il “merito” sarebbe dei ricercatori Netflix.

NDA – L’ipotesi adombrata dalla Boenzi, secondo cui la Orlandi avrebbe potuto essere rimasta vittima di un balordo, è accoglibile, pur con dei distinguo. Se un sequestro rispondeva a un piano, lo sviluppo sarebbe stato ben diverso da quello di un omicidio d’impeto o per ragioni contingenti; la questione nevralgica è sempre il mancato ritrovamento del corpo. Vero è, come lei sostiene, che il complottismo è sempre affascinante, mentre poco intriga la pista più ragionevole e meno scenica per il pubblico, cioè una cattiva compagnia o un incontro sbagliato.

La telefonata che indirizzava alla tomba di Sant’Apollinare, del settembre 2005, non sarebbe giunta certo a sorpresa alla redazione di “Chi l’ha visto?” , poiché fin da prima delle ferie agostane erano state preannunciate clamorose rivelazioni in merito.

Anche Boenzi si occupa della sepoltura di de Pedis, già nota a metà degli anni novanta, di cui molti, come un giornalista de “La Padania”, si sono attribuiti la scoperta. Questa “rivelazione” a quanto pare è molto contesa.

Carla fece seppellire il marito in Sant’Apollinare per esaudire un desiderio di lui, espresso poeticamente durante la cerimonia di nozze, e in seguito ebbe a pentirsene, per il putiferio che si scatenerà; proprio in quella chiesa i due si erano sposati, con rito celebrato da don Vergari, cappellano del carcere, dove era nata la conoscenza tra il sacerdote e l’allora detenuto in attesa di giudizio. La loro abitazione coniugale era vicina e comoda per visitare la tomba ( cfr Nicotri). I sotterranei della basilica di Sant’Apollinare, dove Enrico fu sepolto, non erano territorio consacrato in senso stretto.

Carla insistette perché la riesumazione fosse pubblica, quando le era stato proposto di farla in segreto, proprio per dimostrare, una volta per tutte, che lì non c’erano altro che le spoglie del marito; ma una volta per tutte non è stata.

La giornalista stigmatizza la costruzione del “Romanzo criminale” che tanto successo ha mietuto, evidenziando la potenza narrativa a scapito della verità.

Per la compianta divulgatrice di Guidonia è più o meno tutto.

Dicono che la sistemazione della salma in quel sito fosse stata presentata da don Vergari, a chi doveva autorizzarla, come favore in cambio delle opere di bene del defunto. Poco importa; casomai l’obiezione poteva arrivare dall’ambito religioso, non da altri a cui la cosa non toglieva nulla. Il cristiano perdona, dunque tocca al proprietario di una “casa” decidere se perdonare il passato di un possibile “inquilino”.

Roberta Hidalgo

Citiamo sempre dal nostro precedente articolo:

Roberta Hidalgo, fotografa e autrice del libro “l’Affaire Emanuela Orlandi”, a quanto pare è andata a rovistare nei rifiuti per trafugare un tampax della moglie di Pietro Orlandi e procedere a confronti col DNA di parenti. Ne nasce un’insinuazione: Emanuela potrebbe essere ancora viva, forse travestita da moglie di Pietro, che non è suo fratello perché lei non sarebbe figlia di Maria Pezzano e di Ercole Orlandi, ma della zia paterna Anna Orlandi e di monsignor Marcinkus. E addirittura la zia Anna, secondo Hidalgo, potrebbe non essere sorella di Ercole, ma figlia di Eugenio Pacelli, Papa Pio XII (Cronaca.nanopress.it). Non risulta, peraltro, un particolare interesse di Pacelli verso le donne (NDA). Nel suo intervento a Radio radicale, parlando del suo libro “Pensieri parole opere e omissioni….”. la fotografa riporta una battuta sui prelati non etero. (a cura di Nino Marafioti, video YT 1 luglio 2013)

Fin qua il riassunto stringato del molto che è scorso negli anni, divergente dalle narrazioni solite. Abbiamo dovuto verificare l’inefficacia di alcune cronache in apparenza alternative, forse tentativi di entrare nel grande proscenio mediatico, andati a male per l’indifferenza, a torto o a ragione, dei grandi canali informativi.

A nulla potrà portare il perenne strale contro il Vaticano, se motivato da acredini personali o nevrosi anticlericali ormai fuori tempo. L’ostilità contro l’apparato cattolico, però, miracolosamente cessa quando a parlare sono, o erano, persone come padre Amorth, esorcista – per chi la considera una professione –

A titolo di esempio:

Per Bild , 2005 “…Padre Amorth seguiva da tempo il caso della bella Michelle (Hunziker). In un’intervista rilasciata alla rivista tedesca Bild (2005), avrebbe affermato: «Nel comportamento di Michelle Hunziker vedo i segni di una possessione diabolica..” da it.aleteia.org

Ma in seguito”… Ho incontrato padre Amorth tramite padre Elia. Nel 2002 era uscita una dichiarazione falsa attribuita a padre Amorth – spiega Michelle -, in cui sosteneva che io ero impossessata da demonio. Padre Amorth non aveva mai dichiarato questo, mi ha voluto ricevere dandomi una benedizione, è stato emozionante, mi ha dato gioia e sollievo»…” Michelle Hunziker , bluewin.ch.it

Il defunto paolino parlò senza mezzi termini della morte di Emanuela come di un incidente nel corso di un’orgia, termine che esalta molti lettori: ma quanto a prove…la verità è lontana, forse davvero in cielo, come disse papa Francesco quando Pietro Orlandi, facendosi largo tra la folla, lo avvicinò brevemente.

Da questa breve ripresa con Bergoglio si deduce che gli Orlandi non hanno particolari accessi alla loro patria, o ex tale. Nel programma condotto da Pietro, “Scomparsi”, Pietroi intervista parenti di persone perse di vista, a volte accostando un po’ forzosamente la loro storia alla propria, e dichiara ( prima serie) di non avere più quella nazionalità.

Non riusciamo a sposare alcuna tesi, e siamo i primi a rammaricarcene: ma non  possiamo più permetterci di aderire a uno schieramento di tipo affettivo, se lo scopo è sgombrare il campo da fronzoli.

Per far avanzare un’indagine spesso si puntella il “momento zero” – in questo frangente la sicura scomparsa di Emanuela da una certa ora in poi – con altre circostanze non certe, fino a giungere a vere e proprie illazioni. Ne consegue che un fatto di cronaca, magari banale nella sua tragicità, corre verso un intrigo internazionale, senza che il lettore riesca a comporre un quadro verosimile, in mancanza di pezzi fondamentali e funzionali a un racconto coerente; e venendo spiazzato da sempre nuove e sconcertanti implementazioni.

Ci hanno fatto ascoltare un audio di voce femminile che gemeva durante un supposto rapporto sessuale violento, per poi venire a sapere che probabilmente si trattava di una sessione pornografica pure mal fatta – e la voce non era certo di Emanuela.

D’altro canto, come prova della sua esistenza in vita ha girato per anni un nastro con la vera voce, o almeno plausibile, dove lei tratteggia brevemente la sua ancor breve biografia, come si usa nei provini televisivi, presumibilmente tratto dai preliminari alla sua partecipazione a “Tandem”, un programma RAI con la scolaresca. Questo un link, dal canale di Tommaso Nelli, dove la Orlandi è tra il pubblico, senza intervenire.

Segnaliamo a titolo di curiosità un video in cui Carlo Verdone, con tono semiserio, racconta di aver conosciuto qualche birbaccione della Magliana.

Nel vortice delle nuove invettive contro qualche potere forte viene inghiottita, senza che alcuno se ne preoccupi, la povera Mirella Gregori. Sempre dal nostro precedente articolo:

La Gregori, un’altra adolescente acqua e sapone, solo di ceto meno “appariscente” della coetanea più famosa, (il 7 maggio 1983) esce di casa su asserito appuntamento, dopo una chiamata al citofono, avvisando la madre che sta per vedere un amico (il quale in seguito smentisce) e (assicurando) che presto tornerà, ma nessuno vedrà più neppure lei. (Anche) per questa sedicenne si scomodano piste che fanno capo nientemeno che ai servizi segreti della Germania dell’est; la affranta e pur cattolicissima madre di Mirella, un giorno, a quanto pare, prova a identificare in un agente vaticano uno degli amici che poteva sapere qualcosa della figlia, senza esito.

Per la povera Mirella tutto fa perno intorno al bar gestito dalla famiglia e a strani figuri che vi si sarebbero aggirati. La ragazzina avrebbe palesato l’intenzione di dare una mano a risolvere i problemi economici della famiglia; e si allontanò dichiarando di recarsi ad ascoltare un amico che suonava la chitarra, nella allora buia e pericolosa Villa Torlonia.

Tutto questo non sembra interessare più a nessuno: Mirella Gregori non gravitava nell’orbita del Vaticano, per quanto si sia provato a farcela entrare.

Su morti e sparizioni di donne e ragazze, tra cui Emanuela, diamo conto, per dovere di cronaca, delle ipotesi contenute in questo link:

https://donatellapapi.blogspot.com/2014/09/il-finto-femminicidio-dellanonima.html

Ci sono due modi di ragionare: con malizia e senza. Se si sceglie la prima strada, si può arrivare ovunque: anche a insinuare che il cardinale Marcinkus ( americano di origini lituane-1922/2006), prestante, dall’aspetto poco trappista e alquanto modaiolo ( non era certo l’unico) fosse una tonaca disinvolta, mondana e arrivista, intento ad arraffare denaro con la scusa delle opere di bene e a guatare adolescenti in fiore. Una nostra fonte ci raccontò che senza quei danari non sarebbe stato possibile finanziare le missioni africane: a ognuno scegliere come meglio dovrebbe procedere la chiesa che peraltro, in Africa, sta cedendo il passo da decenni a ONLUS, ONG e altri competitor.

Se si ragionasse con malizia, si resterebbe stupiti della presenza delle figlie di Pietro Orlandi a X factor, per esempio.

Ma poiché la mondanità non è una colpa, e ragionando con semplicità, senza vedere complotti ovunque, si potrebbe magari riflettere sul celibato ecclesiastico, forse all’origine di turbamenti che potrebbero generare disagi; chiedersi perché il popolo cattolico un giorno invoca la santità di un papa appena morto e quello dopo il crucifige per i cosiddetti preti pedofili condannati prima di una sentenza ( ma le suore sono sempre esenti da scenari o non esistono più?).

Si potrebbero stanziare fondi per ulteriori indagini sulle vittime irredente e le scomparse mai ritrovate: TUTTE.

Carmen Gueye

Secolo Trentino