Nei giorni scorsi, nel dibattito sulla possibile introduzione del sistema proporzionale, sono stati richiamati alcuni esempi che, secondo Fratelli d’Italia, rischiano di essere fuorvianti. In particolare quello della legge elettorale vigente in Alto Adige, spesso citata come modello di equilibrio politico e stabilità.
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L’onorevole Alessandro Urzì, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia per il Trentino-Alto Adige, ricorda che la rappresentanza proporzionale in Provincia di Bolzano è una scelta legata allo Statuto di autonomia e risponde a una logica molto diversa da quella nazionale: quella di garantire la rappresentatività dei gruppi linguistici, in particolare di quello italiano, che in un sistema maggioritario sarebbe inevitabilmente penalizzato dalla forza numerica del gruppo tedesco.
«Il proporzionale altoatesino non è stato pensato per rispettare l’orientamento politico espresso dai cittadini, ma per mantenere un equilibrio etnico. È uno strumento cucito su misura per il contesto locale. In passato, infatti, la stabilità derivava non da una regola generale ma dal dominio assoluto della Svp, che cooptava partner italiani spesso silenziosi e accondiscendenti».
Secondo Urzì, questo meccanismo ha finito per generare una crisi di rappresentatività del gruppo italiano, che solo negli ultimi anni ha ritrovato spazio politico attraverso il voto a Fratelli d’Italia.
Oggi lo scenario è cambiato: la Svp non ha più la maggioranza assoluta e per governare è costretta a coalizioni più ampie. È nata così, per la prima volta, una giunta con cinque partiti, comprendente anche il centrodestra italiano e persino un esponente tedesco non Svp, Ulli Mair. Una svolta che dimostra come il sistema proporzionale altoatesino sia ormai costretto a misurarsi con una nuova frammentazione politica.
«Senza il vincolo statutario di tutela dei gruppi linguistici, la Svp avrebbe potuto scegliere partner esclusivamente tedeschi. È questa la ragione per cui parlare di “modello Bolzano” in altri contesti, a partire dal Trentino, è un errore: lì non ci sono minoranze da tutelare, e il proporzionale puro si tradurrebbe solo in parcellizzazione della rappresentanza, senza alcuna garanzia di stabilità. Si pensi che nella ripartizione dei seggi non è applicato nemmeno il metodo d’Hondt, ma un proporzionale puro al 100%.»
Per Fratelli d’Italia, la vera bussola resta la chiarezza nei confronti degli elettori: le alleanze devono essere definite prima del voto, con programmi condivisi e premi di maggioranza per garantire la governabilità.
«Non abbiamo pregiudiziali – chiarisce Urzì – ma per noi è fondamentale che i cittadini sappiano chi governerà. Un sistema proporzionale senza collegamenti di lista e senza premio di maggioranza sarebbe l’opposto della democrazia, perché rischierebbe di premiare chi perde e di penalizzare chi vince. Senza Fratelli d’Italia non ci potrà essere un governo di centrodestra. Né FdI è disposto a sostenere alcun governo non votato dai cittadini».
E conclude con una puntualizzazione: «FdI non ha l’ansia di governare a tutti i costi: siamo stati gli unici a non accettare un esecutivo con Pd e Cinque Stelle a livello nazionale. Sarà così anche in Trentino. Non abbiamo ancora avanzato alcun nome di candidato presidente, ma sappiamo già chi non potrà mai esserlo. Su questo non ci sono dubbi».

