Le deprimenti lacrime del fu Barack Obama

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“Il Congresso deve agire sulla sicurezza della armi, ma oggi annuncio queste azioni esecutive perché l’America non può piu’ aspettare”. Appena dopo aver pronunciato queste parole, come riferito da Ansa.it, il Presidente degli Stati Uniti si è messo a piangere. I principali quotidiani nazionali italiani ritengono che questo gesto sia dovuto al dolore di tanti giovani vite morte, e probabilmente quello che è andato in onda alla Casa Bianca è la prova definitiva che Barack Obama, l’uomo del “Yes, we can“, è ormai incapace di gestire persino le sue emozioni.

Rimane poco dell’uomo che aveva vinto la corsa presidenziale nel 2008, colui che doveva garantire agli Stati Uniti e al mondo intero una nuova frontiera. Parla, sconvolto e turbato emotivamente, dell’ennesima strage avvenuta in un Paese dove persino la Costituzione tutela la possibilità di detenere armi in casa.

Certamente un fatto che non può non far provare sentimenti di rabbia e di sconforto per la continua e inutile cattiveria umana, ma il Presidente degli Stati Uniti sta cercando nella sua personale lotta alle armi da fuoco un modo per poter essere ricordato minimamente dalla storia.

Nelle sue lacrime emerge lo stress di una persona che si è dimostrata incapace di affrontare le sfide internazionali. Gli Stati Uniti si sono dimostrati durante la sua presidenza sempre più deboli a livello planetario; ciò ha portato al riemergere di Stati che sino ad allora vivevano in una posizione di subordine, quali la Germania, grande protagonista sullo scenario politico europeo in questi ultimi anni, o la Russia, che grazie al carisma dello “Zar” Putin si è pesantemente reimposta sullo scacchiere internazionale dopo soli 20 anni dalla fine della Guerra Fredda.

Se Barack Obama ha pianto per l’ennesima strage con le armi da fuoco negli Stati Uniti, cosa avrà fatto appresa la notizia dell’esplosione di una bomba all’idrogeno della Corea del Nord?

Il Presidente degli Stati Uniti, nel corso di questi otto anni, non è riuscito neanche a fronteggiare la minaccia proveniente dalla Corea del Nord, un barbaro regime che viene sostenuto nei fatti economicamente dalla Cina. Non è neanche riuscito a fermare la corsa atomica iraniana, e il merito delle negoziazioni spetta all’Unione Europea che ha riconosciuto al Paese degli Āyatollāh un ruolo di primo piano all’interno del Medio Oriente.

Una decisione saggia e previdente, si è riconosciuto uno Stato che si pone come antagonista all’Arabia Saudita, ma che difficilmente poteva essere accettata da Presidenti quali Bush o Clinton. Il suo predecessore non avrebbe tanto facilmente accettato le sconsiderate decisioni prese da Francia e Regno Unito in Libia, non avrebbe lasciato mezzo Medio Oriente in mano ai fondamentalisti islamici, e neanche avrebbe permesso con tanta facilità all’uomo forte del Cremlino di imporsi su questioni internazionali con così tanta facilità. Si poteva pensare del resto dieci anni fa ad una Russia che tranquillamente schierava mezza sua flotta nel Mediterraneo, da sempre considerato un mare controllato da Regno Unito e Stati Uniti?

Probabilmente no, e ad un Barack Obama, uomo di grande intelligenza, non resta altro che assistere a tutto ciò impotente ed esprimere la sua frustrazione con lacrime che mostrano appieno la sua incapacità a guidare una superpotenza.

Michele Soliani

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