Referendum: Il Trentino dice ‘NO’, ma i media non lo sanno

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Stamane l’Italia, nella sua quasi totalità, si è svegliata con un No a caratteri cubitali sull’esito che la vedeva chiamata alla modifica sulla riforma costituzionale. Una bocciatura netta, che ha visto il fronte del No prevalere da Nord a Sud nel 59% degli aventi diritto, escludendo tuttavia l’Emilia – roccaforte “rossa” per antonomasia – la Toscana e, in un certo senso, il Trentino – Alto Adige. Ma qui casca l’asino.

Bisogna infatti fare un discorso differente per quanto riguarda i dati che, dal ministero dell’interno, hanno riguardato – e tuttora riguardano – la regione a statuto speciale del Trentino- Alto Adige. Se è vero infatti che, nella sua interezza, il SI ha prevalso nel 53,87% dei casi, contro il 46,13% del fronte del No, è anche vero che bisogna tuttavia fare un distinguo tra le province autonome di Bolzano (Alto Adige) e Trento (Trentino). Mentre la prima difatti trascinava il Si nel 63,69% all’opposto Trento agiva controcorrente, in maniera anti-sistemica, “bloccando l’ennesimo tentativo di eliminare la nostra sovranità nazionale a favore dei potenti”, così come dichiarato da Raimondo Frau, coordinatore di Azione Nazionale Trentino-Alto Adige, nell’analisi dei dati delle due province autonome.

Contro ogni polemica, autonomia e conflitti separatisti a parte, l’errore dei mass media è stato quello di equiparare, all’interno della regione Trentino Alto-Adige, un risultato non del tutto corretto e trasparente. Sarà per una mancanza di conoscenza “profonda” della nostra costituzione? Quest’ultima, tra le altre cose, presa in oggetto dagli stessi per mesi prima di questo referendum costituzionale, in tutte le sue sfaccettature.

Rimane il fatto che stamane Sky TG24, per dirne uno, titolava il risultato referendario in

questi termini:

“Trentino Alto- Adige, Emilia Romagna e Toscana hanno votato a favore della riforma costituzionale. Bolzano il capoluogo di provincia con più Sì (63,69%)”. Bisognerebbe piuttosto dire che la sola Provincia Autonoma di Bolzano l’ha fatto, mentre il Trentino ha di fatto votato l’opposto. Formalmente infatti, è riconosciuta la distinzione tra le due province autonome e pertanto solo dopo, analizzando l’articolo nella sua interezza, si scopra che “Il Trentino Alto-Adige, con una vittoria del Sì con il 53,87%, è spaccato a metà. Trento è per il No con il 54,30% contro Bolzano, che ha scelto di dare fiducia alla riforma con il 63,69% dei voti”. Una “correzione” che non da però giustizia agli abitanti della provincia Trentina, che ieri – così come oggi – si sentono accomunati a Emilia Romagna e Toscana, oltre che ai Bolzanini, nell’analisi degli Scrutini favorevoli al Si.

La differenza però c’è, ed è sostanziale. Riguarda anni di lotte autonomiste e separatiste nella distinzione che, solo nel 1972, ha visto applicare alla Regione uno statuto di autonomia che vedeva assegnato al Trentino, corrispondente alla provincia autonoma di Trento (che ne è il capoluogo), gran parte delle competenze, esautorando di fatto la Regione nella sua interezza. Un assetto istituzionale interessante e forse unico nel suo genere per la storia che tramanda, che ancora oggi crea confusione a livello burocratico, vista la riconducibile diffidenza dell’Alto Adige nei confronti del Trentino e del resto d’Italia anche e soprattutto grazie alla diversa composizione linguistica e culturale della popolazione, quasi interamente di lingua tedesca: eccezione fatta per alcuni comuni, Bolzano in primis.

L’errore, perché di fatto così appare per i Trentini, ha riguardato anche testate nazionali come “Il Fatto Quotidiano”: quest’ultimo avvalendosi
addirittura di mappa interattiva che ne elencasse l’esito, senza alcuna distinzione tra le differenti province.

 

Ma stamane la spallata del “popolo della rivolta” prende largo in tutta Italia, Trentino compreso. E di questo occorre ricordarsene, visto che la Regione, apparentemente, conta solo sulla carta. E se non “formalmente”, a detta di diversi abitanti del luogo, “non si può dire nemmeno che esista”. Non nella sua interezza.

di Giuseppe Papalia

[Photocredit: ilfattoquotidiano.it]