Fantozzi, uno di noi

Più di 200mila persone al concerto di Vasco Rossi, cordoglio generale per la scomparsa di Paolo Villaggio, poco pubblico ma entusiasta per Paola Turci. Qualcuno si interroga sul perché giovani e meno giovani si mobilitino per seguire il concerto di un cantante e non si muovano per protestare contro il precariato e la crescente povertà. Eppure non dovrebbe essere difficile da capire. Da un lato ci sono artisti, cantanti e attori, che suscitano emozioni. Dall’altro ci sono politici che non hanno più un briciolo di credibilità. E chiunque provi a guidare una sacrosanta protesta viene immediatamente contestato e accusato di ogni nefandezza e di oscuri interessi personali.

Mobilitarsi per una sinistra che rincorre le idiozie della gauche caviar e tutela solo i migranti mentre impoverisce e bistrattata gli italiani? Seguire un centro destra che, quando governa, non cancella le leggi assurde imposte dai governi della sinistra per mancanza di coraggio e, anzi, cerca di far peggio? Chi ha introdotto Equitalia? Chi ha votato per le leggi imposte dall’Ue per impoverire l’Italia? Oppure mobilitarsi per i grillini? Ma quali? Quelli che, con Grillo, si accorgono dei disastri provocati dal via libera agli sbarchi o quelli che, sul territorio, sono favorevoli all’invasione? Mobilitarsi sapendo che la polizia e la magistratura sono al servizio del sistema di potere e stroncano ogni manifestazione di dissenso politico mentre tollerano ogni violenza del sedicente popolo della notte? E allora assistiamo all’esegesi dei testi di Vasco per comprendere se il cantante è assimilabile a qualche schieramento partitico. In effetti sarebbe difficile un’esegesi del nulla cosmico presente negli interventi dei politici. I testi del bugiardissimo? Al di là delle menzogne, sono di una povertà assoluta. E gli equilibrismi del bollito di Arcore? Una sagra dell’ipocrisia.

Le banalità della Brambilla o l’arroganza priva di ogni contatto con la realtà di Fiano. Bisognerebbe entusiasmarsi per le crozzate di Bersani o per l’eloquio da funerale di Mattarella? E allora è inevitabile che milioni di persone preferiscano seguire, dal vivo o in tv, un concerto di Vasco o che si commuovano per Villaggio. Perché si riconoscono più in Fantozzi che nei bobo della Leopolda. Perché accanto hanno la Pina e non le starlette di Mediaset. Perché la vita è fatta di emozioni e la classe politica italiana non è in grado di offrirle.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 364 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".