NAZIONALISMI E SECESSIONISMI MADE IN ITALY

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In questi ultimi mesi sta girando la notizia che nei prossimi giorni (se non mesi) si possa proporre una federazione anti-euro e una nuova federazione filo-lepenista che veda coinvolti la Lega Nord e Fratelli d’Italia. Un nuovo soggetto politico in grado di coprire l’intero territorio nazionale, da Nord a Sud, e che si porrà come diretto oppositore di Forza Italia, molto più vicino al Partito Popolare Europeo e alla linea politica di Angela Merkel. Marine Le Pen parlò di Giorgia Meloni come l’interlocutrice principale in Italia per formare un fronte anti euro perché si disse aperta al dialogo anche con la Lega e con il Movimento 5 Stelle. Con i primi ci fu un effettivo dialogo, mentre i secondi preferirono puntare sul nazionalista UKIP di Nigel Farage.

Non una vera e propria fusione, bensì un percorso unificatore tra i due partiti che comporterebbe un mantenimento delle proprie identità. “Salvini ha bisogno di noi e Fdi-An di Salvini. Se il nostro interesse è uscire dall’euro, rendere dignità alla nostra Nazione, produrre ricchezza e dare lavoro ai giovani, interrompere lo scempio di Mare Nostrum, allora dobbiamo correre insieme per vincere queste battaglie”, ha scritto Francesco Cipriani, coordinatore Fdi-An di Pistoia, sul  giornale online barbadillo.it.

Interessante è constatare che uno scontro totale, dal punto di vista ideologico, è innegabile. Il leader della Lega Nord ha varie volte ribadito l’intenzione a non modificare l’articolo uno dello statuto del Carroccio, che prevede la svolta secessionista. A ciò si aggiungono gli apprezzamenti da parte dei leghisti nei confronti di partiti e persone contrarie a quella che dovrebbe essere l’ideologia di Fratelli d’italia. Un esempio è la figura di Eva Klotz, principale esponente di quella fazione altoatesina che vuole il ritorno dell’Alto Adige nell’Austria, da sempre stimata all’interno del mondo leghista. Sarebbe un danno per l’immagine di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale il riconoscimento di questo nemico naturale.

I fattori in gioco sono due: la volontà del Carroccio di espandere il suo bacino elettorale nel meridione e l’identità di Fratelli d’Italia. La Lega Nord ha difficoltà a presentarsi nel Sud Italia a causa della sua immagine fortemente collegata al settentrione. Una recente dimostrazione è stata la fredda accoglienza di Matteo Salvini a Napoli durante la campagna elettorale per le elezioni europee. Si ricorda anche che, già nel 2006, ci fu un tentativo di esportare la Lega Nord nel meridione con il ”Movimento per le Autonomie” di Raffaele Lombardo. L’accordo venne formalizzato il 4 febbraio 2006 da Lombardo e dal Ministro Roberto Calderoli, coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega, e prese il nome di Patto per le Autonomie. Il Patto rappresentava un progetto politico che andava ben oltre le elezioni del 9 aprile 2006. Era aperto a tutte le forze che si riconoscono nel federalismo e nelle autonomie e che vogliono rappresentare il loro territorio.

I risultati disattesero le aspettative all’interno dei vertici della Lega Nord.

L’altro fattore riguarda appunto Fratelli d’Italia. Certamente non si può far a meno di constatare un aumento di consensi grazie all’impegno di molti esponenti politici e al ritorno del nome di Alleanza Nazionale nel simbolo. Al contempo la sola proposta di vedere come reale possibilità una federazione che possa unirli con la Lega Nord è la dimostrazione della crisi di un’ideologia politica che non è riuscita ad affrontare la sfida del XXI secolo caratterizzato dal post-ideologismo. Non si cerca un avvicinamento politico al M5S, giudicato da molti esponenti di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale troppo a Sinistra, ma al contempo vi è massima disponibilità verso un partito che presenti delle proposte totalmente contrarie a un rinato partito della Nazione.

La domanda che la politica di Destra si dovrebbe porre è: perché la destra non può camminare a testa alta con le proprie gambe? Si può capire il timore presente negli anni Novanta e nei primi anni del nuovo millennio dove vi era ancora forte il concetto di “Partito dei Fascisti”, ma questo luogo comune risulta infondato anche da semplici dati oggettivi. Il principale riguarda Giorgia Meloni, che non ha neanche avuto la possibilità di conoscere Giorgio Almirante, leader per decenni del MSI.

È una crisi di identità, di un mondo politico e sociale che non riesce ad affrontare le nuove sfide che la società moderna impone. Si fanno solo battaglie che si basano su slogan. Il problema è che questi vengono indirizzati a persone che hanno compiuto una precisa scelta di identità, o che per anni hanno avuto riferimenti politici precisi, non certamente frutto di dogmi.

Michele Soliani

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