Premio Nobel a Bob Dylan? Meglio a De Andrè

Nel giorno della morte di Dario Fo, l’ultimo italiano insignito del Premio Nobel per la Letteratura, è avvenuta, da parte dell’Accademia svedese, la nomina del Nobel nello stesso ambito del 2016. Il premiato è il notissimo cantautore americano Bob Dylan.
Per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana“, è stata la motivazione letta oggi nell’assegnare il prestigioso premio, che torna agli Stati Uniti dopo ben 23 anni (l’ultima premiata fu infatti Toni Morrison, nel 1993); Bob Dylan andrà quindi a fare compagnia ad autori americani ben noti come ad esempio Ernest Hemingway, premiato nel 1954.
Si tratta, inoltre, dell’unico cantautore ad essersi aggiudicato l’ambito premio, in un mondo dove quasi sempre sono gli scrittori a trionfare; sono pochissime, infatti, le eccezioni. Una di questa è stata sicuramente lo stesso Fo, che ha raggiunto questo traguardo attraverso i suoi spettacoli.
Guardando i nomi dei Nobel italiani e dato il riconoscimento a Bob Dylan, una domanda può sorgere: è possibile che tra Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e il poco compianto Fo non ci fosse posto anche per il simbolo della nostra canzone d’autore, che fa riflettere ragazzi e “ragazzi”, di ogni estrazione, di ogni età: Fabrizio De Andrè.
La carriera di De Andrè, che meriterebbe di essere studiata probabilmente a maggior titolo rispetto alle pur importanti opere di Dario Fo, non è mai stata tenuta in considerazione, nemmeno in fase di candidatura. E se, inevitabilmente, il confronto con Montale non poteva che pendere a favore del poeta (anch’esso, curiosamente, genovese), nel 1997, l’anno in cui vinse il commediografo lombardo, il suo nome poteva certo essere presentato.
Una scelta tutto sommato discutibile, per diverse ragioni: anzitutto, la poetica e la musica di De André è tutto fuorché violenta, tanto che nelle sue canzoni si parla sempre di violenza subita e mai inflitta, riuscendo a raccontare l’esistenza priva di felicità delle periferie e dei sobborghi industriali d’Italia; in secondo luogo, la figura di De André è coerentemente schierata, sia politicamente, sia ideologicamente, mentre Dario Fo ha spesso cambiato casacca, tra passati repubblichini e millantate esperienze partigiane, arrivando agli “apici” negli anni ’70, quando tra l’adesione al Soccorso Rosso Militante insieme alla moglie Franca Rame e le vergognose frasi su Sergio Ramelli (“è solo morto un fascista“) ha dimostrato l’odio non troppo represso per la sua precedente fazione.
Forse si è pensato che per un cantautore il premio Nobel potesse essere un azzardo, una candidatura destinata a fallire. Col senno di poi, chiaramente, sono tutti bravi a giudicare e bisogna anche aggiungere che De Andrè non avrebbe certo potuto godere del favore del Capo di Stato più potente del mondo, come ha potuto fare Bob Dylan, spesso supportato da Barack Obama, che per sua personale iniziativa lo ha insignito della Medaglia presidenziale della libertà, il 29 Maggio del 2012.
In ogni caso, se Bob Dylan può meritare il premio Nobel per la Letteratura pur avendo in sé molte contraddizioni (ad esempio la paventata adesione alla Jewish Defense League, organizzazione dichiarata estremista e violenta e che si è macchiata di diversi omicidi negli anni ’70, oppure le frasi in cui poteva capire il gesto di Lee Oswald, l’assassino di Kennedy), un personaggio altrettanto controverso ma veramente impegnato per quasi 40 anni a raccontare quelle storie italiane che rimangono spesso nascoste, avrebbe meritato quello stesso premio.
Con buona pace delle commedie di Dario Fo.