Trecento milioni di dollari per Transnet: il nuovo investimento della Industrial and Commercial Bank of China

L’azienda pubblica sudafricana Transnet, già sotto indagine durante la presidenza di Jacob Zuma per la vittoria irregolare di diversi appalti pubblici, ha ricevuto nei giorni scorsi un prestito di quattro miliardi di Rand (pari a circa trecento milioni di dollari) dalla potente Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), subito dopo l’incontro di martedì tra il capo di stato cinese Xi Jinping e il suo omologo sudafricano Cyril Ramaphosa. Stando a quanto ha riportato la Reuters, la Transnet ha rilasciato una nota in cui spiegava che il prestito in questione sarebbe durato cinque anni e mezzo, durante i quali il capitale orientale avrebbe incrementato la liquidità aziendale nell’orizzonte del breve periodo. Non è certo il primo investimento della Icbc: solo quest’anno, infatti, si possono contare diverse sue operazioni finanziare, come l’accordo con la Standard Bank – sempre nel continente africano – per la costruzione di nuove infrastrutture per l’estrazione mineraria e petrolifera con un finanziamento di circa dieci miliardi di dollari; oppure il memorandum di intesa firmato con la Commerzbank tedesca (su cui, però, l’istituto bancario di Francoforte non ha voluto rilasciare dichiarazioni); e ci sarebbe ancora la Icbc dietro alla commissione di ottanta nuovi Airbus A320 Neo per un totale di nove miliardi di dollari.
La banca cinese, che presenta un utile pari al Pil italiano, è una delle più potenti al mondo; e chiaramente è un utile strumento per il governo cinese, che la controlla, per poter entrare attraverso gli investimenti nella vita economica e finanziaria degli altri Paesi, soprattutto di quelli emergenti e del terzo mondo. Se si rispettano le regole, chiaramente, non è un reato. Ma è pur vero che la Cina non è più un Paese isolato, e che stia cercando di espandersi e di controllare, come pure di penetrare a gamba tesa nella gestione politica degli stati non è più un mistero.
ICBC vuole affermarsi come partner commerciale in concorrenza con gli Stati Uniti, e assicurarsi un avvicinamento politico e diplomatico da parte di chi non è ancora a pieno titolo nella querelle mondiale, e di porli sotto la propria egida. Così è sempre stato: nella Storia, le nazioni e le banche sono sempre state le protagoniste delle cruenti o bianche lotte per l’egemonia. Chi ha i soldi detiene il potere. Banale quanto veritiero leitmotiv.
Alessandro Soldà