Europa contro Regno Unito: ecco cosa c’è dietro la “variante inglese”

I giorni antecedenti alle Festività natalizie sono stati caratterizzati da una sempre maggior preoccupazione per una variante del Covid-19, una mutazione del virus che potrebbe rendere inefficaci i vaccini, anche se al momento la maggior parte degli esperti tende a fornire opinioni rassicuranti su questo tema.

Quello che però deve far riflettere è la gestione comunicativa dietro questa mutazione. Molti probabilmente si ricorderanno le accuse di razzismo scatenate contro Donald Trump quando si azzardò a chiamare il Covid-19 “Chinese virus”, o addirittura ironizzando chiamandolo “Kung Flu”; senza andare molto lontano dai confini italiani, a febbraio – all’acuirsi della paura di una pandemia – diversi partiti lanciarono campagne antirazziste come #abbracciauncinese e via discorrendo.

Questi accorgimenti, che pure in un mondo sempre più politically correct e inclusivo possono essere giusti e atti a impedire discriminazioni, non sono stati invece adottati per la variante: si sono infatti rincorsi titoloni su moltissimi giornali dove la mutazione è stata definita “variante inglese“, neanche fosse un malriuscito remake del capolavoro di Anthony Minghella, Il paziente inglese.

Un susseguirsi di articoli e di opinioni di influencer che hanno poi portato alla chiusura dei voli da e per il Regno Unito in svariati Paesi europei, tra cui l’Italia. Quanto è stata efficace questa chiusura? Poco, se si considera che a Loreto, nelle Marche, c’è una famiglia di positivi alla variante inglese che però non ha avuto il benché minimo contatto con il Regno Unito, segno che dunque la variante era già in circolo da diversi giorni.

Non solo inefficace, ma anche disorganizzata: diversi parlamentari del centrodestra, in particolare di Fratelli d’Italia, hanno registrato alcuni casi di italiani letteralmente “intrappolati” in Inghilterra. Addirittura una ragazza sarebbe in questo momento in Gran Bretagna ospite di amici, col marito in Germania per motivi di lavoro e incinta, senza possibilità di rientrare in Italia nonostante un tampone negativo datato 20 dicembre, col volo previsto per il 21.

Lungi dal voler essere negazionisti e complottisti, ma non si può nascondere che dietro alla gestione così “solerte” della variante ci sia anche un motivo politico ed economico. Dal punto di vista finanziario, infatti, la preoccupazione legata alla “variante inglese” e alla possibile inefficacia dei vaccini contro questa versione del Covid-19 ha inciso nettamente sui mercati, con tutte le borse europee in discesa, con la maglia nera per Francoforte arrivata a -2,84%. Curiosamente, la Borsa di Londra – influenzata probabilmente dalle indagini in corso abbastanza rassicuranti – ha segnato “solo” -1,79%. Un dato che di certo non ha fatto saltare di gioia gli azionisti della City, anche se ora i mercati sembra stiano riprendendo la marcia verso la normalità dopo l’anno disastroso appena trascorso.

Inoltre è quantomeno curioso che il “caso” della versione inglese sia emerso quasi in concomitanza con l’ennesima trattativa tra Boris Johnson e Ursula von der Leyen, che si sta concludendo in queste ore. Un accordo che, secondo fonti francesi riportate da Sky Tg24, vedrebbe “enormi concessioni” da parte degli inglesi, decisi dunque a evitare il temuto “No Deal”. L’emersione della variante inglese e la difficile gestione dei voli da e per l’Unione Europea potrebbe essere stata dunque una mossa per rafforzare le posizioni della von der Leyen nel rush finale delle trattative. Non solo, perché nell’ottica di ridefinire gli equilibri interni anche alla stessa Europa – che perderà presto una leader importante come Angela Merkel, in scadenza di mandato – c’è chi sta mostrando i muscoli proprio in direzione dello UK.

Secondo quanto riporta Nigel Farage in un tweet, infatti, ci sarebbero delle navi da guerra francesi proprio a ridosso delle acque inglesi. Atti dimostrativi, certo, forse addirittura tesi a evitare flussi migratori clandestini. Non bisogna però dimenticare che uno dei nodi più difficili da sciogliere sull’accordo post-Brexit sta nelle quote di pesca. Il Regno Unito, infatti, avrebbe insistito per avere una quota maggiore dopo l’uscita dall’Europa rispetto a quella prevista attualmente, mentre l’UE vorrebbe dare maggior peso ai propri stati membri, tra cui proprio la Francia.

Quale che sia il motivo della presenza delle navi francesi in acque britanniche, sicuramente la situazione causata dalla “variante inglese” ha favorito l’Europa nell’aumentare il proprio peso in seno alle trattative. Quel che però spaventa ancora di più è la nuovissima mutazione del virus, la cosiddetta “variante sudafricana” che sembra sia già arrivata in Inghilterra: da fonti autorevoli come la BBC e Business Insider, infatti, sembra che questa ulteriore versione del virus sia ancor più infettiva della variante inglese, anche se pure in questo caso non ci sono evidenze né per quanto riguarda un annullamento dell’effetto benefico del vaccino né di una maggiore o minor mortalità. D’altronde, non è una novità che i virus abbiano mutazioni per cercare di sopravvivere, bisogna però vedere se queste mutazioni sono più o meno pericolose.

Viene infine da chiedersi se queste due varianti non siano in realtà “discendenti dirette” l’una dell’altra e ancora non si hanno dati scientifici riguardo una maggiore o minor mortalità. Quel che è certo è che questa vicenda ha sbloccato la trattativa, ma quanta fatica.

Riccardo Ficara Pigini

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Laureato in Scienze Storiche e Giornalista pubblicista dal 2021. Collabora col Secolo Trentino dal 2014, occupandosi di cultura, società e politica.