Vaccini. Johnson&Johnson gela l’Europa: “Non garantiamo le 55 milioni di dosi per il II° trimestre”

Si complicano i piani UE per la velocizzazione della campagna vaccinale, obiettivo che ormai da settimane viene ripetuto quasi come un mantra dalle massime istituzioni europee. L’azienda Johnson&Johnson ha infatti reso noto che probabilmente non riuscirà a consegnare le 55 milioni di dosi previste per il II° trimestre all’Unione Europea a causa di alcuni ritardi negli approvvigionamenti.

La notizia, riportata da Reuters, fa tornare immediatamente alla memoria le polemiche sui ritardi nelle consegne e sulla penuria di dosi, avvenuta tra la Commissione Europea e l’azienda farmaceutica AstraZeneca. Polemiche che presto potrebbero tornare di strettissima attualità e interessare un altro colosso farmaceutico come Johnson&Johnson.

Nelle scorse settimane infatti, l’Unione Europea aveva dimostrato di puntare molto sul vaccino anti-Covid monodose dell’azienda statunitense per velocizzare e “dare una svolta” al piano vaccinale europeo, nonostante la sua approvazione dall’Ema sia prevista per il prossimo 11 marzo. La stessa Johnson&Johnson inizialmente si era impegnata a consegnare circa 200 milioni di dosi nell’arco del 2021, cifra che potrebbe essere rivista considerate le attuali difficoltà.

L’UE attualmente non ha ancora commentato la vicenda ma, rimanendo sempre sul tema vaccini, ha voluto commentare la notizia dell’accordo raggiunto tra Italia e Russia per la produzione del vaccino russo Sputnik V sul suolo italiano, con l’Italia che diventerà il primo paese europeo a produrlo.

Nonostante le difficoltà nel reperire vaccini, l’Unione Europea ha fatto sapere come attualmente non siano in corso “colloqui per integrare lo Sputnik V nella strategia Ue sui vaccini”, aggiungendo però come i paesi possano procedere all’approvazione del vaccino con la responsabilità che cadrà interamente sugli eventuali stati che decideranno di approvarlo.

Se sul fronte vaccini continuano ad arrivare notizie contrastanti, in occasione dell’anniversario del primo lockdown per l’Italia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità è tornata a parlare delle prime fasi della pandemia, quando ancora il Covid-19, le restrizioni, le chiusure, i lockdown sembravano appartenere solamente a film di fantascienza.

L’OMS per bocca del responsabile tecnico dell’Organizzazione per la crisi Covid-19, Maria van Kerkhove, ha ricordato come avesse lanciato l’allarme intorno a questo pericoloso virus già dal 30 gennaio 2020, quando aveva dichiarato l’allerta massima invitando tutti i paesi ad intervenire.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ai tempi, riconoscendo il virus come “un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” aveva utilizzato il massimo livello d’allerta possibile. Livello che era stato concordato con tutti gli stati membri dell’OMS.