Progetto Opera 2021. Intervista a Nicola Ulivieri, regista del “Don Giovanni”: “Parola d’ordine è verità”

Nelle prossime ore, al Teatro Zandonai di Rovereto, andrà in scena la replica de “Don Giovanni, ossia il dissoluto punito”, che, insieme alla prima tenutasi lo scorso venerdì, rappresentano il vero e proprio culmine del festival Progetto Opera 2021 dell’Associazione Culturale Euritmus.

Regista dello spettacolo è il noto artista trentino Nicola Ulivieri, che ha portato in scena l’opera mozartiana dando ampio risalto al binomio lirica-letteratura. Il regista ha presentato il suo Don Giovanni, come un vero e proprio libro da sfogliare e nel quale cogliere le più sottili sfumature dell’opera di Wolfgang Amadeus Mozart.

Nicola Ulivieri, nato ad Arco di Trento, è un basso baritono italiano, specializzato nel repertorio del basso cantante. Diplomatosi presso il Conservatorio di Bolzano, sotto la guida del maestro Vito Maria Brunetti che ancora lo segue vocalmente, ancora oggi prosegue con profitto la sua carriera di cantante lirico a livello internazionale.

Nel corso della sua lunga carriera, l’attuale regista del Don Giovanni si è distinto per le sue capacità, arrivando anche a valicare i confini nazionali ed esibirsi in contesti internazionali tra cui il “Festival di Salisburgo” e il “Metropolitan” di New York.

A certificare ulteriormente le grandi capacità del Maestro Ulivieri vi sono state anche le numerose personalità di spicco con cui l’artista trentino ha lavorato. Direttori d’orchestra di chiara fama come Claudio Abbado e registi come Peter Brook sono solo alcune delle eccellenze con cui ha collaborato nel corso degli anni.

Oggi, il Maestro Ulivieri, nonostante sia stato chiamato d’urgenza al Teatro La Scala di Milano, ci ha concesso una breve ma esaustiva intervista, lasciandosi andare ad alcune riflessioni sulla sua carriera e sul suo Don Giovanni.

I: Per lei nato in Trentino cosa significa poter lavorare in un contesto così pregno di storia e cultura come il Teatro Zandonai di Rovereto?

N.U: “Dopo aver interpretato, come cantante, più di cento volte il ruolo di Don Giovanni ero molto interessato a poter lavorare in una nuova veste. Poter lavorare nella splendida cornice del Teatro Zandonai è stato sicuramente motivo d’orgoglio. Personalmente ho cercato di mettere al servizio della squadra la mia esperienza. Esperienza che ho ottenuto grazie alla mia ventennale carriera di cantante che mi ha portato ad interpretare più volte ruoli mozartiani, il Don Giovanni su tutti. Ho cercato di dare il mio contributo, dando anche diversi consigli agli interpreti. Inoltre, ho cercato di lavorare con gli interpreti provando ad esaltar, con sobrietà, le parole ed i sentimenti espressi attraverso il gesto o il movimento. La parola d’ordine è verità.”

I: “Il suo “Don Giovanni” come sarà?

N.U: “Quando sono stato contattato da Barbara e Klaus Broz che mi hanno presentato la loro idea di quello che doveva essere Progetto Opera 2021 e il suo “Don Giovanni, il dissoluto punito”, ho chiesto il tempo di avere un’idea originale e funzionale. Idea che è stata poi condivisa anche con lo sceneggiatore, Matteo Capobianco, con cui ho lavorato a stretto contatto per metterla in scena. Mi sono confrontato anche con il Maestro Sabbatini, il direttore d’orchestra, e con il cast che è stato sicuramente all’altezza delle mie aspettative. Mesi e mesi di lavoro per poi non esserci alla prima (ride) per una chiamata urgente dal Teatro La Scala di Milano. Chiamata a cui, dopo un confronto con tutto lo staff, ho risposto positivamente. Ma sarò presente alla seconda, domenica 26 settembre.”

I: “Opera e letteratura, un binomio che nel Don Giovanni sembra indissolubile, grazie al sapiente lavoro di Mozart e Da Ponte, quali sono le difficoltà che ha incontrato nel cercare di rendere ancora più evidente questo legame?

N. U: “Ho cercato di dare massimo risalto alla divulgazione letteraria di Mozart, attraverso un allestimento che partendo da un libro, fa anche da spazio scenico. La mia idea è stata quella di un libro, che peraltro è una costante se si pensa al Don Giovanni. Si vedano Tirso de Molina, Moliere oltre a tutto quello che è stato scritto successivamente. Il vero protagonista è la divulgazione letteraria, questo è quello che mi ha spinto a realizzare un concetto che diventa scena. Un’allegoria che diventa scena. Ho cercato di portare il concetto di un teatro povero di allestimenti, semplificato, senza creare soluzioni estrose, dandogli un sapore di rivisitazione del ‘700. Rimanendo aderente a quello che è il libretto. Penso che il Teatro Zandonai si meriti, almeno una volta all’anno, un allestimento che abbia tutti i crismi del teatro della grande tradizione.”

I: Un’ultima domanda Maestro Ulivieri, nel 2006 è stato insignito del prestigioso Premio Abbiati per le sue interpretazioni mozartiane. Si può dire che e le sue opere costituiscano un immaginario “fil rouge” che l’ha accompagnata e la accompagna sin dagli albori della sua carriera?

N.U: “Assolutamente sì! Io sono un Basso mozartiano! Per i primi vent’anni della mia carriera ho interpretato quasi esclusivamente Mozart e Rossini. Le opere di Mozart sono state un punto molto saldo della carriera anche grazie al fatto che sono riuscito a rappresentarle in contesti assolutamente rilevanti, cosa che ha contribuito in maniera significativa alla mia crescita artistica.”