Esteri

 E ora Biden apprendista stregone scatena l’offensiva contro la Cina

I burattinai che muovono il Biden di Washington hanno deciso di alzare il tiro. E, inevitabilmente, nel mirino è finito Xi Jinping. Accusato da Biden di non avere in sè neppure un briciolo di democrazia.  Primo passo verso l’inserimento nella lista nera predisposta dagli Usa per poi farla approvare dai maggiordomi europei. Ruberanno i fondi cinesi investiti in Occidente? Rinunceranno alle produzioni Made in China? Vieteranno la partecipazione degli atleti cinesi alle Olimpiadi ed ai Mondiali di ogni disciplina?

E poi, eventualmente, toccherà all’India se non si adeguerà agli ordini degli ex colonialisti inglesi. Non a caso Boris Johnson è volato nel subcontinente per ricordare a Modi che il padrone è sempre quello seduto a Londra.

Però i maggiordomi dovrebbero cominciare a preoccuparsi. Perché in qualche modo, provocando la caduta in povertà di decine di milioni di europei, si potrà fare a meno di Mosca. Ma i disastri provocati da una rottura con Pechino sarebbero difficilmente calcolabili. Ed ancora più difficilmente recuperabili. Sua Divinità Mario Draghi mente sapendo di mentire quando racconta che i sacrifici richiesti saranno modesti. Così modesti che lo Sri Lanka è già in default, la Tunisia è alle prese con una  crisi politica acuita da quella economica e molti dei Paesi più poveri non riescono più a pagare i prezzi sempre più alti delle materie prime importate, a partire dal cibo. Meglio prepararsi a nuove ondate di clandestini.

I maggiordomi, ed i loro chierici della disinformazione di regime, scommettono sulla crisi dei sistemi politici di Russia e Cina. E puntano sul malumore degli oligarchi russi e dei neomiliardari cinesi. In realtà ci puntano anche Putin e Xi. Che, finalmente, potrebbero liberarsi di presenze ingombranti. Di un contropotere che rischia di diventare troppo forte, creando pericoli per i rispettivi leader. D’altronde Xi ha già ridimensionato alcuni grandi capitalisti cinesi che si stavano rafforzando eccessivamente e si erano convinti di poter ampliare la propria influenza anche all’ambito politico. Mentre Putin potrebbe approfittare della guerra in corso per ribadire agli oligarchi che le loro ricchezze dipendono dallo Zar del Cremlino. E non viceversa, come paiono credere i media italiani di regime.

Ma la nuova offensiva di Biden contro Pechino potrebbe provocare disastri non solo alle economie europee – che sono il vero obiettivo dei burattinai di Washington – ma anche alla finanza occidentale. Se Cina e Russia, ed eventualmente l’India, imponessero l’utilizzo delle loro monete per tutte le operazioni commerciali, le conseguenze sarebbero pesanti per gli atlantisti.

Senza dimenticare la lezione della Storia legata alla seconda guerra mondiale. Perché le truppe mandate al macello dagli inglesi contro i giapponesi erano composte dai sudditi asiatici dell’impero britannico. Gli stessi sudditi che, finito il conflitto, si resero conto di poter fare a meno degli spocchiosi padroni di Londra. E la nuova arroganza di Biden potrebbe favorire una nuova decolonizzazione, questa volta economica. Dalla Cina al Pakistan, dall’India all’Iran, dagli Emirati al Kazakistan. La fuga dall’Afghanistan potrebbe essere stata solo un’avvisaglia. E l’apprendista stregone di Washington potrebbe pagare a caro prezzo un errore di prospettiva. Pur scaricando i costi maggiori sui maggiordomi europei.

Augusto Grandi

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Riguardo l'autore

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Augusto Grandi, giornalista professionista. Corrispondente del Sole 24 Ore. Premio St.Vincent di giornalismo nel 1997.

Ha pubblicato libri di saggistica e di narrativa. Tra i primi "Sistema Torino", "Sistema Piemonte", "Lassù i primi, la montagna che vince" (Premio Acqui Ambiente), "Eroi e cialtroni, 150 anni di controstoria", "Il Grigiocrate Mario Monti". Per la narrativa "Un galeone tra i monti", "Baci e bastonate" (premio Anguillarino), "Razz, politici d’azzardo".

È membro della giuria del premio Acqui Storia.

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