Home » L’OPINIONE: il futuro è vostro. Giocatevelo!
Attualità Cultura

L’OPINIONE: il futuro è vostro. Giocatevelo!

Quello che oggi viviamo è un periodo terribile, di grande sofferenza. Ma quello che oggi viviamo può anche essere una straordinaria occasione di “ripensamento”. Il futuro, almeno per quelli della mia generazione, sarà diverso da come l’avevamo immaginato e per il quale abbiamo “lottato”, impegnando la nostra esistenza stessa (ma anche quella di altri).

Noi abbiamo ben poco da “sognare” per il nostro futuro. Diversamente coloro che sono giovani, e non intendo i trentenni che molti considerano ancor “giovani”. I giovani che vanno a scuola, che escono dalle scuole medie ed entrano alle superiori e che da queste s’iscrivano alle facoltà universitarie. Ecco! Questi giovani poiché il futuro è loro e devono avere (o trovare) il coraggio di “rifondarlo” su categorie nuove e non su quello che stiamo lasciando loro.

Ecco: il loro futuro. Ma attenzione! La tecnologia ci/vi mette a disposizione risorse formidabili, però non dobbiamo/dovete illuderci/vi che il futuro stia nella tecnologia. Questo perché il futuro ha un cuore antico (e non è una frase fatta). Per capire l’errore che abbiamo commesso noi, giovani di allora, l’errore in cui siamo caduti, è aver fatto troppo affidamento sulle macchine, fino a diventare dipendenti da esse. Ma le macchine non hanno volontà, non esprimono un progetto, non possono far altro che replicare sé stesse all’infinito. Sono mezzi, strumenti e non possono divenire uno scopo.

Con questo non voglio dire che dobbiate pensare ad un futuro senza tecnologia. Il punto non è questo. Ma non potete ignorare (e non possiamo neanche noi) la realtà con la quale siamo obbligati a convivere e fare i conti. Il delirio di onnipotenza tecnica ci porta però ad immaginare un mondo affidato ai robot, all’intelligenza artificiale, agli algoritmi, al meccanismo della crescita economica sganciata dalla creazione di posti di lavoro e far trionfare il “diritto all’ozio” e non al lavoro.

Per il “progresso” occorre l’iniziativa umana, che può essere efficace a patto che l’essere umano stesso riconosca a sua volta i propri limiti. Mai come in questi tempi voi giovani siete i più fragili, siete addirittura in pericolo. Il futuro che siete chiamati a “ricostruire” non potrà essere se non “a misura d’uomo” (per usare un’espressione che oggi potrebbe essere considerata lesiva per le donne) dove il profitto non può essere concepito solo in termini contabili, ma all’interno di una visione più ampia: la comunità.

Oggi è proprio il senso di “comunità” che manca.

Allora come potete ritrovarlo? Mi resta difficile rispondere a questa domanda. Non perché non sappia, ma per il fatto che io provengo da un ambiente dove la “comunità” si esprimeva in “cameratismo”, quel cameratismo che è andato piano piano a scemare fino a scomparire (apparendo solamente in atti “nostalgici” e “ricorrenze da ristoranti” che, in quel modo, non producono politicamente niente).

Allora non chiudetevi in voi stessi ma, al contrario, apritevi e andate incontro all’altro. Il futuro, mettetevelo in testa, non lo “ricostruite” da soli. A guidarvi in questa direzione non saranno solamente convinzioni ideali, ma soprattutto considerazioni di buon senso e ristabilendo l’amicizia, la rete delle relazioni personali, ritornando ad una socialità non virtuale ma autentica.

La tecnica è uno strumento, lo ripeto. Il digitale da solo non basta e, soprattutto, non può mai essere un fine.

Il futuro è vostro! A voi di giocarvelo.

Marco Affatigato