La “tassa del peccato” in Qatar

I prossimi mondiali del 2022 potrebbero risultare piuttosto cari per i tifosi che seguiranno le nazionali in quel di Doha. Stando a quanto riportato da Sky News, infatti, il governo dell’emirato ha intenzione di inserire una nuova tassa che vedrà raddoppiare il prezzo degli alcolici nel periodo del torneo. La conseguenza è intuibile: una cassa di birra allo stesso costo del biglietto di gara. E non è l’unica novità: agli stranieri sarà proibito bere alcolici in pubblico, e verranno allestite delle apposite aree in cui è possibile, invece, consumarli.

Oltre ai costi già alti del biglietto aereo, del pernottamento e dell’accesso allo stadio, i tifosi dovranno sottostare anche a questa ulteriore proibizione, molto discussa e controversa al di fuori della penisola araba; è motivata: per la religione musulmana, infatti, il consumo di alcol e di sostanze inebrianti è malvisto, se non addirittura proibito.

Ecco perché è stata ribattezzata dai media occidentali la tassa del peccato: bere birra e vino contravviene alle prescrizioni religiose divine che, per tradizione del Qatar, costituiscono il fondamento del diritto di Doha. Non c’è solo questo: tra le altre motivazioni addotte per l’inserimento di questa nuova tazza, c’è anche un importante rischio per la salute – consumare alcol sotto la calura cocente della Penisola Araba in Qatar non giova decisamente per il fisico.

Insomma, i tifosi, i giornalisti e le nazionali si dovranno scordare in quei giorni la famigliare di Peroni ghiacciata e il rutto libero. L’unica consolazione sarà la possibilità di poter assistere alle partite di calcio e ai gol degli eredi di Zoff dal corner, e non alle proiezioni dei classici del cinema espressionista tedesco, russo e cecoslovacco con dibattito annesso.

Alessandro Soldà

Alessandro Soldà
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È nato a Valdagno (Vicenza) nel 1996; dopo la maturità classica al liceo Pigafetta di Vicenza, studia ora Filosofia all’Università degli studi di Trento. Si occupa di filosofia, politica e società.