E’ una rivoluzione: Conte con Trump pro Russia

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Sull’inquilino della Casa Bianca meglio non farsi illusioni: tutta una serie di eventi – dalla cacciata di Steve Bannon dal suo staff fino ai raid in Siria – dimostrano come il Trump «presidenziale», costantemente nel mirino del Deep State, l’apparato di potere che agisce nell’ombra tenendo in pugno l’America, sia ben diverso dal Trump «elettorale». Questo non deve impedire però di cogliere gli elementi controcorrente di cui un Trump a tratti ancora «elettorale» è capace; tipo l’odierno auspicio di un ritorno della Russia nel G8. Un auspicio doppiamente positivo perché subito sposato, via Twitter, dal premier Giuseppe Conte, il quale già nel suo primo discorso al Senato, l’altro giorno, aveva espresso la volontà di lavorare in questa direzione.

Ovviamente ciò animerà i teorici del Russiagate, una bufala come spiega Roberto Vivaldelli nel suo Fake news (La Vela, 2018). Ma la notizia è vera, per quanto ci riguarda, è che abbiamo un’Italietta che alza la testa sul fronte internazionale, anche a costo d’irritare certi poteri. Non è un caso che il padre spirituale del Pd, George Soros – lo stesso che, nel marzo 2017, un raggiante Gentiloni aveva accolto a Palazzo Chigi -, domenica scorsa, al Festival dell’economia di Trento, abbia ventilato malignamente l’ipotesi che Salvini sia sul libro paga di Putin. Segno, come ha astutamente notato qualcuno, che però non è sul suo. E che il Governo gialloverde presieduto da Conte avrà tutti i difetti di questo mondo, ma al massimo è radiocomandato da Lega e 5Stelle, e non dall’amichetto di Emma Bonino e da manovratori occulti vari. Scusate se è poco.