Dopo il voto in Friuli, Mattarella e Meloni continueranno a non vedere?

Dopo aver ignorato il voto in Molise e, in contrapposizione alle scelte degli elettori, aver cercato di favorire la nascita di un governo 5 Stelle-Pd, ora Mattarella se ne fregherà anche del clamoroso risultato in Friuli Venezia Giulia. D’altronde lui risponde ad altri,  non certo agli italiani. Ma se il presidente ignora il risultato, forse è il caso che prestino un po’ di attenzione i vari partiti. L’Oscar per  la dichiarazione post elettorale più assurda va sicuramente assegnato al candidato Pd della coalizione del centro sinistra. Dopo 5 anni di governo Pd con la pessima Serracchiani, di fronte a un Pd ridotto al 18% e con il centrodestra che sfiora il 60%, il poveruomo sostiene di passare al leghista Fedriga una regione in salute, governata bene.

Così bene da spazzar via chi l’ha gestita. Ma dovranno porsi qualche domanda, magari trovando anche una risposta, i 5 Stelle che crollano al 7% e con un candidato che arriva al 12%. Colpa dell’ennesima scelta sbagliata del candidato (ci sarà un responsabile, visto che il problema si ripete?) o colpa della scellerata gestione Di Maio-Fico delle trattative per il governo? Qualche domanda dovrebbe farsela anche il centro destra,  ma le prime risposte non denotano proprio una grande analisi. I giornali anti salviniani, cioè praticamente tutti, mettono in risalto la tenuta di Forza Italia. Che, in realtà, ha preso un terzo dei voti della Lega e addirittura poco più di un quarto se si aggiunge alla Lega anche il risultato della lista del leghista Fedriga.

Una risposta chiara ed evidente a chi, tra la banda di dog sitter di Dudu, sproloquiava sul voto centrista, benedetto da Bruxelles, contro i populisti. Invece i populisti hanno trionfato evidenziando la marginalità del partito Mediaset e dei dog sitter. Infine la Meloni non può vantare più di tanto un risultato che continua a confermare il suo ruolo da ultima ruota del carro. Lei è a capo di un partito teoricamente nazionale mentre  Salvini sta trasformando un movimento che era solo nordista. Eppure la Lega vola e Fratelli d’Italia no. Se Meloni dovesse farsi qualche domanda, si spera che non sia La Russa a rispondere.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".