Il centrodestra vincente in Sicilia, ma sempre più disunito

Le elezioni siciliane sono ormai alle porte ed il centrodestra si prepara a vincerle. Con una rinnovata unità? Assolutamente no. Si guarda a Palermo ma pensando a Roma ed alle prossime elezioni politiche di fine inverno o inizio primavera. I sondaggi, per quello che valgono, indicano un testa a testa tra Lega e Forza Italia, con Fdi che paga le sparate di Meloni contro i veneti. Ma anche con l’aiuto della quarta gamba (da Fitto a Storace, da Cesa a Quagliariello, da Sgarbi a Parisi) il centro destra rimane lontano dalla possibilità di governare da solo. Così ciascuno pensa al dopo per proprio conto.
Salvini ipotizza una telefonata a Grillo dopo i risultati delle politiche mentre Berlu continua ad utilizzare il pessimo Tg5 per creare un ponte con il Pd. Entusiastici commenti sulla ripresa e sulla sconfitta della disoccupazione (la realtà è tutt’altra ma il Tg di Mimun non se ne accorge), indignazione a senso unico per ogni torto subito dagli allogeni e scarsissima attenzione ai reati commessi dagli allogeni a danno degli italiani. Gentiloni marcia verso la fiducia per imporre lo Ius Soli e il braccio disinformativo di Berlu si schiera platealmente a favore dell’invasione. Non una parola, da Forza Italia, sulla immediata cancellazione della legge in caso di vittoria alle elezioni politiche. Solo fuffa sul rilancio di riforme liberali che non si sa quali siano. E nessuno che offra indicazioni su quale potrebbe essere la squadra di governo. Nella convinzione che se il bugiardissimo e Gentiloni hanno governato con Fedeli, Alfano, Poletti, il centro destra potrebbe anche promuovere al governo i soliti nani e ballerine senza peggiorare la situazione. Vincere perché gli altri sono peggio, non perché si sia capaci.
I sondaggi potrebbero anche rappresentare un rischio. Convincendo i leader dei due partiti maggiori a candidare personaggi di pessimo livello, in grado di favorire l’astensione. Le indicazioni presentano un Nord in netto spostamento a destra, e nella formazione delle liste peserà negativamente la posizione di Meloni. Mentre, al di là della vicenda siciliana (dove i disastri di Crocetta hanno cancellato le possibilità di successo del Pd lasciando campo a Musumeci ed ai 5 stelle), le pessime gestioni di altre regioni controllate dal Pd non sembrano aver ancora disgustato gli elettori. Anche questo un aspetto su cui riflettere.
Augusto Grandi