Dopo le dichiarazioni di Lavitola si deve avere solo paura di Berlusconi

Se Silvio Berlusconi è riuscito a mantenere il potere nelle sue mani per tanti anni, limitando gli altri protagonisti della scena politica al ruolo di comprimari, lo si deve a una strategia di attaccodifesa. L’attacco è palesemente visibile nel metodo dialettico adottato per affossare i rivali “esterni” al suo partito: l’esempio più recente non può che trovarsi nella pulizia della sedia di Travaglio, prima delle elezioni del 2013.
Quello che però fa più specie – e per certi versi più schifo – è il metodo con cui Berlusconi ha distrutto i nemici interni. Che poi non dovrebbero essere nemici, ma semplici rivali come fu Bernie Sanders per Hillary Clinton. Una campagna elettorale per delle primarie, giocata su temi e ideali e senza far mai riferimento ai lati oscuri dell’avversario. Poi, una volta stabilito l’esito delle primarie stesse, si è proceduti a formare un fronte comune contro il nemico esterno Donald Trump.
Niente di tutto questo, invece, nel magico mondo del centrodestra italiano. Se nell’epoca pre-porcellum, in cui si poteva facilmente comprendere dai voti raccolti dai singoli partiti chi fosse il leader, non ci furono grossi scandali di “macchine del fango” rivolte verso gli alleati “scomodi” di Silvio Berlusoni, il “governo breve” post elezioni politiche 2008 è stato costellato da eventi del genere.
In principio fu Boffo. L’ex direttore dell’Avvenire, giornale di forte tradizione cattolica, si permise di scrivere dei pezzi concernenti la morale dell’allora Presidente del Consiglio, nel pieno della campagna elettorale per le Europee del 2009, che poi il Popolo della Libertà stravinse.
Non potendo accettare da un giornale che avrebbe dovuto essere un alleato del governo – certamente più vicino alle posizioni dell’Avvenire rispetto alla sinistra targata Franceschini – certe prese di posizione, Berlusconi lanciò la sua campagna. Sul quotidiano Il Giornale, il direttore Vittorio Feltri pubblicò, il 28 agosto 2009, un editoriale in cui riteneva incoerente il direttore Boffo.
Nell’articolo, vennero mostrati un casellario giudiziario e un documento che testimoniavano una condanna per molestie e l’omosessualità del direttore dell’Avvenire. Una reputazione e una carriera stroncate da dei documenti poi verificatisi come falsi. La condanna era reale, ma si trattava di “molestie telefoniche” verso una donna.
Ma qualsiasi smentita ormai sarebbe stata inefficace: come poteva un direttore di un giornale, condannato per molestie, fare la morale al Presidente del Consiglio? Impossibile. Feltri pagò con la sospensione per 3 mesi dall’Ordine dei Giornalisti, Boffo ha ottenuto una sentenza di primo grado in suo favore solo nel 2015, dopo aver perso sia la direzione dell’Avvenire che quella di TV2000, emittente gestita dalla CEI.
Ben più pesante è invece quanto mosso da Berlusconi contro Fini. L’ex leader di Alleanza Nazionale, infatti, aveva assunto nella primavera e nell’estate del 2010 una serie di posizioni contrarie alle linee guida del PdL, mettendo tra l’altro in discussione la leadership dello stesso Berlusconi.
Alla fine dell’estate, il giornale L’Avanti! pubblica un’esclusiva, nella quale compaiono gli atti del Governo delle isole di Santa Lucia che proverebbero un coinvolgimento della famiglia di Fini nella ormai nota vicenda della casa a Montecarlo, definitivamente conclusa nei giorni scorsi con l’arresto di Giancarlo Tulliani.
Quello che però sorprende è che anche l’editore dell’AvantiValter Lavitola, sia stato arrestato. Nella fattispecie per estorsione, naturalmente contro Silvio Berlusconi. Da quel momento Lavitola è stato coinvolto in innumerevoli processi risolti con condanna, ma poi decaduti tramite prescrizione.
In un’intervista all’Espresso, Lavitola ha poi indicato come l’affossamento di Fini derivasse tutto da Berlusconi. Nella fattispecie, Berlusconi pagò un’ingente cifra – Lavitola parla di mezzo milione di euro – per ottenere dei documenti ufficiali che inchiodassero la famiglia Tulliani. Anche per questo ormai interverrebbe la prescrizione, ma se ciò che Lavitola racconta fosse vero, Berlusconi poteva essere condannato per corruzione internazionale, reato ben più grave dell’evasione fiscale che gli è costata la decadenza dal Senato.
Pur essendo Fini del tutto innocente nella vicenda, il danno – anche qui – era ormai fatto: reputazione rovinata e consenso politico crollato sotto l’1%. Carriera finita e nemico zittito. Oggi si vede una campagna mediatica simile solo contro Alfano, che essendo però uscito dal PdL si trova nella posizione di “nemico esterno“, quindi affossabile semplicemente a parole.
Il film di Marco Bellocchio “Sbatti il mostro in prima pagina” vedeva nelle scene iniziali un discorso politico di un giovanissimo Ignazio La Russa e il film era incentrato sulla manipolazione dell’informazione pubblica. Se il protagonista di quell’orazione fosse stato Fini, si sarebbe trattato di un terribile contrappasso.
Riccardo Ficara