Le promesse elettorali finiscono lunedì, lo chiede l'Europa

Un fantasma si aggira nella campagna elettorale italiana, un convitato di pietra che tutti fingono di ignorare: l’Europa. Non se ne parla, come se la realizzazione di programmi fantasmagorici non fosse legata anche, e soprattutto, al via libera o ai No di Bruxelles. E forse è proprio per questo che nessuno vuole realmente vincere. Meglio condividere tutti insieme la patata bollente. Chi sarà il boia che trasformerà l’Italia in una nuova Grecia ridotta alla fame dagli euro cialtroni? A parte il solito Juncker, che forse quel giorno aveva sbagliato le dosi, nessun leader europeo si è intromesso più di tanto nella campagna elettorale italiana.
Giocate pure, monelli, tanto il 5 marzo dovete tornare a casa a fare i compiti. Da lunedì prossimo potranno tornare nel cassetto le promesse sulle pensioni ricche per tutti, sui redditi di nullafacenza superiori agli stipendi dei giovani che lavorano, sulle mance per ogni categoria. Scordatevi il veterinario gratuito, i miliardi di nuovi posti di lavoro, i mega investimenti per case, scuole e ospedali. La ricreazione è finita. Tanto, in realtà, tutti hanno capito benissimo che si trattava solo di un gioco. Vinceva chi le sparava più grosse e Berlu è riuscito nell’impresa di battere il bugiardissimo. Che saranno mai le mance elettorali del bugiardissimo toscano di fronte alla sventagliata di promesse a vanvera dell’anziano lombardo? Un maestro dell’imbonimento, il profeta degli impegni fasulli. Però molti si sono divertiti ascoltando Berlu che assicurava il Paese di Bengodi, che raccontava un’Italia marziana dove agli elettori sarà garantita l’eterna giovinezza, giovani amanti, piscine hollywoodiane, bel tempo perenne.
Il povero bugiardissimo avrebbe potuto replicare promettendo il Valhalla, ma rischiava un intervento di Fiano e dell’Anpi, con marcia di protesta di Boldrine mentre Fedeli chiedeva in giro qualche informazione al riguardo. Ormai, comunque, è finita. Da lunedì si tornerà a dare la colpa all’Europa per le liste d’attesa negli ospedali, per i ritardi dei treni, per la scuola che fa schifo e per il lavoro che non c’è. La campanella ha suonato, tutti in classe.