Manica (PD): “Più ombre che luci sul protocollo della Finanza locale”

In merito al protocollo di finanza locale discusso in questi giorni scorsi in seno al Consiglio delle Autonomie locali paiono emergere più ombre che luci“: questo è quanto dichiara Alessio Manica, Consigliere provinciale del Partito Democratico in Trentino.

In un comunicato stampa, il Consigliere critica il provvedimento della Giunta Fugatti, pur analizzando alcuni aspetti positivi: “Sicuramente è un bene la maggiore flessibilità sulla possibilità di assunzione, dal momento che la capacità degli enti locali di produrre e fornire servizi pubblici non può prescindere da un forte investimento sul personale. Allo stesso modo sono importanti anche le novità introdotte sul modello di perequazione, allo scopo di garantire una maggior coesione territoriale“.

Tuttavia – attacca invece Manica – è preoccupante l’assenza di un’idea di riforma generale del quadro istituzionale e del rapporto tra i diversi livelli di governo. La Giunta ha annunciato più volte in toni trionfalistici neanche fosse lo sbarco sulla luna questa riforma generale: ad oggi non si ha modo di sapere al riguardo nulla più di qualche isolata dichiarazione informale“.

Un vulnus abbastanza grave, secondo il parere di Manica, che ricorda come la prima legge della Giunta Fugatti – la legge provinciale 1/2019 – prevedesse una riforma generale dei rapporti tra i vari livelli di governo entro 180 giorni. “Di questa riforma non c’è traccia. Ho dunque depositato un’interrogazione con la quale chiedo alla Giunta tempi e informazioni in merito alla definizione di questa riforma organica tanto promessa ma mai attuata“.

Con un’altra interrogazione ho invece chiesto alla Giunta se nel protocollo di finanza locale si è tenuto conto anche dei due ordini del giorno da me presentati e approvati dal Consiglio, i quali avevano lo scopo di aumentare i trasferimenti dalla Provincia verso i Comuni a copertura dell’esenzione IMIS e di risolvere il problema delle molte risorse che i Comuni sono vincolati a bloccare, non utilizzandole, per coprire eventuali richieste di rimborso degli oneri sulla prima casa da parte degli acquirenti” conclude Manica.