Fugatti con la politica della natalizzazione guarda al futuro e non certo al passato

”Sono misure naziste”, nei fatti questa l’accusa mossa nei confronti del Governatore del Trentino, Maurizio Fugatti, accusato di voler risolvere il problema della denatalità con appositi bonus bebè, ritenuti a sinistra come dei premi di produttività che ricordano altri periodi. Nei fatti una critica che si può definire sterile anche perché quello della denatalità è un problema ben più rilevante e complesso di quanto appare.

“Senza più figli, sono a rischio conti pubblici e pensioni. Senza nuovi nati salta il patto tra generazioni. Ma l’emergenza va affrontata con un piano straordinario di lungo periodo e non con misure estemporanee. Un piano che coinvolga anche le imprese”, aveva detto il Presidente del Senato Elisabetta Casellati lo scorso novembre nel corso del convegno sul tema ‘Emergenza denatalita’: l’Italia di oggi, l’Italia di domani’.

Nei fatti il problema non può neanche essere risolto con l’arrivo di “nuove risorse” come affermato da Tito Boeri proprio in riferimento al vero problema che riguarda la denatalità, ovvero chi paga effettivamente le pensioni. Le pensioni erogate vengono pagate soprattutto con i contributi versati da chi lavora. Se in futuro ci saranno sempre meno lavoratori a causa del calo demografico e sempre più pensionati, per le casse dell’INPS sarà molto difficile riuscire a pagare gli assegni previdenziali. Si tratta di un problema complesso e di non facile soluzione, di cui non si può dare una completa ed esauriente risposta in un semplice articolo. Basti solo sapere che una soluzione posta al problema della denatalità era avviare politiche inclusive e di utilizzare i contributi dei migranti per pagare intanto le pensioni, trovando facilmente così linfa vitale al sistema. Ma non è stato così.

Secondo il report 2017 dell’INPS, in Italia i lavoratori stranieri versano ogni anno 8 miliardi di contributi nelle casse previdenziali, ricevendo in cambio in termini di pensioni o altre prestazioni sociali 3 miliardi.

Ogni anno quindi gli immigrati “regalano” all’INPS la bellezza di 5 miliardi. Una simulazione dell’istituto ha poi calcolato che chiudere le frontiere fino al 2040 costerebbe all’ente previdenziale minori incassi per 38 miliardi.

Attualmente lo Stato spende in totale ogni anno solo per le pensioni 269 miliardi, pari a circa il 15% del Pil. Anche se la fetta a cui contribuiscono gli stranieri non è così ampia, il problema riguarda maggiormente il futuro visto che si ipotizza che tra vent’anni la spesa pensionistica arriverà a sfiorare i 300 miliardi.

Stando ai numeri del 2018, in Italia attualmente ci sono 23 milioni di lavoratori (di cui 2,4 milioni stranieri) a fronte di 16 milioni di pensionati. A causa del calo demografico, si stima che nei prossimi anni ci sarà il deciso calo (circa 5 milioni in meno) di una popolazione che così sarà sempre più anziana.

Da qui la soluzione di lungo periodo teorizzata da Fugatti e dalla Lega: incentivare le nascite di autoctoni per risolvere eventuali conflitti sociali in futuro tra persone di culture diverse. Un sistema non apprezzato a sinistra che senza problemi ha accusato Fugatti di propugnare politiche che ricordano certi regimi. Nel contesto poi che si è sviluppato hanno poi stupito le dichiarazioni dei sindacati dato che lo stesso governatore mai ha detto di voler trovare soluzioni per dare stabilità alle giovani coppie.

Le critiche di Non una di meno sono sterili in quanto riducono tutto solamente a una questione che riguarda le donne, quando in realtà il problema che riguarda la denatalità non è solo femminile, ma anche maschile. L’attenzione dovrebbe essere posta prettamente su tematiche che riguardano il lavoro di entrambi i sessi, infatti chi non riesce a formare una famiglia, in giovane età, spesso ha un partner che non lavora (maschio o femmina che sia), o ha un contratto di lavoro che non dà certezze, solo instabilità. Per questo è sbagliato soffermarsi sul problema delle donne e vedere sempre tutto in modo oscurantistico: sarebbe, invece, giusto guardare in faccia il vero problema, cioè che – a lungo andare – il nostro paese non avrà i soldi per i contributi pensionistici dei lavoratori che adesso stanno pagando, con duro lavoro, la loro pensione; a lungo andare saremo un paese vecchio, più vecchio di quanto non siamo già ora.