La scuola dell’infanzia in Trentino deve ripartire

La Fase 2 dell’emergenza Coronavirus sta continuando a mostrare, anche in Trentino, segni di ripresa, sia per quanto riguarda la ripartenza di molte attività economiche sia per l’abbassamento dei contagi su tutto il territorio nazionale. Resta però un nodo significativo, rappresentato dal mondo della scuola e in particolar modo quella dell’infanzia, che rappresenta un servizio sociale ed educativo di assoluta importanza.

Non a caso, secondo quanto riporta il quotidiano L’Adige, il Presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti aveva indicato in un periodo compreso tra l’8 e il 18 giugno la possibilità di riapertura delle scuole dell’infanzia, “provinciali, equiparate e paritarie“. Il motivo di questa accelerazione si troverebbe nel fatto che, con la ripresa di gran parte delle attività commerciali e produttive, sono molte le famiglie che si trovano in difficoltà per quanto riguarda l’accudimento dei figli, rischiando di mettere a repentaglio anche il posto di lavoro.

Non sono poche le voci contrarie a tale provvedimento: Giuliano Baldessarri, Presidente della Federazione provinciale Scuole materne, sostiene infatti come non vi sia alcun obbligo da parte della Giunta e che le scuole avrebbero riaperto solo dopo aver assicurato le condizioni di sicurezza, aggiungendo inoltre che l’unico protocollo finora giunto, a firma dell’Assessore provinciale all’Istruzione Mirko Bisesti, sia datato 27 maggio e sia considerabile come superato.

Anche il pari ruolo comunale di Bisesti, Chiara Maule, è scettica riguardo una ripartenza, affermando che la mossa di Fugatti abbia messo in difficoltà i Comuni. “Ci stiamo impegnando per ripartire il prima possibile, non appena ci saranno delle linee guida per dipendenti, famiglie e bambini. L’8 giugno è assolutamente troppo presto per una riapertura” dichiara la Maule, aggiungendo inoltre che il Comune starebbe organizzando un questionario per sapere quante famiglie usufruirebbero eventualmente del servizio, in modo da avere dei numeri più puntuali intorno ai quali organizzare una ripartenza.

Anche la direttrice dell’Asif Chimelli di Pergine Valsugana è critica, avendo inviato una comunicazione ai genitori nella quale contemporaneamente si chiede di compilare una sorta di questionario per sapere il numero preciso degli interessati e si ribadisce che il numero di bambini accolti dovrà essere sensibilmente inferiore rispetto a quanto avveniva. Si ipotizza, a tal proposito, la formazione di gruppi di massimo 5 bambini da affidare a ogni maestra, con un’aula specifica per ogni gruppo e un’area dedicata nello spazio esterno.

Non appena avremo informazioni concrete, ci attiveremo rapidamente, nel rispetto della sicurezza di operatori, bambini e famiglie, ma escludo una riapertura per l’8 giugno” sostiene Baldessarri che poi ricorda che dall’ultimo incontro con la Giunta provinciale la data indicata per le riaperture era stata fissata intorno al 15 giugno, dichiarazione confermata anche dalla Maule. “L’annuncio di Fugatti ci ha spiazzato – prosegue Baldessarri – non bisogna dimenticare che il ritorno a scuola dei bambini rappresenta una fase 2, la fase 1 deve essere costituita dalla riapertura delle strutture così da effettuare le opportune modifiche per garantire la sicurezza“.

Tralasciando una possibile querelle sul doppio questionario a Trento e a Pergine, quando l’Assessore Bisesti era stato pubblicamente criticato proprio per aver presentato ai genitori un metodo di autovalutazione analogo, il punto fondamentale resta quello di andare incontro alle famiglie che devono barcamenarsi tra un lavoro reso sempre meno stabile dalla crisi economica che il Coronavirus si porta dietro e tra i propri figli che necessitano di cure, socialità e attenzioni.

Ognuno, nel corso del lockdown, ha fatto dei sacrifici e molti stanno continuando a farli: si pensi a tutti quegli operatori della ristorazione che si sono visti più che dimezzare i propri coperti, oppure gli operatori turistici che ancora non hanno alcuna certezza di che dimensioni avrà la stagione estiva 2020 e non hanno ancora linee guida univoche intorno alle quali allestire gli stabilimenti.

Il voler agire in piena sicurezza è un dovere legittimo e sacrosanto di chiunque si occupi della ripartenza dei vari settori, tuttavia bisogna comprendere che bisogna abbinare al mantra della sicurezza anche la parola rapidità: anche se con alcuni punti non troppo chiari, infatti, aziende ed esercizi commerciali hanno riaperto appena è stato possibile e altrettanto dovrebbero fare le scuole per l’infanzia. Non perché la salute dei bambini e degli operatori sia meno importante, anzi, quanto piuttosto perché la mossa di Fugatti prevedeva solo la possibilità di anticipare di una settimana la data che era già stata accordata con i rappresentanti delle scuole, ovvero il 15 giugno.

Aprire “tra l’8 e il 18 giugno“, infatti, voleva semplicemente essere un gesto di riconoscenza verso tutti quei genitori che, dopo mesi di sacrifici, chiedono ora una tutela da parte delle istituzioni. Inoltre, riaprire le scuole dell’infanzia non può considerarsi come un’accelerazione inaspettata: in molti altri Comuni d’Italia sono stati già emanati i bandi persino per i centri estivi, per aiutare così anche le famiglie che hanno figli ancora non abbastanza grandi di aver cura di sé. Si tratta solo di comprendere che tutti devono fare qualche sacrificio, perché dalla crisi generata dal Coronavirus si può uscire solo con l’aiuto di tutti.