Malena compie vent’anni

Malena, pellicola uscita nelle sale cinematografiche vent’anni fa, mantiene incollati allo schermo non solo per la sua protagonista meravigliosa, Monica Bellucci, ma anche per l’argomento erotico e sociale che percorre tutto il film.

Tutto ciò che sappiamo di Malena, la protagonista del film (che infatti, porta il suo nome), è filtrato attraverso gli occhi di Roberto, giovanissimo ragazzino tredicenne il quale, dopo un’iniziale infatuazione per la donna, se ne innamora perdutamente, sino ad aiutarla a ritrovare una sorta di felicità finale la quale, tuttavia, non ha nulla a che fare con il ”Per sempre felici e contenti”.
Siamo, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel piccolo paesino siciliano di Castelcutò – nome del tutto immaginario, ma con situazioni del tutto reali – e Roberto non è l’unico ad ammirare la sinuosità di Malena che tutte le mattine cammina per le vie del centro attirando dietro sé tutti gli sguardi e infatti la condanna più grande che Malena deve subire è la sua bellezza estrema: le donne la disprezzano e, al contempo, gli uomini la desiderano e capita che abusino di lei.

Malena è una donna sposata, rimasta – pare – vedova di guerra: non sa che il marito in realtà è ancora al fronte, ed è vivo, anche se è privo di un braccio; vive da sola e senza affetti anche perché persino il padre, prima di morire, se ne allontana quando viene a sapere da una lettera anonima che sua figlia era una ”buttana”.

Solo Roberto riesce ad amarla e a rispettarla anche se, in preda alla pubertà, non rispetta la sua privacy: la segue in continuazione e tutte le notti, prima di praticare autoerotismo, la va a spiare da un buco sulla finestra. È strano affermare che un ragazzino che, diremmo oggi, stalkera una donna molto più grande di lui la rispetti, tuttavia è così. Roberto, a differenza degli uomini del paese, vede Malena come un angelo, una femme fatal e le dà un’accezione del tutto positiva; al contrario, tutti gli altri virili signori di paese considerano la donna poco più che una prostituta e la disprezzano pesantemente, però non prima di averla squadrata.

Roberto prova un amore puro, senza interessi: se la immagina, le ruba dell’intimo così da poter avere l’unico pseudo-contatto con lei, ma – tra sé – è consapevole che questo amore non potrà mai convolare in un vero rapporto. È mediante l’immaginazione di Roberto che Tornatore – regista del film – ricama il delicatissimo velo erotico sulla pellicola cinematografica. Ci sono scene immortali che non si possono dimenticare: fin dall’inizio si notano le autoreggenti, riprese magistralmente sopra la gonna, i capelli gocciolanti ad asciugare al sole, la lavanda dei seni con i limoni.

Non un minuto di ”Malena” appare volgare e infatti questo è quanto ha di più acuto questo film perché mostra il sesso, ma non lo fa vedere, lo dà in pasto all’immaginazione. Ed ecco che Malena si trasforma in tutti gli amori giovanili tanto desiderati e mai avuti.

Ma c’è di più perché Malena è anche una delle prosecutrici dello stereotipo della donna bellissima, tanto amata dagli uomini e tanto odiata dalle donne per il suo aspetto esteriore. Il primo riferimento che balza alla mente è quello di ”Bocca di rosa”, donna che faceva il mestiere più vecchio del mondo,