Trento: abortita ogni discussione sull’aborto

Vietato dire che la pillola abortiva RU 468 faccia male alla salute: a deciderlo la sinistra in Trentino con il Sindaco di Trento, Franco Ianeselli, che ha ordinato la rimozione dei cartelli. Ad insorgere il mondo cattolico, Claudio Cia e il Capogruppo della Lega Salvini Trentino, Mara Dalzocchio, i quali criticano la decisione presa dal Sindaco. Ne è nata una questione politica, inquietante alla luce di principi quale quello dello Stato di diritto che prevede diritti fondamentali quale quello di parola.

Se i cartelli da un certo punto di vista potevano indignare, è anche vero che lo scopo, da parte dell’Associazione Pro vita, è quello di avvertire sul fatto che comunque una vita, dobbiamo ricordarci che i pro Life ritengono che la vita ci sia dal concepimento, viene uccisa con l’utilizzo di tale farmaco. Di qui la concezione che ci troviamo di fronte a un vero e proprio veleno così come indubbiamente non si può confutare il fatto che assumere la pillola abortiva RU 468 non equivale a prendere un’aspirina.

Nei fatti una polemica che preoccupa perché sebbene si voglia giustificare il diritto alla donna di abortire, è altresì vero che l’aborto non deve essere preso alla leggera, anzi si deve dar il giusto peso a una scelta impegnativa che non è da sottovalutare in alcun modo: si parla sempre di non dare alla luce una nuova vita.

Tra polemiche varie è mancata l’ennesima occasione per dar vita a un sano dialogo costruttivo, un dialogo che comunque doveva tenere conto di differenti visioni di pensiero che coinvolgono le donne e di cui non si può – e qui attirerò le iree di tutti – facilmente prendere posizione perché non siamo nel diritto né di minimizzare l’aborto tramite l’uso di un farmaco, né di porsi in un’ottica totalmente contraria all’aborto. E’, per questo, inaccettabile rimuovere dei cartelli che invitano le donne a non prendere una pillola che ormonalmente ha un suo peso e aiuta a riflettere non seguendo il mainstream della società del pensiero unico e della deresponsabilizzazione.

A Trento ancora una volta si è persa una preziosa occasione per discutere in toni civili e pacati di un tema delicato, senza che nessuno si ergesse a detentore della verità assoluta ordinando la rimozione dei cartelli.

M.S.