Appello a Meloni: la battaglia culturale si disputa con uomini di cultura

Due considerazioni sull’associato di storia che si fa un selfie alla Feltrinelli, coi libri della Meloni a testa in giù.

La prima riguarda lui, l’associato: con questo bel gesto, ha dimostrato al mondo di essere, al contempo, un frescone e un pessimo storico. Solo un frescone, infatti, coi tempi di caccia alle streghe che corrono e con la satira che, ormai, deve agire sottotraccia e col codice penale alla mano, avrebbe potuto fotografarsi in una posa del genere e pubblicare la foto sui social.

E solo un pessimo storico contemporaneo assocerebbe una come la Meloni a uno come Mussolini: sono paralleli che si concedono agli scimpanzè dei centri sociali o, al massimo, al pensionato CGIL iperglicemico. La riprova di quanto scrivo risiede nel fatto che il luminare, invece di chiedere scusa e tornarsene a casina bella a scrivere articoletti sulle lotte operaie, ha ribattuto dicendo che ha ricevuto insulti su facebook. E che si aspettava, dopo l’immane figura da pirla? Una medaglia? Dunque, frescone, inetto e pure piangina!

Ciò detto, viene la seconda considerazione, che non riguarda l’autore sibbene la vittima. Cara Meloni, c’è un modo piuttosto semplice di limitare l’azione di questi accademici dal grilletto facile ed è quello di contrapporre loro studiosi e studi seri, disinquinanti, normalizzanti. Ovvero, di costruire, passin passino, una nuova generazione di intellettuali, libera dalle incrostazioni e dall’odio incistato che caratterizzano questi alfieri della cultura organica. Questi nipotini di Gramsci.

Basta studiare l’avversario. Invece, il suo partito ha troppo spesso ritenuto gli intellettuali una seccatura, una noia e, addirittura, una minaccia: ha nutrito generazioni di manutengoli ignoranti, di giannizzeri analfabeti, allontanando o boicottando i pensatori, gli studiosi, perfino i semplici studenti.

E il risultato è questo: un poderoso sistema offensivo creato dalla sinistra e un altrettanto poderoso vuoto culturale creato dalla destra. Non dico di lei, cara Meloni, che, all’epoca dei fatti, stava emergendo come leader di Azione Giovani: parlo di quei tonni sott’olio che interpretavano la politica come una specie di lotta tra cosche e che, in buon numero, le siedono ancora accanto.

Ecco, se deve cercare dei responsabili per gli insulti ignobili di cui è fatta oggetto, non li cerchi tra gli agit-prop di sinistra, spalmati nelle università e nelle scuole: li cerchi tra quei furbacchioni che davano del “coglione” a quelli come me e che, se c’era una conferenza all’interno delle feste tricolori, se ne andavano con aria schifata al bar, a bersi una birra coi propri leccapiedi adoranti.

Gli stessi che, oggi, si atteggiano a padri nobili di Fratelli d’Italia. Insomma, se c’è una battaglia culturale, per la civiltà e la democrazia, la faccia combattere a chi è attrezzato per farlo: alle Termopili hanno combattuto gli spartiati, non gli iloti.

E’ ancora in tempo, mi creda.

Marco Cimmino