Essere Enrico Letta. La sfida per la supremazia nel Centrosinistra

Nel gioco di alleanze che si sta tenendo in vista delle elezioni politiche, a tessere le fila per il PD e il Centrosinistra è Enrico Letta. Un Letta che ha incassato però in modo abbastanza netto un “no grazie” da parte di Giuseppe Conte e del M5S, di Carlo Calenda con il suo cartello Azione/+Europa e da Matteo Renzi con IV.

Al momento all’appello di Letta hanno risposto solo Speranza (che con il suo Articolo 1 si è nuovamente federato all’interno del PD) e Fratoianni con la lista condivisa tra Verdi e Sinistra Italiana. Sembrerebbe un grande sconfitto, eppure la sua è, al momento, una posizione molto interessante.

A questo punto, infatti, con un’evidente scissione in 4 poli contrapposti (Centrodestra-Centro liberale-Centrosinistra-Movimento 5 Stelle), le chance di Letta e del PD di emergere e di fare “tabula rasa” della concorrenza sono alte. Fermo restando che i voti incamerati dal Centrodestra non potranno mai essere recuperati da Letta (semmai qualcosa da Forza Italia ma con forti difficoltà), tutti gli altri infatti fanno riferimento alla stessa area culturale e politica del Centrosinistra, in sfumature diverse, certo, ma comunque ben distinte dalla Destra.

Contro i personalismi di Conte, Calenda e Renzi, Letta dovrebbe porre una questione tematica e valoriale: presentare un programma molto chiaro e ripeterlo a spron battuto per tutta la campagna elettorale al solo scopo di capitalizzare il più possibile il voto. E questo programma dovrebbe avere sostanzialmente quattro punti: 1) Energia rinnovabile ed economia circolare sostenibile; 2) Pace in Ucraina e ingresso di questa nell’Unione Europea; 3) Salario minimo e revisione parziale del Reddito di Cittadinanza; 4) Proseguimento dell’Agenda Draghi.

I 4 punti, ovviamente, non sono casuali: col primo si andrebbe a depotenziare l’appeal dei Verdi, col secondo si porrebbe una posizione alternativa tanto ai difensori dell’Ucraina (come Fratelli d’Italia ma anche Calenda e Renzi) quanto a chi continua sostanzialmente a non vedere di cattivo occhio la Russia (non solo la Lega ma soprattutto i 5 Stelle), col terzo svuoterebbe completamente l’elettorato giovanile e disoccupato del M5S e col quarto toglierebbe un importante appoggio per l’esistenza stessa del Centro liberale.

Con una campagna condotta non ponendosi come obiettivo la vittoria delle elezioni politiche, che sarebbe quasi impossibile andando ognun per sé, Letta potrebbe portare nel PD un numero di consensi importante, superando da solo il 30% e mandando tutti gli altri competitor del Centrosinistra sotto la soglia di sbarramento o a una percentuale tale da non riuscire comunque a formare il gruppo parlamentare, condannandoli a una sostanziale irrilevanza politica.

Per come è scritta la legge elettorale, considerata la difficoltà per il terzo e quarto polo (M5S e Centro) di arrivare a vincere un numero consistente di collegi uninominali, Calenda, Conte e Renzi dovrebbero raggiungere ciascuno almeno l’8% per poter avere i 20 deputati necessari alla costituzione del gruppo parlamentare. A oggi, solo il Movimento è sopra questa soglia, attestandosi su un 10% di consensi ma in calo costante.

Letta vorrà farsi costruttore di un unico grande partito di Sinistra, realizzando una proposta politica che abbracci temi sociali, ambientali ed economici capaci di essere antitetici al Centrodestra? Oppure preferirà continuare a trattare per cercare di ricostruire il “Campo Largo” che renderebbe più difficile la partita della Meloni e dei suoi alleati? Al Nazareno l’ardua sentenza.

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Laureato in Scienze Storiche e Giornalista pubblicista dal 2021. Collabora col Secolo Trentino dal 2014, occupandosi di cultura, società e politica.