La Questione Palestinese!

Share

Quando si parla della Palestina siamo sempre di fronte a una questione molto scivolosa. Le persone vedono la guerra nella Striscia di Gaza, e sono cresciute con la mentalità bislacca delle Bombe Intelligenti (che sono una negazione in termini) nella convinzione che colpiscano solo obiettivi militari. Quella roba lì non era la guerra. Erano accordi sopra la testa della gente, dove una forza, mediamente gli USA, interveniva, seguita dai Caschi Blu. Per tre generazioni abbiamo chiamato guerra proprio quella roba lì. La guerra, invece, è questa.

Leggi anche: Il valzer dei coglioni

Leggi anche: Il Mondo di Ovidio.  Il Diritto ed il Rovescio.

Leggi anche: 25 APRILE: I DANNI DELLE IDEOLOGIE RETRO'

La guerra è tra forze contrapposte che fanno il possibile per combattere fino a che una delle due parti non depone le armi: per resa incondizionata o per distruzione.

In Palestina ci sono molti punti critici, ma il primo di questi è che nessuna forza politica ha mai accettato di istituire ufficialmente un Governo palestinese autorevole, per porsi come soggetto politico. Durante l’amministrazione Bill Clinton si rifiutò la proposta dei due Stati. L’obiettivo arabo era ed è solo quello di eliminare Israele. Per farlo serve utilizzare la strategia della guerra continua. In questo modo la popolazione araba ha perso tutto e sta perdendo anche la Striscia di Gaza.

Israele non è nato dopo la Seconda Guerra Mondiale, dirlo è propaganda antisionista. Altrimenti non ha senso nemmeno parlare di Palestina.

DEMOGRAFIA ESSENZIALE

A Gaza non vivono 2 milioni di persone, bensì solamente 410.000 anime. Questo non significa che debbano morire, significa che sono pochissime. L’età media di queste persone è molto bassa, 20 anni. La speranza di vita è molto bassa, 70 anni. Questo non dipende da Israele. Pensare che questi dati dipendano dalla politica di Israele è gravissimo. L’andatura demografica è palesemente forzata dal regime: dati del genere significano povertà, mancanza di cure mediche, mancanza di salute, strutturali.

Non si tratta di morti e feriti da guerra: a fronte di una genetica forte con una mortalità infantile naturale molto bassa, non ci sono strutture sanitarie. Questo lo sanno bene le organizzazioni internazionali come Medici Senza Frontiere e altri, che si sono ormai sostituite al sistema governativo per la gestione delle emergenze. Le strutture pubbliche non dipendono da Israele.

Dunque è probabile che la situazione di parziale embargo su Gaza possa incidere molto sulla mancanza di sviluppo, certamente blocca lo sviluppo economico e la libertà di spostarsi. È altrettanto probabile che la combinata con il regime di Hamas sia letale per le carenze igieniche e sanitarie. Israele non ha garantito ai palestinesi arabi la libertà di movimento. C’è sempre stato un controllo totale a causa della continua tensione terroristica, lieve, moderata, oggi forte. A causare il controllo erano i famosi razzi, lanciati sporadicamente verso Israele. Nella gestione folle araba era per spaventare, in realtà la conseguenza è stata ingabbiarsi da soli.

Abbiamo visto con certezza che le risorse economiche sono assorbite quasi totalmente dalle spese del regime e chi è in piazza al grido di “Free, Free, Palestine” ha ben chiaro cosa succede quando un regime prepara una guerra. Mi sorprende la puntualità nel denunciare i crescenti fascismi e l’incapacità di vedere la stessa dinamica a Gaza.

La popolazione attuale dello Stato di Palestina araba, in toto, è di 5.611.342. Essa è aumentata notevolmente, (quest’ultima guerra ha portato 65 mila morti certi in 2 anni): la crescita della popolazione palestinese è costante nel tempo nonostante il regime e nonostante la guerra.

Storicamente è la demografia con il suo andamento demografico che cambia il percorso degli eventi, non certo la politica.

Per essere chiari, visto che recentemente le persone paiono improvvisamente incapaci di leggere i dati, nel 1950 in Palestina vi erano solamente 401 mila palestinesi arabi, in un territorio abbandonato e molto vasto, contro 1.200.000 palestinesi ebrei, ovvero 3 volte tanto. La crescita della popolazione palestinese ebrea è stata ugualmente costante.

IL DIRITTO DI ABITARE

Vediamo che in alcuni momenti cruciali (ad esempio lo snodo del 1979) vi sono notevoli flessioni che sono sovrapponibili alle flessioni del resto della regione che si riporta sotto. In altri periodi vi sono picchi di aumento demografico che sono interessanti. Entrambe le regioni sono in via di sviluppo progressivo, in espansione demografica. Questo indica un parallelismo nelle dinamiche demografiche che va tenuto in considerazione. Potenzialmente entrambe le regioni hanno motivo di ricerca di spazio geografico da abitare.

La popolazione della Palestina araba pesa come il 0,068% sulla popolazione mondiale, cioè non ha la capacità di essere economicamente performante, nemmeno laddove potesse risollevarsi dalla strutturale carenza politica deficitaria. Per questo una soluzione che possa essere duratura dovrà passare per l’intervento di tutte le nazioni (in modo uniforme da Oriente a Occidente).

La demografia si accompagna alla crescita economica, da cui l’espansione geografica, laddove uno Stato non abbia una sua autonomia. in questo senso non ha nessun luogo l’argomentare di genocidi che non esistono, esiste una repressione continua e dura contro azioni terroristiche, un governo palestinese arabo assente, che si è fatto riconoscere con 2 entità diverse, di cui una è il regime neonazista di Hamas. Le fonti di queste semplici realtà non sono segrete: basta saper usare i database per ricavare le informazioni che servono, il resto è propaganda.

La popolazione palestinese araba è in difficoltà perché non ha rappresentanti governativi in grado di istituire un governo, la storia di quella regione del mondo è nota, sulla carta, ben prima del mandato inglese. Il mancato riconoscimento a livello internazionale è una conseguenza di una mancanza. Sappiamo quindi bene che l’esito di una questione come questa potrebbe essere molto pericoloso, ovvero la costrizione di 400 mila persone a un esodo in Cisgiordania o in Egitto. La storia che si ripete a parti invertite.

Si parlava dell’età demografica: un popolo di ventenni non può organizzare un Governo, non è un caso se il regime prende in carico i bambini, li usa, per i suoi scopi terroristici.

ALLA RICERCA DI UN GOVERNO ARABO AUTOREVOLE

Negli ultimi 24 mesi sono stati pubblicati molti libri sulla storia della Palestina e come sempre succede, per avere informazioni certe, meglio evitare di affidarsi all’ultima letteratura. Nei periodi bellici si deve imparare a distinguere la realtà, dalla realtà percepita. Molte notizie occidentali provengono da Gazawood, il portale della propaganda “Dal fiume al mare” influencer che si spendono per l’antisionismo.

Lasciare alla Palestina israeliana, ovvero allo Stato democratico di Israele, la gestione di un lembo di terra fuori controllo e senza gestione è profondamente sbagliato ed ingiusto nei confronti di chi vive in Israele. Addossare le colpe di una mancata politica allo Stato confinante perché si espande è piuttosto ipocrita. Israele si è ritirato da Gaza e questo è servito a fare spazio ai terroristi. Nessuno si è curato di organizzare un Governo autorevole.

Va fatto appello immediato perché le nazioni del mondo devono sedersi a un tavolo, che non sia l’ONU, vista la scarsa credibilità, firmare accordi bilaterali, nazione per nazione, per risollevare la Cisgiordania e il popolo palestinese arabo, demilitarizzandolo e estirpando il marciume terroristico.

Hamas ha ricevuto negli ultimi 25 anni un incredibile aiuto economico e materiale, nonché laute dosi di armi vendute, dall’Occidente. L’aiuto prevalentemente economico è stato utilizzato in gran parte per costruire la Gaza sotterranea. La popolazione palestinese araba vive prevalentemente nelle città, al netto degli sfollati, che attualmente possiamo enumerare utilizzando i dati che emergono giorno per giorno. Sotto una delle due più grandi città arabe palestinesi (l’altra è Gerusalemme) vi è il regno terrestre di Hamas. Nascosto lì proprio per proteggersi con le case dei civili, con le scuole, gli ospedali, i mercati, le persone che ci vivono.

Usare la cartina geografica colorata (come quella pubblicata qui) per fare propaganda senza tener conto della DEMOGRAFIA è uno degli errori mastodontici più gravi che fanno, spesso, gli storici che si sentono motivati da questioni politiche.

POPULISMO PROPAGANDISTICO SU ISRAELE

Parlando di Palestina non ha senso fare demagogia paleolitica: lo Stato di Israele (politico) per quanto recente, è sempre meno recente dello Stato di Palestina, che non c’è.

Trovo semplicemente infantile lo storytelling delle carte geografiche disegnate a colori. La storia è il domani a partire da oggi, molto spesso si mette in dubbio l’utilità della storia a scopo predittivo. Si veda la foto sopra, è appunto una foto, di un momento. Sarebbe come chiedere la restituzione della Dalmazia! Che senso ha, se non per agitare le menti fragili?

Usare la storia per fare previsioni non ha nessuna utilità, è propaganda. Umana, legittima, legale, ma pur sempre propaganda. Le fonti sono molto banalmente i fondi stanziati a livello governativo anche dall’Unione europea. Contare sulla pigrizia degli italiani che aprono internet solo per Facebook non fa onore alla propaganda per anziani attualmente in atto.

IL REGNO DI ISRAELE, DI DIO, DI MAOMETTO

Il regno dell’Israele celeste, invece, è un’altra cosa. Se vogliamo buttarla in caciara presumo che la Bibbia sia nota a tutti: il popolo degli ebrei si salverà con la conversione al Cristianesimo. In teoria alla fine dei tempi. Tuttavia non va dimenticato che il regno celeste del competitor, dell’Islam, inizia con la propaganda di Maometto, nato a la Mecca e morto a Medina (un profeta del I secolo dopo Cristo).

Il Regno di Israele terrestre, invece, è da tempo risaputo essere il regno culturale tramandato in forma orale e scritta e risale al I secolo prima di Cristo. Consiste presumibilmente in poche migliaia di persone riunite nella fede profetica, che si rinsaldava nel tramandare note di alto rilievo (fatti eccezionali inspiegabili). Non esistono regni politici (per fortuna) legati alla fede. Sono idee malsane intervenute successivamente, quando la fede è stata strumentalizzata a scopo imperialistico.

A voler essere gentili si potrebbe concludere che tutti i fedeli hanno seguito un principio (formalizzato nel pensiero agostiniano) legato al cammino di fede per il regno celeste, perché la situazione storica porta a vedere con chiarezza popoli di nomadi che se la vedono con la pastorizia, la pesca, i piccoli focolai tribali, fino a che non si insediano le prime cittadine.

NETANYAHU E’ IMPERIALISTA?

La risposta politica di Netanyahu alla recente aggressione avuta ricorda molto la risposta dell’Imperatore Giustiniano I. La rivolta di Nika a Costantinopoli, nell’Ippodromo, iniziò il 13 gennaio al grido di “Nikā, Nikā!”, che in greco bizantino significa “Vinci! Vinci!”. L’imperatore, dopo un breve periodo, mise a morte i protagonisti della ribellione. Il 18 gennaio li rinchiuse nella zona della città nota come Ippodromo e li fece aggredire da Narsete e Belisario, che erano due protagonisti della guerra, due generali che entrarono con i loro uomini, uccidendo circa 35 mila persone. Era la totalità della popolazione della città. Giustiniano I fu un imperatore molto severo, ma principalmente portò l’Impero di Oriente alla sua massima espansione. Attualmente viene ricordato per il mandato che diede alla Raccolta di leggi imperiali in dodici libri, compilata da dieci giuristi, tra cui Triboniano e Teofilo, e pubblicata nel 529, le Giustiniane.

All’epoca, non c’erano soluzioni di mediazione, se non quelle imperialistiche. La politica fattuale si muoveva in un continuo alternarsi di Re, Principi e Imperatori: fatti come quelli che accadevano significavano la resa incondizionata o la morte dell’intera popolazione insorta. Oggi non siamo più in un contesto imperiale. Utilizzare la fascinazione storica non ha motivi, se non politici, di puro intrattenimento culturale.

La storia del Medio Oriente è di grandissimo fascino perché in pochissimo tempo nascono combinazioni politiche eccezionali e in pochissimo tempo crollano. Immense ricchezze si sciolgono nel nulla più totale. Il motivo è storicamente l’alternarsi di dominazioni, che si distruggono a vicenda. L’ultimo Impero crollato fu quello Ottomano. Molti utilizzano l’impero Ottomano per legittimare la guerra contro Israele. Usano dati e questioni storiche che risalgono alla Prima guerra mondiale quando in Europa c’era l’Impero Austro Ungarico.

Per l’Italia dovrebbe essere più semplice comprendere le motivazioni che stanno alla base della guerra tra Hamas e Israele. L’Italia ha avuto un passato recente imperialistico. Non dovrebbe essere difficile capire che il problema per la Palestina araba è di essere collocata in un posto molto ambito, la California del Mediterraneo. Siamo abituati a vedere un popolo in guerra da 80 anni, ma potrebbe esserci invece uno Stato con i Resort e gli Yacht e addio martiri. Ebbene, anche la Palestina potrebbe determinarsi come Stato indipendente, il problema è che attualmente l’unico sbocco sul mare rimasto è in mano ad Hamas e la Cisgiordania è un pezzetto di terra intra-continentale. Aver perso in un secolo tutta la terra sulla costa è motivo di grande delusione per la popolazione palestinese araba.

LIBERTA’ PER I PALESTINESI E’ LA DEMOCRAZIA?

Va accompagnato Israele nel liberare la popolazione palestinese araba, non tanto per una questione etnica, bensì per la cultura che non si può esprimere per colpa di una cattiva amministrazione dei diritti di questa gente, per colpa di Hamas. La comunità internazionale deve cominciare a stabilizzare accordi bilaterali, nazione dopo nazione. Garantire al popolo palestinese arabo uno Stato riconosciuto, per l’indipendenza della Cisgiordania. Porre una pietra miliare su questa palese martirizzazione propagandistica del popolo palestinese di Gaza, strumentalizzato. Usato come materiale vivo per plasmare tutto il Medio Oriente contro i palestinesi ebrei, e facendo purtroppo presa anche sulle menti più fragili e romantiche dell’Occidente.

Martina Cecco

Immagini Haaretz | Israel News, the Middle East and the Jewish World – Haaretz.com

Mappa Google

Dati demografici Worldometer

martinacecco
martinacecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera.Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

Leggi anche

Ultime notizie