La comunità islamica a Londra è nettamente in crescita rispetto alle altre comunità. In seguito all’ultimo attentato, questa volta contro i musulmani, in seguito al quale è stato ucciso un uomo ed altri otto sono rimasti feriti, viene spontaneo chiedersi come stia avanzando il ramo islamico nella capitale britannica.

Qualche mese fa Giulio Meotti analizzava per il Gatestone Institute il fenomeno di islamizzazione della città, che ha portato ad avere a Londra nel giro di pochi anni 423 nuove moschee e 500 chiese chiuse – come si nota dallo spopolamento delle seconde e dal sovraffollamento delle prime nelle foto pubblicate dal Daily Mail online (foto sopra). Inoltre, la St Peter’s Church in Cobridge, Stoke-on-Trent, è diventata la moschea Medina nel 2013, seguita a ruota nel 2016 dalla Hyatt United Church in Hamilton Road, acquistata dalla Comunità Egiziana locale – e non sono gli unici casi del genere. L’articolo è stato ripreso d quello di marzo per Il Foglio, nel quale Meotti aveva analizzato come Londra sia diventata “La Mecca sul Tamigi”.

Già nel 2006 Melanie Phillips scriveva un libro dal titolo eloquente – Londonistan: How Britain Is Creating a Terror State – col quale denunciava come la Gran Bretagna sia divenuta un facile bersaglio per i terroristi islamici, incolpando l’establishment politico di aver abbracciato il politicamente corretto, il multiculturalismo e il relativismo religioso; in questo volume analizzava anche come l’islam stia gradualmente riempiendo il vuoto lasciato dal “collasso del cristianesimo” e dei valori tradizionali nazionali.

All’inizio dell’anno scorso Riccardo Staglianò intervistava per La Repubblica Anjem Choudari, capo di gruppi estremisti islamici a Londra, che affermava: «I musulmani londinesi fanno dieci figli a testa. Saremo maggioranza presto. E nel mondo, se mobilitiamo anche i fratelli indiani e cinesi, siamo quasi a un miliardo e mezzo. Contro trecento milioni di americani. Con i nostri giovani che amano la morte come i loro la vita. Il finale è già scritto. D’altronde l’aveva già detto il Profeta: entro il giorno del giudizio anche Roma sarà maomettana».

Negli ultimi 10 anni il numero di musulmani nel Regno Unito è raddoppiato, raggiungendo per la prima volta la quota di 3 milioni di persone nel 2015, grazie alla massiccia immigrazione e all’altissimo tasso di natalità nelle comunità musulmane, che ha comportato che già oggi in alcune aree di Londra almeno il 50% degli abitanti è costituito da fedeli islamici. Anche grazie a ciò il 5 maggio 2016 l’avvocato Sadiq Khan, candidato Laburista musulmano di origine pakistana, ha vinto le elezioni municipali di Londra.

La Società islamica alla London School of Economics (LSE) ha organizzato l’anno scorso una cena di gala con un divisorio di 7 metri tra uomini e donne; Sir James Munby, giudice britannico e presidente della Family Division, ha espresso nel 2013 la volontà di “islamizzare” il diritto britannico giudicato troppo cristiano; è stata denunciata nel 2013 la Società Islamica della Queen Mary University di Londra di predicazione che istiga al radicalismo, perché durante un seminario le ragazze sono state invitate ad entrare da un ingresso separato ed a sedersi in uno spazio in fondo alla sala, senza poter porre domande per alzata di mano ma solo attraverso foglietti (in Italia se n’era occupato il sito Dagospia).

Nell’est di Londra opera il Consiglio della sharia di Leyton, riconosciuto dal governo britannico dal 1982: come si legge nel sito, è stato formato per risolvere i problemi matrimoniali dei musulmani che vivono nel Regno Unito alla luce della legge islamica sulla famiglia. Il consiglio è costituito da membri di tutte le principali scuole di pensiero giuridico islamico (mágab) ed è ampiamente accettato come un organo autorevole per quanto riguarda la legge islamica.

Il quartiere più islamico a Londra è Bury Park (Luton), a 40 chilometri a nord della città, ormai soprannominato “Londonistan”: ha circa 250mila abitanti, di cui gran parte bengalesi, pachistani e afroamericani convertiti all’Islam.

All’inizio del 2016, un articolo di Soeren Kern sul Gatestone Institute evidenziava i tantissimi interventi islamofili inglesi dell’anno trascorso; un analisi ricollegabile a quella di Scilitan Gastaldi nel cuore dello stesso anno, alle porte della Brexit, nella quale si analizzava la demografia islamica di Bradford.

Tutti dati incontrovertibili, che analizzano una società che da globalizzata e multiculturale “Londra è [diventata] più islamica di tanti paesi musulmani messi assieme” (frase di Maulana Syed Raza Rizvi, uno dei predicatori islamici di Londra). Viene naturale chiedersi quale sarà l’evoluzione di questi fenomeni: anziché includere, sembrerebbe che a Londra si stia sostituendo.

Silvia Vazzana