Trento: il Mein Kampf e la libertà di stampa

In Cina è vietato, in ex Unione Sovietica c’è bisogno di un’autenticazione per possederlo, nei Paesi Bassi non è possibile venderlo, in Brasile non conviene venderne copie nuove: dobbiamo essere fieri del segnale di libertà di pensiero che in Italia è principe. Parliamo del “Mein Kampf” uno dei libri più difficili da trovare, più facili da capire, ma specialmente più utili per educare a non essere fanatici. Lo ha scritto Adolf Hitler in tempi non ancora critici, lo ha finito nel pieno della sua iperbole personale in contrasto con il mondo.

Ne parliamo perché oggi a Trento il Mein Kampf era messo in vendita a 10 euro al Centro commerciale tra i pezzi di cultura della prima metà del secolo scorso: vinili e libri vecchiotti, tra cui proprio lui, il manoscritto di Hitler nella versione in copertina rossa con doppia S della Svastica nazista, e motto sul retro. Un cimeglio che però in realtà dovremmo leggere tutti. Più libri si leggono sul Nazismo e in particolare su Hitler e più si impara a conoscere quell’ideologia, le movenze, gli sviluppi, una congettura così diversa dalla nostra, quella italiana.

In Germania fino al 2016 era un Tabù. In Inghilterra e in Irlanda di per sè potrebbe essere venduto, ma pochissime librerie specializzate lo possiedono. Capita che i venditori di questo libro siano oggetto -ingiustamente – di attacchi politici o religiosi, da parte delle associazioni partigiane o di cultura ebraica. In Italia è sempre stato possibile stamparlo, eccetto nel periodo del primo dopoguerra in cui le leggi erano poco chiare, ma sempre in Italia fare proselitismo in merito è vietato.

Certamente non si tratta delle “Ricette della Nonna” per cui comunque fa effetto vedere tra le cose del passato anche questo libro. Il Mein Kampf ha avuto numerose edizioni, scritto nel 1925 in edizione originaria, da Adolf Hitler, in Italia fu importato nel 1934 l’anno in cui Hitler ha cominciato a fare proselitismo. Edito dalla Bompiani. Le generazioni dei nostri nonni e dei nostri genitori lo hanno letto, era normale informarsi tramite libri. Attualmente i giovani hanno interessi diversi, ma il Mein Kampf resta un libro da conoscere.

Questo libro, essendo parte delle memorie di Hitler, può anche risultare pesante. Non è neanche esattamente interessante, per un italiano, ma qui ormai già dagli anni settanta una persona di media cultura ha la possibilità di leggerlo anche se preso in prestito nelle Biblioteche, di capirlo, grazie alle note introduttive, di parlarne, grazie alla libertà che abbiamo, a noi cara.

Mein Kampf

Un uomo, una patria e una fede” era ed è un motto religioso che si usava già nel 700 dC diventano per Hitler: “Un popolo, un Reich e un Fuhrer” diverso dal concetto posteriore di matrice italiana di “Dio, patria, famiglia”.

Qui sono evidenti le radici del nazismo: il fanatismo e la creduloneria. Non crediamoci immuni, molte persone non leggono i giornali (specialmente i giovani e non importa in che percentuale, troppi), altre ancora di più non leggono affatto (anche in questo caso troppi, con zero libri al mese in attivo, e per di più romanzi), dovendosi così affidare a quello che dicono amici e conoscenti: non ci frega la mancanza di diploma, ci fregano la paura insieme alla creduloneria, siamo (tutti) facili da ammansire, facili da aizzare, con più punti deboli che punti di forza. I media ci piegano, ma scappando dai media cadiamo nel “telefono senza filo” un gioco che i bambini dovrebbero tornare a fare, per capire di persona che non si deve mai ascoltare solo una campana.

In un periodo scivoloso come era il 1934, in un periodo scivoloso come è il nostro odierno, in cui chiunque avesse od abbia in mano un mezzo di comunicazione forte (il libro di allora è la TV di oggi) ha potenzialità di triplicare fanatici e seguaci, avere bene in mente il passato fa bene.

Quanto è bello essere italiani, anche se secondo alcuni politici del Parlamento Europeo siamo i più retrogradi.

Ben venga la libertà retrograda.

La capacità di pensare e di essere critici, senza essere chiusi nel Giardino dorato di facebook.

Nella gabbietta di Titty il canarino giallo.

Di Martina Cecco foto Recanatesi