“L’ho detto e lo ripeto: ho sbagliato a fidarmi di MoVimento 5 Stelle Senato e se legge sulle  # unionicivili diventerà una schifezza sono pronta a togliere firma ed a lasciare la politica.” Sono queste le parole utilizzate da Monica Cirinnà, la quale ha annunciato di fatto il rinvio del suo decreto che portava alla creazione di riunioni civili e alla possibilità per le coppie gay di sposarsi e adottare figli. Una decisione che è maturata, come detto da lei stessa, dopo il rifiuto in merito da parte del MoVimento di adottare il “Canguro”. Questo  è  un  procedimento  che  aveva  come  scopo  quello  di  annullare  oltre 6mila emendamenti presentati, numero poi sceso a 500. Di Maio, Di Battista e gli altri esponenti del M5S avevano preferito far sì che si svolgesse un normale dibattito in aula, una  decisione  inaccettabile  per  Monica  Cirinnà.  Questa  ha  poi  dichiarato  su Facebook:  “Siamo  tutti  d’accordo  sul  rispetto  delle  procedure  democratiche.  Ma  è sbagliato dire che non si baratta la democrazia con i diritti: la democrazia, senza diritti, è una forma vuota, e la politica senza coraggio non vale nulla”.

Discussioni a parte, gli uomini di Grillo e di Casaleggio sono stati presentati al pubblico italiano come gli unici difensori della famiglia tradizionale.  Eppure nulla era stato fatto da questi che ostacolasse il riconoscimento giuridico delle coppie gay: la loro unica obiezione,  come  riportato  qui  sopra,  è  stata  quella  di  non  usare  il  sistema del “Canguro”.  Un  ruolo  importante  lo  ha  giocato  la  Chiesa  cattolica,  che  nelle  ultime settimane aveva cercato il dialogo con l’unica forza politica alternativa al Partito Democratico capace di bloccare il processo legislativo. Appare difficile, a differenza di molte speculazioni giornalistiche, che ci sia stata una vera influenza papale sulle decisioni prese dal M5S. Lo stesso Partito Democratico non ha fatto a meno di notare la numerosa partecipazione di persone al Family Day del 30 gennaio scorso.11058181_662441100564494_2811911133290232464_o

L’unica scelta, a fronte di pesanti contraccolpi elettorali, era utilizzare il sistema del “Canguro” e in caso di fallimento di questo attribuire la responsabilità a un nemico comodo per il governo e per il Partito Democratico, ovvero il M5S.  Una decisione tattica che ha portato questo, favorevole alle unioni civili, a dilagare presso nuove fasce di elettorato. Venendo presentato come forza conservatrice, questi otterranno nel breve periodo consensi da persone che sino a pochi giorni fa difficilmente potevano votarli.

Il grande sconfitto sul DdL Cirinnà resta comunque il centrodestra. Angelino Alfano e il Nuovo Centrodestra non hanno paventato alcuna crisi di governo, una scelta disastrosa se si pensa al fatto che gran parte del loro elettorato si basa sui cattolici. Neanche da parte di Forza Italia vi è stata una netta volontà di opporsi alle Unioni Civili e, anzi, da parte loro c’era stata un’ambigua volontà di votare a favore. Stessa cosa ha riguardato sia la Lega Nord che Fratelli d’Italia – quest’ultima in particolare si è presentata agli occhi dell’elettorato come una forza politica piena di contraddizioni sul concetto di famiglia.

I 5 Stelle, in conclusione, sono stati l’unica forza politica capace di vincere su questa legge. Da una parte mostrandosi a favore dei diritti per le coppie gay con le loro affermazioni, dall’altra venendo presentati dal Partito Democratico e dalla stampa come unica forza politica a favore della famiglia tradizionale. Nei fatti la realizzazione del detto: “La botte piena e la moglie ubriaca”.

di Michele Soliani

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