Milan, grossi guai a China Town

Inter e Milan, ovvero le due sponde opposte della città meneghina, non sono mai state così vicine, accomunate da inchieste e dibattiti sulle reali o presunte situazioni finanziarie. Se Atene piange, insomma, Sparta non ride. La nuova proprietà nerazzurra, dopo le spese sostenute nel mercato in entrata del 2017, ha deciso di chiudere i cordoni della borsa e di operare il cosiddetto mercato di idee, lasciando una scia di malcontento nella tifoseria. I conti però sembrano in regola, e la Beneamata può osservare tranquilla le mille ombre che si addensano sui cugini rossoneri. Tanti, troppi, i dubbi sorti negli ultimi tempi in merito alla società del diavolo, a cominciare dall’articolo del New York Times riguardante il presidente Li. Nel novembre scorso il famoso giornale statunitense parlava di Yonghong Li come di una figura evanescente, un uomo sconosciuto anche in patria e dalle molteplici controversie finanziarie. Un fratello ed il padre sarebbero detenuti per truffa dal 2004, mentre altri membri della famiglia sarebbero addirittura latitanti. La famosa miniera di fosfati, fulcro dell’inchiesta del Times, non sarebbe neanche di proprietà della famiglia Li ed il presidente non avrebbe mai fatto la sua comparsa in nessuna lista degli uomini più ricchi della Cina, pur avendo un patrimonio stimato di 504 milioni di euro.
Parole pesanti insomma, che hanno funto da apripista ai successivi guai in casa Milan. Un mese dopo l’articolo del Times la UEFA ha respinto la richiesta del Milan per il voluntary agreement. Il patto tra società e UEFA, a differenza del settlement agreement, non è di carattere punitivo e prevede la volontà della società stessa di appianare il debito. La UEFA, in cambio, permette lo sforamento temporaneo dei limiti del Fair Play Finanziario, finché il tasso di crescita della società non consenta un bilancio sano ed autosostenibile. Nel caso del Milan le garanzie offerte sono state ritenute insufficienti, e a pesare è stata soprattutto la presunta impossibilità del presidente di risolvere il debito contratto col Fondo Elliott. Yonghong Li, per poter acquistare il Milan, avrebbe richiesto un prestito di 303 milioni di euro presso il noto fondo americano, da restituire entro ottobre 2018. Per quella data il debito arriverebbe a circa 363 milioni, e in caso di mancata restituzione Elliott diverrebbe il nuovo proprietario del Milan, pronto a vendere di nuovo la società per ricavarne il profitto maggiore possibile. Il club rossonero sta tuttora cercando dei partner per rifinanziare il debito, allungando il termine di scadenza di almeno cinque anni.
Come non bastasse, l’Ansa rende noto che la Guardia di Finanza di Milano avrebbe presentato alla Procura una relazione riguardante “tre segnalazioni di operazioni sospette”, segnalate dalla Banca d’Italia in merito alla cessione della società del capoluogo lombardo. Segnalazioni di questo tipo avvengono in caso di sospetto riciclaggio, e se è vero che al momento non è stata aperta nessuna inchiesta qualcosa sembra timidamente muoversi in tale direzione. Ad avallare tali ambiguità concorrerebbe anche il sospetto sul valore “gonfiato” della società durante la cessione. Vari economisti internazionali valutano il pacchetto Milan in 450 milioni circa, debiti inclusi. Il prezzo pagato da Li, circa 740 milioni, appare quindi esagerato e proprio da questa discrepanza potrebbero essere partiti i primi dubbi.
La situazione, insomma, è un po’ più complessa del previsto, e ci si chiede quale sia il futuro del club. Le prime risposte probabilmente non arriveranno prima di ottobre, data di scadenza del prestito, mentre permane lo spettro dell’esclusione dalle coppe europee, più per le possibili indagini della Procura che per l’esclusione dal voluntary agreement. Per il Milan sarebbe una vera catastrofe, contando gli introiti totali derivanti dalle coppe, ma in attesa di tutto ciò al presidente Li resta una sola via da perseguire. Il mercato cinese, la nuova America calcisticamente parlando, è ancora territorio di conquista ed in attesa dei risultati sul campo il Milan dovrebbe dare il via ad una massiccia campagna propagandistica, che faccia innamorare i cinesi puntando sul glorioso passato del club. Il Milan appare al dodicesimo posto in una recente classifica in merito alle squadre che guadagnano maggiormente dalle sponsorizzazioni, grazie al marchio Fly Emirates e ai suoi 14,5 milioni a stagione. Il Real Madrid, con lo stesso sponsor, si piazza al primo posto con 70 milioni. Si può e si deve, quindi, decisamente fare meglio.