Da Lili Elbe a Gesù: così Netflix punta a diventare leader del cinema gay friendly

La piattaforma cinematografica americana Netflix sta rapidamente scalando le classifiche delle visualizzazioni puntando anche a diverse fasce di pubblico: ultima ma solo in ordine temporale, la comunità LGBT.

Non a caso, infatti, il colosso americano della cinematografia ha caricato sui propri server diverse pellicole gay friendly, tra cui il recentissimo Elisa e Marcela, di produzione spagnola, Below Her Mouth, prodotto da sole donne, oppure il pluri-premiato The Danish Girl.

Elisa e Marcela tratta la storia del primo matrimonio omosessuale in Spagna: nel 1901, infatti, accadde che Elisa Sanchez Loriga e Marcela Gracia Ibeas riuscirono a convolare a nozze ricorrendo al travestimento di Elisa, che per l’occasione si truccò e si vestì da uomo, consentendo così la celebrazione con rito cattolico. Il film ha avuto un risalto mediatico non indifferente, tanto da essere stato in corsa per il prestigioso Orso d’oro del Festival di Berlino. Peccato che, a distanza di mesi, le recensioni del pubblico siano fortemente negative, con punteggi non di certo elevati nei maggiori aggregatori di recensioni.

Peggio è andata a Below Her Mouth, storia di due donne che – pur essendo molto diverse – si innamorano: le protagoniste sono Jasmine, editrice di moda di successo che convive a Toronto col fidanzato, e Dallas, una riparatrice di tetti separata di recente. Dopo essersi incontrate in un’uscita casuale, Jasmine inizia a provare una vera e propria infatuazione, sfociando in poi in una relazione sessuale molto accesa, anche nel film. Proprio per la grande quantità di scene a sfondo sessuale, il film è stato stroncato dalla critica: “Uno sforzo innegabilmente ardente che offre molto calore nelle sue scene di sesso, pur essendo significativamente breve in termini drammatici. Il film dovrebbe andare bene nel formato home-video, che offre il vantaggio dell’avanzamento veloce” scrive Frank Scheck sull’Hollywood Reporter e il suo parere sembra essere non differente da quello del pubblico, visto che il film non ha avuto il successo sperato.

Caso diverso per Danish Girl, dove Eddie Redmayne interpreta Lili Elbe, la prima persona ad aver subito un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Il film venne infatti insignito del Premio Oscar per la Miglior attrice non protagonista, ricevuto da Alicia Vikander per aver interpretato la moglie di Elbe, ma anche la risposta del pubblico fu importante. Probabilmente, nel caso di Danish Girl, a una tematica importante come la storia della prima persona transgender è stata affiancata anche una qualità realizzativa, data da una buona regia, una sceneggiatura intelligente e l’abilità recitativa dei protagonisti, doti evidentemente meno presenti in altri film dove l’intento è solo quello di “primeggiare” per la tematica.

Da notare che i film sono produzioni dei più disparati paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, India, Australia, Canada…segno che quello del coming out è un tema diventato molto di moda nel corso degli ultimi anni, anche per una volontà di combattere i pregiudizi legati al tema.

I problemi per Netflix però sorgono sulle serie tv di propria produzione: la sezione brasiliana di Netflix ha infatti prodotto e distribuito una sitcom nella quale Gesù viene rappresentato come omosessuale. Nonostante le grandi proteste della comunità cattolica non solo brasiliana – e nonostante una petizione lanciata dalle associazioni ProLife per bloccare la diffusione – la Corte suprema dello stato governato da Jair Bolsonaro ha stabilito che non è stato violato il rispetto della religione cattolica, asserendo che della semplice satira umoristica non possa mettere in discussione i valori della fede religiosa cristiana.

Decisione giusta o sbagliata che sia, non si può certo negare che anche su questo punto Netflix abbia saputo ottenere esattamente ciò che voleva: visibilità e pubblicità per i propri prodotti e una rivalutazione positiva della sua immagine agli occhi della comunità omosessuale internazionale.

Riccardo Ficara Pigini