Covid & Co.: la patetica sceneggiata del furgonetto da gelataio

Per certo, questo governo di guappi e di sciantose deve possedere uno sceneggiatore: non so dirvi se sia lo stesso delle ‘sceneggiate’ di Mario Merola, tuttavia il livello culturale e, soprattutto, lo Stimmung parrebbe lo stesso.

Le sceneggiature sono tutte molto simili tra loro: partono dal presupposto che il target, ovvero il pubblico, sia di età compresa tra i quattro e i sei anni oppure abbia ritardi cognitivi importanti. Insomma: un pubblico di idioti. Ad uso e consumo di questi sessanta milioni di ritardati, la premiata ditta Culagna & Soci organizza, quotidianamente, pregevoli messe in scena, tese ad orientare ora qui ora là i sentimenti popolari: un giorno va in onda la pièce intitolata “Tranquilli: ce la faremo!”, il giorno dopo il cupo melodramma “Si muor come le mosche!”, il tutto intervallato da lugubri litanie ad opera dei più luttuosi mezzibusti televisivi o dagli insulsi cinguettii di soubrettes prestate all’informazione.

E gli Italiani, ogni giorno, trangugiano questa sbobba indigeribile, quasi fosse ambrosia: ingollano gran sorsate di farse à la napolitaine, e, alla fine, schioccano la lingua, con un’espressione estatica, quasi a dire: ce ne sarebbe ancora, prego? Che dire? Evidentemente ce li meritiamo i guitti della pandemia: a quanto pare, essi rappresentano lo spirito nazionale e incarnano la civiltà italica.

Si ha un bel dire che è tutta una congrega, che sta in piedi appoggiandosi uno all’altro, ma che, prima o poi, cascheranno giù, come merita chiunque salga e non valga: questi prosperano, pontificano, comandano. Sono ignoranti, ridicoli, volgari, marginali, caricaturali: insomma, sono dei poveracci, eppure comandano. E comandano come mai nessuno ha comandato: extra legem, senza vincoli, senza che persona abbia il coraggio di sussurrare loro anche un semplicissimo “vaffanculo!”. Io li osservo, attonito: ricordo, confronto, giudico e sono sempre più attonito.

Perché siamo davvero di fronte a una sceneggiatura degna di Mario Merola. Come giudichereste, altrimenti, l’arrivo al Brennero di uno squallido furgonetto da gelatai, carico di un numero risibile di vaccini, destinati a guarire l’orbe moribondo? Perché non in aereo? Perché non in silenzio e, soprattutto, perché così pochi? Peana e canti di giubilo hanno salutato il miserando furgone Mercedes: i Carabinieri, sempre più coinvolti in questo genere di operazioni, lo hanno scortato fino a Roma, neanche trasportasse “The Cure” per i mutanti della Marvel. (Ah, piuttosto, ecco da chi hanno copiato la disgustosa messa in scena: da un film degli X-Men!)

Perché? Tutto l’operato dei Culagna Bros è un unico enorme perché: sembra costruito per rappresentare agli Italiani una realtà di cartapesta, per indurli a credere di vivere in un universo parallelo. Questa del furgone con i vaccini, ad esempio, è veramente inspiegabile: suona tutto falso come il princisbecco, il Brennero, i Caramba, il viaggio in autostrada, il comportamento da spy story di terz’ordine. Sembra un mondo partorito dalle sinapsi di uno come Casalino: sapete, quelli che pensano che i poveri puzzino? Che bisogno c’era di mettere in piedi tutta questa commediola? Bastava caricare i cassoni refrigerati su di un aereo, nemmeno tanto grosso e farlo atterrare a Ciampino: zitti, rapidi ed efficienti. Invece si è scelto di essere rumorosi, lenti ed inefficienti.

Lo ripeto: perché? E’ impossibile che dietro a questo pasticcio non ci sia qualcos’altro: non sono mai stato un complottista, ma, adesso, cedo all’evidenza. Noi Italiani siamo diventati un po’scarsetti, ma non è possibile che siamo i peggiori in tutto, sempre e comunque. Dietro a questa sceneggiatura non c’è un mediocre scrittore partenopeo: c’è un genio votato al male. C’è una pianificazione dello schifo, una progettazione del disastro.

Ciò detto, rimane la domanda di sempre: quella cui nessuno risponderà. Perché?

Marco Cimmino