Il PSG come i Galacticos dei primi anni 2000: la storia si può ripetere?

Dopo l’ufficialità di Lionel Messi al Paris Saint-Germain, molti hanno accreditato il potente club francese come il principale indiziato alla vittoria della Champions League 2021-2022, anche in virtù dell’incredibile numero di campioni che ripeteranno sui propri social “Ici c’est Paris” per quest’anno.

In questa singola sessione di calciomercato, infatti, i parigini hanno presentato ben 6 acquisti che sono tutti top player nei propri ruoli: Messi non ha bisogno di presentazioni, Donnarumma è stato di recente premiato come miglior giocatore degli Europei vinti dall’Italia di cui ha difeso i pali, Sergio Ramos è stato il perno della difesa del Real Madrid che ha conquistato quattro delle ultime otto edizioni della Champions, Wijnaldum a centrocampo è stato fondamentale per i successi del Liverpool di Klopp mentre i tifosi interisti non avranno ancora dimenticato le sgroppate di Achraf Hakimi sulla fascia. Nome più in sordina, ma non meno importante per gli equilibri di squadra, Danilo Pereira, mediano proveniente dal Porto.

Una campagna acquisti che a molti ha ricordato i fasti dei Galacticos, ovvero il soprannome affibbiato dai giornalisti al Real Madrid della prima era di Florentino Perez alla guida del club più vincente della storia del calcio, riprendendo un aggettivo già assegnato alla stessa squadra ai tempi di Di Stéfano, quando il Real riuscì a vincere consecutivamente le prime cinque edizioni della Coppa dei Campioni. Il soprannome derivava dalla grandissima quantità di giocatori dall’infinito talento schierati contemporaneamente dai fortunati allenatori dei Blancos, tra cui Del Bosque, Queiroz, Camacho e Luxemburgo.

Se magari il primo nome è conosciuto ai più, anche grazie ai successi con la nazionale spagnola, gli altri potrebbero risultare più sconosciuti ai palati meno abituati a deliziarsi di storie calcistiche: tutto ciò non deve sorprendere, poiché – nonostante la presenza di campioni assoluti in squadra – il Real di Pérez conquistò appena due campionati di Spagna, due supercoppe di Spagna, una Champions League, una supercoppa UEFA e una coppa intercontinentale. 7 trofei in 6 anni, spendendo circa 300 milioni di euro di soli cartellini.

Prima di andare a vedere le analogie tra questo Paris e quel Real, è doveroso però rimarcare alcune differenze. Intanto Pérez programmò di effettuare un acquisto monstre all’anno, andando a rafforzare progressivamente la squadra: arrivarono così Figo nel 2000, Zidane nel 2001, Ronaldo nel 2002, Beckham nel 2003, Owen nel 2004 e Sergio Ramos nel 2005. Il Paris, invece, da anni acquista i migliori giocatori sulla piazza ma non aveva mai affrontato, tranne nei primi anni di presidenza qatariota, una campagna così imponente come questa, con ben 5 acquisti top in una sola sessione.

In secondo luogo, il Real prelevava a peso d’oro i giocatori dalle proprie squadre, mentre il Paris si è mosso in maniera più intelligente – merito anche dell’ex milanista Leonardo – andando a prendere tante occasioni a costo zero, come Donnarumma, Wijnaldum, Ramos e lo stesso Messi, sfruttando le grandi difficoltà economiche delle spagnole o qualche frazione tra procuratori, calciatori e club. Ovviamente, i grandi investimenti si sono poi riversati negli ingaggi, tanto che secondo alcuni calcoli il presidente Al Khelaifi sborserà 400 milioni di euro di soli stipendi in quest’anno.

Riportate queste due importanti differenze, non si può non notare una smania di portare la squadra sul tetto del mondo, tanto per il Real dei Galacticos quanto per questo PSG, anche se l’aspetto sportivo non sempre va di pari passo con la forza sulla carta della squadra. Il tutto sommato povero palmarès del Real tra il 2000 e il 2006 certifica proprio la mancanza di una certezza dell’assioma “giocatori forti = vittorie”, ma non sono stati i soli. Basti pensare al Manchester City dell’era Guardioliana, mai vincente nella massima competizione continentale nonostante siano stati spesi più di 700 milioni per accontentare le richieste del grande tecnico spagnolo.

Il PSG viene da una stagione che definire disastrosa è davvero riduttivo: dopo aver cacciato in malo modo il tecnico Thomas Tuchel, poi laureatosi campione d’Europa col Chelsea, i transalpini hanno vinto solo la Coppa di Francia e la Supercoppa francese, arrivando secondi in campionato dietro al modesto – dal punto di vista economico – Lilla e arrendendosi in semifinale di Champions col City. Ora Mauricio Pochettino dovrà guidare, secondo tutti i pronostici, la squadra alla vittoria di tutto, centrando il traguardo del sextete già raggiunto da Barcellona e Bayern Monaco: campionato, Coppa, Champions, Supercoppa nazionale, Supercoppa UEFA e Mondiale per club. Basterà l’infinita mole di campioni oppure, ancora una volta, il calcio ricorderà di essere uno sport di squadra, in cui l’amalgama e la coesione d’intenti conta più di ingaggi milionari e di tante “figurine” messe insieme? Al campo la sentenza.

Riccardo Ficara Pigini

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Laureato in Scienze Storiche e Giornalista pubblicista dal 2021. Collabora col Secolo Trentino dal 2014, occupandosi di cultura, società e politica.