Editoriali

 Addio agli influencer? Gli italiani malinconici non sopportano più Vip, manager, pagliacci

Malinconici e spaventati. Così il nuovo rapporto del CENSIS descrive gli italiani. Ma, soprattutto, rassegnati. Evidentemente l’esperimento sociale degli arresti domiciliari di massa per Covid hanno avuto gli effetti sperati dagli oligarchi che stanno distruggendo l’Italia. Dopodiché il CENSIS, che fa parte di questo sistema di controllo, può anche giocare con le parole e definire “post populismo” la nuova spirale in cui è finito il Paese.

D’altronde gli italiani hanno buone ragioni per essere malinconici e spaventati. “Crescono paure nuove: ormai l’84,5% degli italiani, in particolare i giovani e i laureati, ritiene che anche eventi geograficamente lontani possano cambiare le loro vite; il 61% teme che possa scoppiare la Terza guerra mondiale, il 59% la bomba atomica, il 58% che l’Italia stessa entri in guerra”. Paure che nascono dall’inesistenza di una politica estera italiana e quando sei solo un fedele servo, subisci gli effetti delle decisioni altrui senza poter costruire il tuo futuro. E non va meglio sul fronte economico. Anche in questo caso le politiche inesistenti o dannose e l’incapacità dei ceti dirigenti privati rappresentano un mix che non genera ottimismo.

Il 70% degli italiani pensa che il proprio tenore di vita peggiorerà mentre gli atlantisti usano i soldi italiani per la guerra di Biden e Zelensky. E quasi 6 milioni di italiani sono ormai scesi sotto la soglia della povertà assoluta. Ma Crosetto ha altro a cui pensare.

Ma ciò che è più interessante è la reazione di un popolo che è troppo vigliacco per scendere in piazza e che preferisce chiudersi in casa. Come ordinato dai gestori dell’emergenza Covid. Dunque l’Italia conquista il primato europeo di giovani che non studiano e non lavorano: una garanzia per il futuro..

Una tentazione alla passività che si riscontra nel 54,1% degli italiani. Ma, nel complesso, 4 su 5 “non hanno voglia di fare sacrifici per cambiare”: l’83,2% non vuole più sacrificarsi per seguire gli influencer, l’81,5% per vestire alla moda, il 70,5% per acquistare prodotti di prestigio, ed è attorno al 60% la percentuale di chi non smania per sentirsi più giovane o attraente. Si frena anche al lavoro: al 36,4% non interessa più sacrificarsi per far carriera o guadagnare di più.

Dati che dovrebbero far riflettere gli oligarchi. Perché se più di un terzo dei lavoratori se ne frega dell’azienda, qualche problema sul fronte della qualità e della produttività potrebbe emergere. E se gli osannati influencer diventano insopportabili, crolla tutto il mondo falso ed ipocrita costruito intorno a loro. Ma gli italiani malinconici non tollerano più il gap indecente tra i manager ed i lavoratori, le buonuscite milionarie di chi viene premiato per aver distrutto le aziende e licenziato i lavoratori, le ostentazioni di jet privati, auto di lusso ed appartamenti milionari di influencer privi di competenze.

Un cambiamento radicale di mentalità. E la politica non offre, al momento, alcuna risposta. Forse perché spiazzata dalla novità. Come è spiazzato il mondo dei corpi intermedi. Tutti abituati alla comodità della retorica buonista, dell’impegno altrui, dell’invidia sociale che si trasformava non in rabbia ma in omologazione ed imitazione farlocca. Se il CENSIS avesse ragione, tutto il teatrino della politica italiana e dei sedicenti Vip potrebbe crollare nei prossimi mesi. Gli oligarchi sperano che la passività prosegua. Senza troppi scossoni. Sull’altare della giustizia sociale si sacrificheranno i Fedez, si eliminerà qualche programma spazzatura, si ridimensioneranno le comparsate di pagliacci e affini trasformati in guru culturali. E tutto continuerà come prima. Come insegnava il Gattopardo.

Riguardo l'autore

augustograndi

Augusto Grandi, giornalista professionista. Corrispondente del Sole 24 Ore. Premio St.Vincent di giornalismo nel 1997.

Ha pubblicato libri di saggistica e di narrativa. Tra i primi "Sistema Torino", "Sistema Piemonte", "Lassù i primi, la montagna che vince" (Premio Acqui Ambiente), "Eroi e cialtroni, 150 anni di controstoria", "Il Grigiocrate Mario Monti". Per la narrativa "Un galeone tra i monti", "Baci e bastonate" (premio Anguillarino), "Razz, politici d’azzardo".

È membro della giuria del premio Acqui Storia.

Secolo Trentino