“Cresce la Lega, male FdI”. Cosa resterà del Centrodestra dopo Mario Draghi?

Cresce la Lega, male FdI, PD e M5S“. Con questa semplice didascalia, la Lega lancia una grafica sulla sua pagina Facebook, mostrando i risultati dell’ultimo sondaggio condotto da IndexResearch e rilanciato dalla trasmissione Piazza Pulita. Secondo l’indagine, il Carroccio sarebbe il primo partito col 24,5%, seguito dal PD al 19,3%, poi Fratelli d’Italia al 16,2%, il Movimento 5 Stelle al 14,6% e Forza Italia al 7%. Dietro gli altri partiti, trainati da Azione di Carlo Calenda ferma al 4%.

Un post come tanti se ne sono visti, soprattutto da parte dei partiti di Centrodestra a dire il vero, mostrando il proprio indice di per rinfrancare lo spirito dei propri sostenitori. Quello che è diverso, stavolta, sta nella didascalia. “Male FdI“, da parte della Lega, suona molto come una crepa in quella che dovrebbe essere la solidissima alleanza della Destra italiana. Crepa ancor più grande se si considera che il partito di Giorgia Meloni viene equiparato con disinvoltura al PD e al M5S, quasi fosse organico a questi due soggetti.

Tralasciando il fatto che il “male” sarebbe un mero -0,3% registrato negli ultimi nove giorni, viene da chiedersi perché la Lega abbia posto così tanta attenzione proprio sugli alleati della coalizione. Per questo non bisogna dimenticare le acredini del passato: Silvio Berlusconi ebbe non pochi problemi a formare la coalizione del Centrodestra nel 1994, quando tra la Lega di Umberto Bossi e Alleanza Nazionale, guidata da Gianfranco Fini, non correva certo buon sangue. AN infatti ripudiava la retorica federalista e separatista della Lega, Bossi aveva più volte dichiarato di non volersi mai alleare coi “fascisti”, sia per un suo retaggio giovanile interno alla Sinistra, sia per l’impronta nazionalista e centralista che l’MSI prima e AN poi ebbero.

Solo la coalizione “a geometrie miste”, con l’alleanza FI-Lega al Nord e FI-AN al Sud, riuscì a sbrigliare la situazione, permettendo a Berlusconi di trionfare alle elezioni politiche. Negli anni successivi, le tensioni andarono prima aumentando – portando anche alla caduta del Governo nel dicembre 1994 – e poi affievolendosi notevolmente, soprattutto con la lunga stagione dei Governi Berlusconi II e Berlusconi III, con la Lega divenuta ormai parte integrante della famiglia del Centrodestra.

Le tensioni, ora, sembrano essersi acuite dopo i momenti nevralgici della formazione del Governo Draghi: la Lega e Forza Italia rappresentano infatti il Centrodestra nell’ampia maggioranza a sostegno dell’ex-Presidente della BCE, Fratelli d’Italia cerca invece di capitalizzare il fatto di essere l’unico partito d’opposizione, oltre ai dissidenti del Movimento 5 Stelle. Una spaccatura inevitabile, date le diverse sensibilità presenti nella coalizione.

Se però Forza Italia non ha minimamente criticato l’atteggiamento della Meloni in questa fase, Matteo Salvini a più riprese ha pungolato la Meloni. Già a inizio febbraio, Salvini aveva dichiarato, parlando dell’ingresso della Lega nel Governo: “Per noi prima viene l’interesse del Paese. Se dovessi fare l’interesse del partito, starei fuori ad assistere a quel che succede…ma intanto le aziende chiudono e ci sono famiglie in difficoltà“.

Nei giorni successivi, Salvini si ritrovò con Berlusconi per delineare la strategia e al termine dell’incontro dichiarò: “Come Lega e come Centrodestra, rinnoviamo la disponibilità a dar vita al nuovo Governo“. Il tutto mentre la Meloni non aveva partecipato all’incontro, avendo già dichiarato di non voler entrare in maggioranza. “Trovo strano, se non frutto di un errore di interpretazione della stampa, che Salvini possa essersi espresso a nome di tutto il Centrodestra nei rapporti con Draghi, visto che FdI non voterà la fiducia e farà un’opposizione patriottica in Parlamento” ha ribattuto la Meloni, evidenziando il dubbio sull’uso del termine Centrodestra per riferirsi alla coppia FI-Lega.

Dopo altre piccole scaramucce – “Salvini? Non lo capisco” della Meloni, oppure “La Meloni non deve isolarsi, serve responsabilità” di Salvini – le acque sembravano essersi calmate, ma ora ecco la grafica, messa addirittura in evidenza sulla pagina nazionale della Lega, dove FdI va “male”.

Certo, se i dati del sondaggio fossero confermati, sarebbe anche da dire che rispetto alle Europee del 2019 si può registrare un -10% per la Lega e un +10% di FdI, segno evidente di un “cambio” nelle preferenze dell’elettorato di Destra. Che Salvini voglia ingraziarsi sempre di più l’elettorato centrista è chiaro, per cui l’attacco – indiretto – a FdI in quest’ottica può avere una motivazione.

Altra motivazione può essere il fatto che la maggioranza sembra propendere in maniera sempre più convinta a una nuova legge elettorale di impianto proporzionale: nel momento in cui non esistono coalizioni, non ha senso difendere altri partiti all’infuori del proprio, arrivando poi a formare delle coalizioni post-voto in cui ognuno può incidere in base ai voti presi dai cittadini.

Tuttavia, tra pochi mesi dovranno essere decisi i candidati delle amministrative: Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli sono solo alcune delle città al voto, dove la coalizione necessita della più totale compattezza per avere speranze di vittoria, visto che lì l’elezione del Sindaco non è post-voto ma è diretta. Pensare di correre ancora una volta divisi alle amministrative, vuol dire rinunciare al più grande appuntamento elettorale da qui alle prossime politiche. E, nei fatti, significa rinunciare al Centrodestra.

Riccardo Ficara Pigini

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Laureato in Scienze Storiche e Giornalista pubblicista dal 2021. Collabora col Secolo Trentino dal 2014, occupandosi di cultura, società e politica.