Politica locale

Il Centro Sociale Bruno infiamma il dibattito politico a Trento

Il CSA Bruno rientra prepotentemente al centro del dibattito politico dopo anni di silenzio. Basta infatti un’interrogazione discussa nella giornata di ieri dal Consigliere Moranduzzo per coinvolgere nel dibattito maggioranza e opposizione.

Il Consigliere della Lega nella giornata di ieri ha chiesto se la Giunta intende procedere allo sgombero dell’immobile abusivamente occupato e conosciuto come Centro Sociale Bruno, per la messa in pristino della struttura di proprietà della Provincia, che potrebbe ospitare al caldo e al sicuro durante l’inverno i senzatetto che ne facciano richiesta.

Tonina ha risposto ricordando che la proprietà è di Patrimonio del Trentino che ha comunicato alla Giunta che fino a poco tempo fa l’immobile era stato assegnato al Centro sociale Bruno, il contratto di comodato è scaduto e quindi la società, dopo aver chiesto senza riscontro agli occupanti di liberare il caseggiato, si è mossa inviando una segnalazione alle autorità e alle forze dell’ordine per rientrarne in possesso. La scelta di come utilizzarlo verrà fatta successivamente.

Un’interrogazione così scomoda da coinvolgere la Consigliera Coppola che sul CSA Bruno ha affermato: “Il Centro sociale Bruno dal 2006 ha sviluppato un’enorme mole di attività a beneficio della società civile. Durante il lockdown gli attivisti si sono adoperati a sostenere le persone in difficoltà organizzando la distribuzione dei pacchi alimentari. All’interno del Centro si trovano la ciclofficina dove si riparano le biciclette, la scuola di italiano, lo sportello legale, una sala cinematografica. Si creano iniziative culturali.

L’ impegno di tanti giovani volontari e volontarie che negli anni hanno interagito con la città di Trento e non solo, diventando un luogo di incontro solidale, accogliente e creativo, unendo l’ ambito culturale con quello sociale, dovrebbe essere sostenuto e valorizzato dall’ ente pubblico. Auspico che non si proceda come al solito cercando di annullare questa realtà positiva e costruttiva che ha affrontato negli anni con serietà temi cruciali e svolto un’ azione sociale spesso anche in sostituzione dell’ ente pubblico”.

Ma anche all’interno della stessa maggioranza sono emerse critiche sul futuro dell’immobile con la Consigliere Rossato che ha ribadito che a differenza di altri Consiglieri: “Non ho mai parlato di rifugio per senzatetto… Avessero letto bene le mie dichiarazioni, avrebbero appreso la volontà della sottoscritta di destinare l’immobile sgomberato a progetti di primo approdo per donne vittime di violenza, genitori separati o per nostri concittadini in emergenza abitativa a seguito magari di sfratti esecutivi”.

“Il Bruno – che ricordiamo era un edificio in completo stato di abbandono e recuperato a nostre spese – non ospita soltanto delle persone che in questo momento altrimenti si troverebbero per strada, ma ha una scuola di italiano, uno sportello curriculum, uno inerente al diritto all’abitare e uno di orientamento legale che aprono settimanalmente. Progetti che hanno vita e respiro in maniera totalmente autonoma e autorganizzata, non sufficienti sicuramente davanti ai bisogni con cui si trovano a fare i conti, ma che funzionano e operano da anni senza l’ausilio di alcun fondo pubblico”, hanno affermato invece quelli del CSA Bruno.

Secolo Trentino